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“Mike è probabilmente il mio chitarrista jazz fusion preferito e l’ho ascoltato molte volte al 55 Bar. E’ un musicista profondamente raffinato. Posso percepire la passione che la sua musica trasmette da mente, cuore e anima. Sono molto contento di avere ascoltato la sua musica che ha avuto un impatto veramente positivo sulla mia vita.”
Questa dichiarazione di amore incondizionato, che non può che provenire da un anonimo fan, potrebbe sembrare esageratamente lusinghiera, e in parte lo è, ma Mike Stern è veramente un talento che live si esprime senza le briglie che impone registrare un disco.
Faccia acqua e sapone, nonostante la biografia lo faccia nascere nel 1953, americano di Boston con infanzia a Washington e studi al bostoniano Berkley College of Music, è noto agli appassionati per la collaborazione con Miles Davis e una fruttuosa carriera musicale.
La leggenda narra che Miles Davis assista ad un’esibizione di Stern nel periodo in cui prepara il ritorno sulla scena musicale, atteso dai media e dagli appassionati come un vero e proprio evento.
Siamo nel 1981 e dopo quell’esibizione Miles Davis offre a Stern un primo ingaggio, si esibiscono insieme per tre anni a New York, e nel 1985 lo vuole con sé in tour.
Altra collaborazione importante per Stern è quella con il sassofonista Bob Berg, con il quale nel 1989 fonda la Stern Berg Superband che dà vita ad un tour mondiale di successo.
Negli anni Novanta Stern si dedica ai dischi con una prolifica attività che lo vede spaziare dal jazz classico alla cosiddetta fusion di classe, vai a capire cos’è, suona con i più bravi musicisti della scena internazionale, conquista tre candidature ai Grammy, la terza delle quali per Voices (2001) in cui per la prima volta canta, sviluppa lo straordinario talento e il disco These Times (2004), il dodicesimo, con il quale debutta con la ECS Records, è considerato uno dei migliori della sua carriera.
Mike Stern alla chitarra si è esibito al Big Mama di Roma con Bob Franceschini al sax, Chris Minh Doky al basso e Lionel Cordew alla batteria, una band giovane e talentuosa, preoccupata di dimostrare che sono bravi con bacchette che volteggiano e lunghi interludi tipicamente jazz che ad una certa ora della sera fanno l’effetto del jazz.
L’esibizione, prevalentemente incentrata su These Times, ha permesso ai musicisti di esprimere lo spudorato talento con improvvisazioni jazzistiche notevoli e ensemble all’unisono, nonostante l’alto grado di non scritto.
Il talento più spudorato è Mike Stern, dalla chitarra produce suoni elettrici e delicati, appare, come molti geni, felicemente intriso della sua arte al punto da dimenticare il titolo di un brano e conquista tutti con sorriso e umiltà.
Discorso a parte per il Big Mama che, nonostante l’esperienza ventennale i duecento concerti l’anno e l’ambizione di rappresentare non soltanto un luogo dove ascoltare concerti ma un vero e proprio laboratorio musicale, tratta il pubblico, che tra biglietti tessere obbligatorie coche a quattro euro e cd spende anche settanta euro, come bestiame, con tutto il rispetto per il bestiame.
Durante l’esibizione di Stern il personale ha cercato di fare alzare due spettatori, rei di avere preso le sedie inutilizzate e di averle spostate dietro le ultime file di una sala non piena, “volete fare soffrire gli spettatori” è l’affermazione di uno dei due che il pubblico e Stern hanno udito.
L’altro spettatore è la sottoscritta.