AA.VV., Periferie, Editori Laterza, Euro 9, pp.117 (a cura di Stefania Scateni)
Tutti ricordiamo le banlieues parigine che bruciavano e i discorsi, talvolta qualunquisti, dei politici sulla possibilità che i disordini si estendessero al nostro Paese. Una giornalista dell’Unità, Stefania Scateni, decise allora di andare a vedere cosa sono diventate le periferie italiane: ghetti per immigrati, come sembrerebbe in Francia, o qualcos’altro? Lo ha fatto inviando ai margini urbani scrittori e artisti. Il libro raccoglie i loro taccuini di viaggio, testuali e visivi. Giornalisticamente sarebbe stato meglio se gli scrittori e gli artisti avessero scoperto luoghi destinati a soccombere per immigrazione e degrado, se avessero lanciato un allarme che avrebbe avuto grande eco sui media. C’è ovviamente la periferia abbandonata, pur con qualche segnale positivo, di Tor Fiscale (Roma, Beppe Sebaste e Laura Palmieri) ma troviamo anche una sorprendente inversione dei ruoli: la zona limitrofa al centro che rischia di diventare periferia (Torino, Silvio Bernelli e Botto&Bruno) o lo è gia diventata prolungandosi nell’Asse Mediano, una statale dove si può girare per ore incontrando sempre la stessa periferia (Napoli, Giuseppe Montesano e il Gruppo Underworld). C’è lo sguardo di chi è emigrato e torna per un periodo di convalescenza nel luogo natio (Bari, Nicola