23/05/2007

Quando si dice il melting pot

Ho incontrato un’amica, per privacy Elle, sulla navetta che ci ha sbarcati dall’aereo, senza saperlo eravamo sullo stesso volo. La giornata era stata necessaria ma stancante: una cosa tipo sveglia alle 5, aereo, taxi, un impegno molto delicato, un po’ di relax a casa e poi di nuovo in aeroporto. Ecco. Lì sono crollata. Prima però ho fatto il check-in, mangiato una barretta ai mirtilli (le adoro!) e finito di leggere Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, libro del quale parleremo. Seduta al gate, avevo appena iniziato Infedele di Ayaan Hirsi Ali ma non è colpa sua, ho deciso di non oppormi alla stanchezza. Che l’Alitalia partisse pure senza di me. Non sapevo se ce l’avrei fatta, al momento opportuno, ad alzarmi per l’imbarco. Ovviamente, al momento opportuno, la mia parte semiaddormentata sulla sedia di plastica del gate ha avuto la peggio sulla parte attiva. Sono partita. Dicevamo. Incontro Elle sulla navetta, è quasi mezzanotte, le propongo di prendere lo stesso taxi. Nell’attesa e nel percorso aeroporto/città scopriamo di avere molte conoscenze in comune e parliamo del posto dove lavoriamo, del più e del meno, come si fa tra napoletane ‘emigrate’. Ecco il punto: confesso che siamo napoletane. Elle ha ancora l’accento napoletano, il mio dicono si sia smussato, non è voluto e sto progettando corsi dialettali per ricostituire una parlata consona alla terra natìa. Non dimenticate questo particolare: la mia amica sembra, e lo è, napoletana, io lo sono ma potrei non sembrarlo.
Elle scende ad una fermata del tram, sto spiegando al tassista dove abito quando lui fa alcune considerazioni: “A me questi napoletani che vengono qui a vincere i concorsi mi stanno un po’ sulle … La sua amica mi ha fatto confondere, non capivo dove dovesse scendere. A me questi napoletani che vincono i concorsi… Io sono laureato e non l’ho vinto il concorso…” A quel punto gli rivelo la mia identità meridionale e gli consiglio di tacere (detto con molta più educazione di così). Salutandolo l’ho sentito dire ad un interlocutore immaginario: “Si vede che non ho studiato abbastanza. Non l’ho vinto il concorso.”
E’ sempre colpa dei napoletani, no?

Ndr: una caratteristica dei napoletani è l’autoironia. Non ho scritto queste righe per deridere il tassista, anzi, in un mercato del lavoro come quello italiano è una lotta tra deboli. E dentro ci metto tutti. E capisco, in parte, queste posizioni.

 

di annarita | 23/05/2007
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