Walter Veltroni guiderà il Partito Democratico, lo ha detto dalla Sala Gialla del Lingotto di Torino su una scenografia che richiama il suo essere soprattutto un cittadino tra cittadini seppur primo. Niente ritiro in Africa, per ora. La critica letteraria richiede una notevole dose di cattiveria che l’esame di Stato e il tesserino dell’Ordine non garantiscono. Tornati dalle vacanze abbiamo trovato in libreria La scoperta dell’alba (Rizzoli), primo romanzo di Walter Veltroni: leader politico, sindaco di Roma, organizzatore di festival cinematografici, notti bianche e conferenze interculturali.
La politica mi interessa quanto basta, preferisco la Letteratura e Veltroni è anche scrittore.
L’articolo che leggerete è stato pubblicato qualche mese fa sul mensile “Il Mucchio” per il suo nuovo libro. Non l’ho scritto io però mi sembra un modo ironico di commentare questa notizia che sta riempiendo troppo le pagine dei giornali. Poi in politica come in tutto vinca il migliore, noi abbiamo altro da fare.
Buona lettura.
I critici, pur consapevoli dei rischi, non hanno esitato a stroncare le avventure dell’archivista Giovanni Astengo alla ricerca del padre scomparso negli anni di piombo, attraverso tutto il repertorio del politicamente corretto, della spiritualità e della poeticità dell’alba.
Questi i severi giudizi dei principali giornali italiani.
Marchetta d’autore. “breve e intenso”, “mano delicata”, “felice capacità di raccontare” sono le perle del florilegio composto da Dacia Maraini, antica frequentatrice di salotti editoriali, per il Corsera del 28 agosto.
Marchetta da Vigàta. la lenzuolata di Andrea Camilleri sull’Unità (6 settembre) è addirittura imbarazzante. Sentite qua: “La massa dell’argomento drammatico di questo racconto è alleggerita dal fiore di una scrittura ‘lieve’, elegante senza volerlo parere, una scrittura che continuamente si sorveglia e vigila per non lasciarsi andare a sovratoni o a sbalzi sopra, o sotto, le righe”, e via sproloquiando. Marchetta noir. Giancarlo De Cataldo sul Messaggero (30 agosto) si consuma le papille: “Gli oscuri eroi del romanzo Veltroni li ha incontrati nella sua vita professionale. Qualcosa della loro ribollente umanità deve essergli rimasta dentro…”
Marchetta istituzionale. La Stampa di Torino parla di “gioiosa macchina da scrivere”. Grazie Walter, che ci rendi felici.
Marchette femminili. Il settimanale Grazia ha pubblicato in anteprima un capitolo del romanzo e il settimanale Anna risponde con un’intervista di Maria Latella al Sindaco nella quale si parla di “malinconia produttiva”, nel suo caso è anche “malinconia sorridente”, e “veltroniana inventiva” che lo rende “multitask” fin da ragazzino.
Marchetta al culatello. Veltroni confessa alla Gazzetta di Parma di aver tenuto a lungo il romanzo nel cassetto per non influenzare la campagna elettorale, invita tutti gli scrittori dilettanti a provarci (aiuto!) e elegge romanzo preferito, guarda un po’, Il giovane Holden.
Marchetta barbarica. Daria Bignardi, la ex demoproletaria sempre pronta a correre in soccorso del vincitore, lecca platealmente il culo al sindaco scrittore su Vanity Fair del 14 settembre: “a me Veltroni sembra una persona che ha scelto di essere buona”. E aggiunge: “Mi sembra una gran cosa scegliere di essere buoni…Molti fanno fatica a esserlo perché essere cinici, ironici e graffianti è sempre stato più cool”. Come se i cinici non facessero finta di essere buoni. Ma vaffancool.
La migliore marchetta. Copertina sul Venerdì di Repubblica e intervista di Concita De Gregorio che così descrive il libro: “Non è dunque nulla di quel che si mormorava alla vigilia – un giallo, un noir, un thriller psicologico, un romanzo sugli anni di piombo, un racconto metafisico o forse onirico, una confessione autobiografica – ed è invece naturalmente, come sempre quando si tratta di Veltroni, un poco di tutto questo insieme”. Altro che Joyce.
Chi l’ha scritto? Risponde Camilla Baresani sul Magazine del Corriere: il romanzo di Veltroni l’ha scritto Veltroni, dice lei.