Regalare un libro, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è difficilissimo, occorre conoscere bene la persona che lo riceverà. Tuttavia alcuni libri, anche se non dovessero corrispondere al gusto del destinatario, saranno comunque graditi e, forse, faranno scoprire autori “nuovi” nel senso di “non ancora letti”.
Quella che segue è la prima parte di un elenco, ovviamente incompleto, in ordine alfabetico e senza distinzione tra classici e romanzi che forse lo diventeranno, di libri che sarebbe bello possedere. Usatelo per i regali di Natale o per voi stessi, quando avete voglia di chiudere il cellulare, mangiare velocemente e mettervi a letto, a leggere. In compagnia viene ancora meglio.
Paolo Bianchi, La cura dei sogni, (Salani), pp. 236, Euro 12,50
Un triangolo sentimentale, Andrea Eugenia e Simone, in un godibile affresco sui trentenni di oggi che traggono forza, e al contempo debolezza, dall’inseguire sogni talvolta illusori. Sullo sfondo troviamo una Milano riconoscibilissima nei suoi aspetti artistici, Brera, e glamour, il mondo degli aperitivi e della vita notturna, con incursioni nella Provincia, a Cuba e in Liguria.
Andrea fa il marchettaro ovvero va con le donne a pagamento. Se all’inizio era un modo per fuggire dal Sud e trovare fortuna a Milano sfruttando il suo bell’aspetto e il saperci fare, con il tempo è prevalsa la routine come per ogni altro lavoro: farà marchette finché non avrà abbastanza soldi per realizzare un sogno (che non sveliamo). Ci riuscirà? Eugenia è diversissima dalle clienti di Andrea: fa la restauratrice a Brera, è giovane, di buona famiglia e di una bellezza che tramortisce gli uomini con una pericolosa, e femminile, tendenza all’autolesionismo. In lei Andrea troverà molti soldi, nonostante provi affetto per questa donna così delicata, lei cadrà nella trappola ma insieme, dopo una crisi che la porterà a fare una “sciocchezza”, scopriranno nuovi e più adulti sogni con i quali nutrirsi. Simone è innamorato di Eugenia, lei è il suo sogno, lavorano insieme al restauro di una famosa opera d’arte, l’ama dal primo istante che l’ha vista e da allora non c’è istante che lui non provi, goffamente, a conquistarla. E’ timido, impacciato, meno bello e modaiolo di Andrea. Non diciamo se ce la farà con Eugenia ma possiamo anticipare che per sperimentare qualcosa di simile all’amore dovrà volare a Cuba. Desirè, collega di Eugenia e Simone, ogni tanto nel libro dice la sua. Tenetela d’occhio.
Lo so, direte che questa è la storia di una nevrosi, la cartella clinica di un'ostrica malata che però non riesce nemmeno a fabbricare la perla. Direte che se finora non mi hanno mangiato le formiche, di che mi lagno, perché vado chiacchierando? E' vero, e di mio ci aggiungo che questa è a dire parecchio una storia mediana e mediocre, che tutto sommato io non me la passo peggio di tanti altri che gonfiano e stanno zitti. Eppure proprio perché mediocre a me sembra che valeva la pena di raccontarla. Proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli studiosi, dagli storici sociologi economisti, entro un fenomeno, preciso ed etichettato. Cioè il miracolo italiano (da La vita agra).
Bianciardi si laurea in Filosofia alla Normale di Pisa e dopo un periodo di insegnamento diventa direttore della biblioteca comunale di Grosseto dove inventa il Blibiobus, un autobus carico di libri che gira tra la popolazione. Inizia a interessarsi della vita dei minatori nel grossetano, dei quali si occuperà in molti suoi scritti. Negli anni cinquanta, in pieno boom economico, si trasferisce a Milano per lavorare nella nascente casa editrice Feltrinelli dalla quale sarà licenziato per “scarso rendimento”. La vita agra (1962) è un ritratto per niente tenero, autentico come ogni autobiografia e scritto benissimo del mondo culturale dell’epoca: è la storia di un provinciale che trasferitosi a Milano per vendicare la morte di alcuni minatori si fa conquistare dalla stessa società che voleva distruggere. Il romanzo, contrariamente alle previsioni, ha molto successo e Bianciardi, che nella finzione narrativa sognava di far saltare con una bomba il “grattacielo di ferro e vetro” ovvero il “pirellone”, si trova conteso dai salotti letterari che rifuggiva e criticava. Troverà nelle traduzioni la dimensione ideale e rifiuterà una collaborazione al Corriere, non senza travagli interiori. Si tratta di un libro difficile che però va letto. Ultimamente l’autore è stato riscoperto, grazie anche alla determinazione dei figli, era un peccato fosse stato dimenticato.
Sophie Kinsella, I love shopping, Mondadori, pp. 295, Euro 8,40
Ricordate la scena di Pretty Woman con Richard Gere che porta Julia Roberts a fare shopping in un negozio di Rodeo Drive? Alla domanda del commesso se voglia spendere una cifra disinvolta o spudorata Richard risponde “spudorata”. Ecco, la bella e simpatica Becky Bloomwood, protagonista della vendutissima serie shopaholic, fa un uso spudorato della carta di credito. Chiedetele di comprare un litro di latte e tornerà con un nuovo paio di scarpe dal tacco altissimo. Non chiedetele di mostravi l’estratto della carta di credito e del conto corrente (un suggerimento: cercate sotto il letto, forse sono nascosti lì). Becky è malata di shopping, non riesce a controllarsi. Niente di male se avesse molti soldi e se non facesse la giornalista finanziaria. In questo primo libro la protagonista passa il tempo a spendere soldi che non ha e brucia il successo raggiunto dando consigli finanziari in tv quando si scopre che è quasi in bancarotta. Conosce ad una conferenza stampa il fascinoso Luke Brandon, che diventerà nei romanzi successivi suo marito e secondo indiscrezioni le darà un figlio nel libro che uscirà nel 2007, e invece di intervistarlo gli chiede un prestito per comprare una sciarpa di cachemire. La indosserà alla loro prima cena, se non ricordiamo male, e perdonateci l’entusiasmo per la piega romantica che prenderà la storia. I libri della Kinsella, che piaccia o no a chi ha la puzza sotto il naso, sono buona letteratura e vedrete che una volta scoperti li leggerete tutti.
Ian McEwan, Espiazione, Einaudi, pp. 381, Euro 18
Briony ha tredici anni, ama scrivere e ha molta (troppa visti gli sviluppi narrativi) fantasia. Siamo in Inghilterra e in Francia tra il 1935 e il 1940, la seconda guerra mondiale è vicina, fino all’epilogo nella Londra del 1999. La ragazzina passerà la vita cercando di realizzare un unico obiettivo: espiare una colpa. Ha assistito ad una violenza e crede di aver riconosciuto il responsabile facendo condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Troverà una quasi espiazione nella guerra, farà l’infermiera in un ospedale londinese senza però abbandonare le aspirazioni letterarie, e soprattutto nella carriera artistica, diventerà una scrittrice, ma non si libererà del peso dell'ingiustizia inferta a quell’innocente, alla propria sorella e a se stessa. Si tratta di un romanzo storico molto dettagliato, McEwan è noto per la precisione con la quale si documenta, ma anche di un libro sui rischi dell’essere un artista, che tende ad avere una visione delle cose distante dal reale, e nel contempo sul potere che ha l’arte, la scrittura in particolare, di salvarci.
Le polemiche non risparmiano i libri notevoli e McEwan è stato accusato di aver copiato le vicende di Briony dall’autobiografia No time for romance di Lucilla Andrews, nota scrittrice di romanzi rosa con un passato da crocerossina. L’autore ha risposto a questa accusa ricordando che ha sempre ammesso, anche in numerosi incontri pubblici, di aver utilizzato come fonte la Andrews: sua madre leggeva i romanzi dell’autrice e la sua autobiografia è stata utilizzata in Espiazione per ricostruire lo scenario degli anni di guerra. “Ispirazione sì, copiare no”, ha scritto McEwan sulla prima pagina del Guardian ricordando che per questo romanzo storico ha consultato molti testi ma soprattutto ha attinto, e reso omaggio, ai ricordi di suo padre, sopravvissuto al secondo conflitto mondiale ma ossessionato da esso al punto che non smetteva mai di parlarne. “Dimmi se te l’ho già raccontato”, diceva al figlio, il quale, forse mentendo, rispondeva “no, continua a raccontare”.