Le cantine, si sa, sono i luoghi della musica.
In una cantina di Roma, narrano, è nata la band dei Velvet, risposta più rock che dandy ai bolognesi Vibrazioni, che da una cantina sono partiti alla conquista del mercato discografico confermando il successo delle boyband italiane con la differenza, rispetto all’estero, che le facce italiane si accompagnano a buone sonorità.
Si sa anche che dischi non se ne vendono, si fa incetta di canzoni in Internet scoprendo artisti altrimenti emarginati dai meccanismi televisivi, che prediligono le belle facce.
In controtendenza, i Velvet puntano al mercato discografico con un team che li segue da sempre e ne produce i dischi affidando la distribuzione alla potente Universal.
Circa trent’anni, aspetto giovane, jeans sdruciti d’ordinanza, atteggiamento alla mano, facce meno omologate di quanto appaiano nelle fotografie del loro sito.
Curriculum notevole, che fa venire in mente molti successi radiofonici come Boyband, ironico atto d’accusa alla discografia del terzo millennio, collaborazione pluriennale con MTV, ospitate televisive, dichiarano senza vergogna di essere andati alla prima puntata di Panariello, tre cd, Versomarte (2001) Cose comuni (2002) e Dieci motivi (2004), due sanremi ai quali sono sopravvissuti apparentemente indenni, esibizioni prestigiose, la prossima il 10 giugno a Imola in una manifestazione musicale sponsorizzata da una birra suoneranno prima di un certo Vasco Rossi.
Non musicisti improvvisati, come dimostra la presentazione in libreria del disco Dieci motivi in una nuova edizione con l’inserimento del sanremese Dovevo dirti molte cose.
Nonostante l’acustica, l’esibizione in libreria mostra buone sonorità e, dichiara il cantante chitarrista, stimola i Velvet a suonare in una dimensione soft diversa da quella consueta che non disdegna gli amplificatori.
Se Robert Plant, che con i Led Zeppelin ha influenzato e continua a influenzare la musica mondiale, auspica, in un’intervista di lancio del disco da solista, più attenzione nella canzoni ai temi sociali, i Velvet, con le dovute differenze, cantano Il mondo è fuori, ispirato alle immagini violente profuse dalla televisione nel periodo di scrittura di Dieci motivi.
Il vero tema della band, consueto contrappeso all’era del bombardamento mediatico, è l’incomunicabilità.
Dovevo dirti molte cose e Ti direi esprimono la contraddizione tra il bisogno di comunicare molte cose e l’indisponibilità dell’interlocutore, di sesso femminile, che forse quelle cose avrebbe voluto sentirsele dire prima.
Canzoni di facile presa sulle fresche adolescenti, che hanno affollato la libreria con i piercing al naso che credevo fuori moda, rese meno banali dal rock, rumore che fa bene alla musica.