25/10/2007

Il mondo del lavoro

Domande, scritte da un blogger in un blog.

Per chi e per che cosa lavoriamo?

Perché ci sentiamo umiliati, anziché nobilitati, dal lavoro?

Quali lavori dovremmo desiderare?

Come ci fa sentire, non poterci fidare più delle persone? corollario: Può un venditore di aspirapolvere essere nostro amico?

Risposta, scritta da una lettrice/un lettore nello stesso blog.

L’alternativa a vendere aspirapolveri è fare lavori di ufficio che svolti con dignità ti garantiscono la pagnotta. Gli uffici non sono i luoghi peggiori del mondo ma neanche i migliori, siamo sinceri! Sembra triste da dire e a volte lo è (il mio primo contratto era in un call center, ho una certa esperienza sul tema lavoro).
A quali lavori dovremmo aspirare? A quelli per i quali ci sentiamo portati che ovviamente sono diversi da quelli che ci garantiscono la pagnotta. Siamo uno strano paese!. C’è chi è contento di fare il commercialista e chi come me pur avendone i titoli è fuggita molti anni fa dal più noto studio della propria città (va bene, poi le cose non sonno cambiate molto ma allora non lo sapevo) e vive una dicotomia professionale difficile da spiegare.
La colpa è prima di tutto di noi stessi. A differenza della cultura americana cresciamo insicuri e timorosi di allontanarci da casa per realizzare i sogni accumulando ritardi e scelte sbagliate che hanno un prezzo. Della politica (non è un luogo comune) incapace di garantire un’economia in crescita almeno ogni tanto. E’ vero che i sogni son desideri ma se non ci sono opportunità e se abbiamo un mercato del lavoro a livello di Grecia e Portogallo con il Sud Italia ormai abbandonato a se stesso è più facile che i sogni siano frustrazioni. E la colpa è soprattutto della scuola e dell’università. Non valorizzano o riconoscono i talenti. Non aiuta (la scuola) nella scelta universitaria. Mettono a tacere le voci fuori dal coro perché bisogna sapere a memoria la data di nascita di Leopardi. Poi cosa volesse dire Leopardi dalla sua buia casetta di Recanati non importa ad alcuno. Non si preoccupano del linguaggio. Il Ministro dell’Istruzione in un talk show giovanilista è riuscito a non usare un congiuntivo che sia uno.

Infine come ci sente a non potersi fidare. Diffidenti, ci si sente. Isolati. Tendenti all’alienazione. Dialoganti tra blog.

di annarita | 25/10/2007
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