01/12/2008

Immagini e parole

E’ con grande piacere che ogni tanto vedo il grande Andrea De Carlo. Sono passati anni (dieci?) da quella volta all’Istituto italiano di Studi Filosofici di Napoli. Ricordo ancora come ero vestita, cosa gli dissi, da quanti giorni mi preparavo all’incontro e come andò. Invitato a Fotografica 08 http://www.canon.it/For%5FHome/fotografica/ davanti a un pubblico caldo in contrasto con la pioggia/neve esterne, è bellissimo sedersi per terra e superare i formalismi soprattutto quando si ha a che fare con le parole e le immagini, ha detto: “La letteratura prende spunto dal linguaggio cinematografico”. Ecco perchè credo nei booktrailer. Ci vediamo lunedì 8 dicembre alla Fiera della piccola e media editoria di Roma per il pomeriggio cine-letterario Parlami di Booktrailer (ore 14). Roberto Arduini et moi commenteranno i video con la crème della crème: Lidia Ravera, Paolo Bianchi, Francesco Forlani, Mario Desiati, Monica Mazzitelli, Marco Malvaldi, Domenico Moretti, Daniela Bricca, Saverio Simonelli, Nino D’Attis, Antonello Schioppa, Leonardo Luccone, Raffaela Buso. E molti booktrailer.

 

di annarita at 07:00:00 Commenta:

29/11/2008

Lezione di scrittura: per comunicare un’emozione non bisogna essere emozionati

Un mio grande maestro letterario, e non solo per le esperienze e le origini che ci uniscono, è Raffaele La Capria. Lo adoro. Leggete.


Alessandro Piperno: Volevo togliermi una curiosità: nel racconto del bambino e del canarino che fai in La neve del Vesuvio c’è una riflessione che mi sembra influenzata da Sartre, da quel libro che si chiamava Les mots (Le parole), e anche u intitoli il tuo racconto Le parole…


Raffaele La Capria
: E’ un caso. La verità è che io da quel racconto ho tratto una mia idea dello scrivere, che si trova anche in Guappo e altri animali. Cioè che lo scrivere significa comunicare attraverso le parole un’emozione. Ed è proprio quello che il bambino si chiede quando va a casa e dice “Mamma, un canarino s’è posato sulla mia spalla!”. E mentre lo dice pensa: in realtà che ho detto? Niente di quell’emozione che ho avuto quando il canarino si è posato sulla mia spalla, niente è in quella mia frase. E allora come faccio a dirlo a mia mamma nella maniera giusta, in modo che anche lei provi la mia stessa emozione? Tutto il rimuginio di lui come futuro scrittore viene spiegato così: che per comunicare un’emozione, non bisogna essere emozionati. Bisogna cercare di ricreare quell’emozione tramite una strategia fredda, ma sempre con il ricordo caldissimo dell’emozione provata. Quindi le cose sono due: fredda e calda. “Il poeta è un fingitore / che finge così completamente / da fingere che è dolore / il dolore che davvero sente”.


Dall’introduzione del nuovo libro di Raffaele La Capria , la raccolta di saggi e narrazioni Chiamiamolo Candido (L’ancora del mediterraneo), via Corriere della Sera.
 

 

 

 

 

di annarita at 12:50:00 2 Commenti

27/11/2008

Quello che è successo a Mumbai/2 Non ci toglieranno la voglia di viaggiare (settecentesimo post)

Il terrorismo punta a colpire il turismo, l’unione feconda dei popoli. Ecco un articolo sul viaggiare che fuori contesto (originariamente impaginato insieme ad un pezzo su un libro appunto di viaggi), in questo contesto, ha forse ancora più senso. L’autore, che ho avuto il piacere di conoscere che adoro e che non legge i blog, sarebbe d’accordo. Nel SETTECENTESIMO post avrei voluto parlare d’altro ma la scrittura non può ignorare cosa accade nel mondo. E l’articolo di Giuseppe Conte, con passaggi bellissimi e ricordi di gioventù, ci regala almeno un po’ di leggerezza.

Da Il Giornale

Viaggiare, sì viaggiare

di Giuseppe Conte


Pensate ai protagonisti dei primi grandi romanzi europei che hanno salutato l’origine della società borghese in cui ancora oggi viviamo. Don Chisciotte, nel romanzo di Cervantes, Robinson Crusoe, in quello di Defoe, Gulliver in quello di Jonathan Swift. Cosa sarebbe stato di loro se a un certo punto della loro esistenza non si fossero messi in viaggio per le strade della Mancia o sugli oceani, spinti dai loro sogni, dai loro deliri, dalle loro necessità, dai loro desideri di vedere e capire il mondo? Semplicemente non sarebbero esistiti. Non sarebbero mai usciti così come li conosciamo dalla fantasia dei loro autori, e non avrebbero mai scaldato con le loro avventure le fantasie di tante generazioni.


Per avere una storia, per essere protagonisti, almeno della propria vita, bisogna viaggiare. Certo, il partire da casa per andare a cercare se stessi porta spesso a incontrare miraggi, difficoltà, pericoli, naufragi. Ma vuol dire alla fine raggiungere una maggiore pienezza di esperienza e una più vasta conoscenza di sé e delle cose. Vuol dire imparare ad affrontare il cammino e a superare ostacoli e scogli, a contare sulle proprie forze e la propria immaginazione, ad aprire gli occhi su realtà lontane e sconosciute, a rispettare quello che è diverso da sé, talvolta ad amarlo. So bene che oggi per moltissimi viaggiare è fare semplicemente i turisti, intruppati e sballottati in giro per il mondo da venditori di pacchetti tutto incluso. Ma anche in questa forma impoverita il viaggiare conserva un inconscio residuo della ricerca delle isole dell’Eden, dell’inseguimento di un sogno, uno degli ultimi rimasti alle masse del mondo globalizzato.


Dopo aver fantasticato a lungo sugli atlanti, i primi libri che ho amato, a otto anni chiesi e ottenni come premio per la promozione in terza elementare un viaggio. Fui portato a Genova, un viaggio breve, ma di incalcolabile valore per me, quasi una iniziazione. A sedici anni, l’estate del ’62, partii da solo per l’Inghilterra, attraversai la Svizzera e la Francia, mi fermai a Parigi, poi a Londra e infine abitai presso una famiglia nel Somerset. Fu l’evento capitale della mia adolescenza. Scopersi tutto, il fascino ambiguo delle metropoli, la differenza tra l’Europa mediterranea e quella del Nord, altre architetture, una campagna dal verde diverso, nuovi costumi sociali, nuovi amici, nuovi cibi, le sigarette, il ballo, il sesso. A settembre, vi giuro, tornai malvolentieri in Liguria. Ai miei padroni di casa lasciai in regalo un fascicoletto che conteneva il diario umoristico, che tenni in inglese, di quei mesi di fuoco. Così anche la mia vocazione a fare lo scrittore si era manifestata, anche se in forme che poi cambiarono e di molto. Capirete dunque quanto devo a quel viaggio, cui ne seguì una serie lunghissima e mai interrotta.


Partire, avere un bagaglio leggero, lasciarsi alle spalle la monotonia dei giorni, andare alla scoperta di qualcosa che non sappiamo neppure bene cos’è, muoverci per il piacere di muoverci, come quando nuotiamo in mare e puntiamo verso l’orizzonte. Per me, ancora oggi, non c’è niente di più bello. Forse non si potrà mai arrivare nel paese che, in quella poesia fatata dal titolo Invito al viaggio, ci fa intravedere Baudelaire: «Là tutto è ordine e bellezza/ lusso, calma, e voluttà». Ma si potrà seguire la rotta verso la propria Itaca come tanti Ulisse, ricordandoci, come ci suggerisce nei suoi versi e nella sua saggezza Konstantinos Kavafis, che non è raggiungere Itaca che conta, alla fine, ma il viaggio che essa ci ha spinto a compiere, il cammino di una vita in movimento, che sappia godere di anche piccoli, insidiati momenti felici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte www.ilgiornale.it

  

 

di annarita at 07:01:00 Commenta:

27/11/2008

Quello che è successo a Mumbai/1 Non abbiamo paura

Di fronte agli attentati terroristici di questi anni o dei Settanta italiani non ho mai capito, forse non c’è niente da capire, cosa credano di ottenere eliminando grattacieli, mettendo bombe nelle metropolitane, incendiando alberghi e pub, ammazzando chiunque non sia come loro (ma loro chi?). Tra le fotografie che documentano l’assalto a Mumbai c’è l’immagine di un bambino: due o tre anni, seminudo gronda sangue in braccio ad un militare che gli tiene una minuscola maschera dell’ossigeno sul viso escoriato. I terroristi pensano davvero di farci paura? Che permetteremo loro (ma loro chi?) di aggredire vilmente, uccidere, toccare i bambini senza reagire?

 

di annarita at 07:00:00 Commenta:

26/11/2008

Crisi economica vs consumismo

Non so dalle vostre parti. Qui, dove lo shopping è qualcosa da prendere molto sul serio, i negozi semivuoti sono più di quelli affollati. Se non fosse per le luminarie e le temperature piacevolmente fresche, anzi fredde, non sembrerebbe di stare a meno di un mese dal Natale. Il consumismo è una delle cause della stessa crisi economica, della crisi dei valori, della crisi dei giovani, dell’impoverimento e non va bene, lo sappiamo, ma così è troppo. Limitiamo il numero di pacchetti e ricominciamo a riempire le strade. Oggi mi sento così.

 

di annarita at 07:00:00 Commenta:

25/11/2008

Si parla di Parlami di Booktrailer

In Affaritaliani nell’articolo di Isabella Borghese che ringrazio molto. Sarebbe divertente raccontare il dietro le quinte dell’intervista con Isabella a Roma, Roberto Arduini a Roma in partenza per Parigi et moi a Milano in un periodo denso nel quale sto dicendo più no che sì e non è da me. La parte che mi piace di più. Isabella chiede quale sarà il futuro dei libri dopo averli scritti, letti, sceneggiati, performati, studiati, illustrati, riprodotti nei booktrailer... Roberto risponde “viverli dall’interno” che non è molto diverso dal mio “scrivere libri sempre migliori e leggerli con empatia” e non c’eravamo messi d’accordo. In tempi di crisi torneranno di moda la lettura e la narrazione.

http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/booktrailer-la-nuova-frontiera-marketing-libro241108.html

 

 

E in Napoliontheroad che per me ha molti significati. Ringrazio il Direttore Mario Pagano, il Vice Direttore Fiorella Franchini e l’editore Giovanni Musella. Quante ne abbiamo viste!

 

http://www.napoliontheroad.it/brigantibooktrailer.htm

 

di annarita at 07:00:00 Commenta:

24/11/2008

Recensioni che verranno/2 Antonio Ortuño

Per scrivere di un libro non si dovrebbe parlare di sé. Ci sono casi nei quali il recensore, pur con pudore e rispetto del mestiere, sembra che racconti il romanzo di un altro ma racconta sé stesso. Si mette a nudo. E per un carattere riservato non è facile. Ecco in ANTEPRIMA ASSOLUTA la recensione di Antonio Ortuño Risorse umane (Neri Pozza) che uscirà sul Mucchio.

 

 

Nelle aziende le persone sono definite risorse umane eppure il grado di umanità è minimo. Ortuño, messicano classe ’76 giornalista e editor, in uno dei migliori romanzi della stagione racconta con realistica spietatezza lo spietato mondo del lavoro e con esso la società postmoderna che idolatra carriera, successo, soldi e soprattutto oggetti per comprare e sfoggiare i quali servono soldi e successo. Gabriel Lynch è impiegato di seconda fila in una ditta di grafica e stampa. Consumato dall’ambizione sceglie come nemico Costantino colpevole di provenire da un’ottima famiglia che per eliminare le derive non manageriali del rampollo lo sistema nell’ufficio di Gabriel. Direttamente al vertice. Nella società postmoderna chiunque può procurarsi il manuale del guerrigliero e utilizzarlo contro il capo. Seguono bombe, sparatorie, tranelli. L’unico a trarne vantaggio è il protagonista, un frustrato che arriva nel cubicolo ai piani alti con pianta finta e segretaria disponibile passando letteralmente sopra i colleghi. Stermina travet ma aspira ad esserne il numero uno.

 

Inizia così. “Questa è la storia del mio odio. Altri avranno dovuto lottare contro tirannidi, abbattere imperi, passare per le armi addirittura principi, come se sparassero ai conigli. Altri avranno dovuto combattere contro regni che governavano sulla vita di milioni di persone. Io, che sono un vigliacco a tutti gli effetti, mi ribello solo contro la società anonima che regola la mia. Come vogliono i tempi meschini in cui viviamo, l’unica cosa contro cui mi ribello è una vita da travet che mi schiacci del tutto. O che mi faccia a pezzi più di quanto non abbia già fatto.”

 

di annarita at 07:00:00 Commenta: