A Milano, in zona Magenta, c’è la Libreria dello spettacolo, frequentata da attori e da molti studenti. La titolare, in un’intervista, ha detto qualcosa che mi ha illuminato: “dieci anni fa le famiglie spingevano i figli a scegliere mestieri tradizionali, ora è diverso, hanno capito l’importanza di studiare materie artistiche”.
Dieci anni fa sono nate le mie due anime. Analizzando il ‘passato’ chi non agirebbe meglio, più concentrato sugli obiettivi? Una grande passione puoi ignorarla, nasconderla sotto il tappeto di un’esistenza cosiddetta normale (timbrare il cartellino – fare la spesa – andare in palestra – qualche svago). Oppure scegliere di conviverci.
Tullio Avoledo è legale di una banca del Nord Est e convive, felicemente, con la doppia personalità di scrittore-lavoratore: “beh, felicemente è una parola grossa. Diciamo che è un condominio, e come tutti i condomini comporta problemi di convivenza. Come quando l’autore Avoledo viene invitato a presentare il suo ultimo libro da qualche parte, e il dipendente bancario deve ricordargli che ha finito i giorni di ferie. Per non dire di quando, alla fine di una riunione di lavoro, i presenti mi si avvicinano pregandomi di non riportare nel mio prossimo libro una qualche loro uscita infelice. Cosa che peraltro non farei mai: la realtà, come si dice, supera spesso la fantasia, e certe cose che ho visto e udito nel corso delle mie numerose e variegate esperienze lavorative verrebbero giudicate troppo incredibili e «romanzesche»” (fonte: www.ilgiornale.it del 15 marzo 2007).
Non voglio ovviamente paragonarmi a lui, autore molto venduto, ma lo sento vicino per la passione letteraria, l’incredulità che suscita un bancario-romanziere, ritenuto da molti addetti ai lavori un ossimoro, e il sospetto che dedicarsi alle parole possa danneggiare la professione più che andare a giocare a calcetto (la scrittura non è un hobby ma, nei casi migliori, non crea danni, anzi).
Avoledo sostiene che avere poco tempo per creare non sia uno svantaggio e fa l’esempio di Chuck Palahniuk: non ha dubbi che la prosa di “quando lavorava come meccanico in una fabbrica di camion, e spesso non riusciva a scrivere più di un paragrafo al giorno” sia migliore di quella da romanziere di successo.
Avere molti interessi professionali, diversi tra loro, aiuta a tenere i piedi per terra, a non sbronzarsi se ti dicono che sei brava e a non finire in una clinica se non ti pubblicano un pezzo o scrivi qualcosa che riceve poca considerazione. Certo, a volte si va a dormire all’una di notte, si rifiutano inviti perché la scrittura richiede una certa disciplina, si inseguono sogni che rischiano di essere illusori.
La FAQ per gli autori-lavoratori è: “come trovi il tempo di scrivere?”. Avoledo dichiara di farlo “con l’acqua alla gola, in treno, nei fine settimana”. Io rispondo sfoggiando occhiaie color computer, che non mi stanno così male.
Ndr: queste considerazioni prendono spunto dagli articoli di Paolo Bianchi Da 27 anni qui tutto quanto fa spettacolo (Il Giornale, cronaca di Milano, dell’1 marzo 2007) e SCRIVO O LAVORO? Pubblicare romanzi è un hobby da ricchi (Il Giornale del 15 marzo 2007), oltre che dalle parole di Tullio Avoledo. E sono state riversate su carta con le pupille dilatate, scusate eventuali refusi.