Al Festival di Cannes si divertono a sfilare su un tappeto rosso vestiti da sera anche di mattina, vanno alle feste degli stilisti dove si mangia finger food, molto sushi, servito da camerieri depilati e seminudi, vanno alle feste sugli yacht e le donne cercano di opporsi alla regola ‘a bordo senza scarpe’ perché, si sa, i tacchi fanno effetto. Per beneficenza vendono il contatto con le labbra di George Clooney a 350.000 dollari. Lui, quando ha baciato l’acquirente, bellissima, aveva l’aria un po’ infastidita. Sarà timido.
Tra una tartina e l’altra si esprimono sullo stato dell’arte propria e altrui. Quentin Tarantino, un Maestro, ha approfittato di Cannes per confessare che i registi italiani fanno schifo e il cinema italiano è un disastro: “Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali. Parlano solo di adolescenti, di coppie, di genitori in crisi, di vacanze per minorati (Ndr: forse si riferisce a Le chiavi di casa di Gianni Amelio o alla serie Vacanze di Natale, un po’ cafone, no?). Ho amato così tanto il cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta e alcuni film degli Ottanta. Nanni Moretti porta energia ma l’Italia non è più quel che era. Potrei fare liste di registi che mi piacciono provenienti da molti Paesi ma dall’Italia no.” (Fonte: TV Sorrisi e Canzoni)
Il Tg1, infastidito da questo giudizio perentorio e, siamo d’accordo, un po’ semplicistico, ha coinvolto nella polemica il famoso critico Tullio Kezich che consiglia a Tarantino i lavori di Ermanno Olmi e dei fratelli Taviani, dubita delle sue competenze in materia italica, “chissà quali film ha visto”, e sotto sotto vorrebbe invitarlo a farsi i fatti suoi. Maurizio Cabona, sulle pagine del Giornale, da’ la migliore interpretazione: Tarantino critica la serialità cinematografica italiana perché non è uguale alla serialità che piace a lui, una miscela non sempre avvincente di azione e horror in stile B movies degli anni Settanta.
Dicevamo del Tg1. Se avessi cambiato canale dopo l’intervista a Kezich non avrei avuto dubbi: tra l’autorevole critico in tshirt e maglione e il regista americano griffato e pazzoide avrei creduto al primo. Viva il cinema italiano, viva la cultura! Non ho cambiato canale. Il servizio seguente era di stretta attualità: Vincenzo Mollica intervista Leonardo Pieraccioni. Mollica, notoriamente incalzante, gli chiede di parlare del suo nuovo film e Pieraccioni risponde, non contribuendo a dirimere la controversia con Tarantino, anzi. La trama: una bellissima ragazza sposa un fruttivendolo, poi fa un calendario. Una curiosità: la bellissima ragazza proviene da quella incredibile fucina di talenti che è il Grande Fratello. Ecco. Prescindendo dalla orribile tuta firmata che Tarantino aveva sul tappeto rosso. Dalla necessità di promuovere il suo nuovo film in uscita da noi dopo il flop americano, che potrebbe aver agevolato certe dichiarazioni. Dal feticismo, i piedi nel nuovo film godono di molti primi piani e sembra che siano decisivi per l’assegnazione delle parti, le attrici devono fare i provini con Tarantino in infradito. Prescindendo da questi atteggiamenti divistici, e dalla simpatia di Pieraccioni che però a sua volte prescinde dalla qualità cinematografica, devo dire che qualche dubbio sullo stato dell’arte mi è tornato.