Nick Hornby, Una vita da lettore, Guanda, Euro 15,50, pp. 280
Stuff I’ve been reading (Cose che ho letto) è la rubrica sui libri acquistati e letti che Hornby cura per l’ultrasnob mensile americano The Believer edito da Dave Eggers, dalla moglie, scrittrice anch’essa, Vendela Vida e dal loro cenacolo intellettuale à la page. Una vita da lettore è la raccolta di questi articoli, un’opera tra il saggio e il memoir, narrativa più che critica letteraria con una scrittura ironica e divertita che ricorda Alta fedeltà.
L’autore, lettore appassionato e inguaribile egocentrico, parte con la seguente dichiarazione: “I libri, ammettiamolo, sono meglio di qualunque altra cosa.” Essendo un ragazzaccio sarà sufficiente una partita dell’Arsenal o i concerti della band Marah, per la quale nutre una specie di ossessione, a fargli rivelare che sì, leggere è divertente, ma è più bello bere birra vedendo una partita o ascoltando musica rock.
Nel volume troverete lo sfoggio di cultura che ci si aspetterebbe da uno scrittore di successo: Salinger, Dickens, Dostoevskij, Èechov, Joyce, Voltaire, Vonnegut sono alcuni dei grandi nomi recensiti. Ciò che rende il libro divertente è la commistione “alto basso”. Nella sua biblioteca c’è posto per la chick lit di Melissa Bank, i grandi thrilleristi Dennis Lehane e Michael Connelly, gli esordienti Julie Orringer e Joshua Ferris e per sua sorella Gill, autrice di un saggio su Jane Austen, e suo cognato, il vendutissimo Robert Harris.
Le pagine più autentiche, oltre quelle sul calcio e sui Marah, parlano di autismo. Se Haddon qualche anno fa ci convinse che un giovane affetto dalla sindrome di Asperger può risolvere un misterioso omicidio, Hornby, padre di un ragazzino autistico, spiega tutto con un’immagine: fa freddo e piove, un uomo, lui, guarda fuori dalla finestra e vede un bambino di dieci anni, suo figlio, che salta nudo e giocondo sulla pedana elastica.
Un libro utile per capire la letteratura in lingua inglese: peccato che nessun italiano sia stato ritenuto degno di essere recensito. Abbiamo chiesto a Hornby e aspettiamo spiegazioni.