Il problema di Carrie nonostante le apparenze è il romanticismo. Esterno notte, cerca un taxi, ha appena piovuto, New York sembra bellissima, come lei. Si ferma una macchina scura bagnata di pioggia. E’ Mr Big conosciuto poco prima in un locale esclusivo, la invita a salire, le chiede dove abiti, di cosa ti occupi, che ci fai qui. Ho una rubrica sul New York Star, Il sesso e la città, risponde lei. Sto indagando. Le donne fanno sesso come gli uomini secondo te? Il problema è che non ti sei mai innamorata, dice lui. Intanto sono arrivati a casa di lei e uno dei due è innamorato, forse entrambi ma lo scopriremo alla sesta serie dopo un’infinità di orgasmi, vestiti firmati, tacchi alti anche quindici centimetri, tradimenti e altri orgasmi. In America era il 1998, la chirurgia plastica e le riviste patinate non ci avevano ancora reso eterne giovinette in cerca della forma perfettamente asciugata e modellata. Una borsa era una borsa e non un investimento. Gli uomini non erano in crisi per colpa della parte femminile del mondo e le donne non erano questa specie di virago ci-penso-io che agisce venti ore su ventiquattro per poi crollare senza essere riuscita a lavarsi i capelli o cambiarsi lo smalto alle unghie dei piedi. Ieri ubriaca di caffè non riuscivo a crollare e ho rivisto la prima puntata di Sex and the City. Temevo mi deludesse, mi sbagliavo. E’ sempre emozionante vedere Carrie che entra nel locale e risponde al saluto dello sconosciuto Mr Big. Torna a casa, guarda in camera e parla con gli spettatori. Poi lecca il cucchiaio del gelato mentre scrive al computer. E va a dormire, da sola.
Per i nostalgici: www.hbo.com/city