16/03/2005

Rubrica

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Naomi Klein scrive il best seller “No Logo” e diventa leader del movimento no global, icona contro le icone.

Il marito Avi Lewis, giornalista canadese d’assalto, si fa conoscere in America partecipando, dalla parte del movimento pacifista, a cinquecento dibattiti della CBS.

Insieme, scrittura della Klein regia di Lewis coproduzione, hanno girato in Argentina il documentario “The Take” distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci e presentato a Roma nel Politecnico Fandango, cinema di qualità nascosto in un cortile profumato dai bistrot circostanti.

Il documentario narra l’occupazione da parte dei lavoratori delle fabbriche argentine abbandonate dai proprietari per dissesti finanziari.

Il motto “occupare resistere produrre” è tanto efficace quanto complesso in un Paese dove non ci sono soldi per far mangiare i figli.

Le facce dei lavoratori sono segnate dalla disoccupazione, Buenos Aires riluce di insegne come ogni metropoli ma è dominata da miseria, i bambini mangiano i rifiuti dei fast food, la polizia fa sgomberare le fabbriche occupate, lo scenario è quello di ogni Sud del mondo.

Lewis e la Klein sostengono tesi politiche più che economiche, esproprio proletario, abolizione della proprietà privata, potere alle masse, anche se le masse rischiano di diventare violente, sconfessione delle autorità costituite, disprezzo per i soldi, anche se la conferenza stampa sarà tenuta all’Hotel De Russie, non una bettola con tanto di rubinetti d’oro.

Tuttavia, quando si tratta di difendere il diritto al lavoro e a dar da mangiare ai propri figli siamo tutti d’accordo.

La politica economica argentina, senza entrare nel merito, è caratterizzata da indebitamento, povertà, disoccupazione, svalutazione monetaria, flessione delle attività produttive e, pur diffidando del potere alle masse, non si può non stare dalla parte dei lavoratori del documentario di Lewis e Klein.

Meno condivisibile appare il catastrofismo della politica moderna, non estraneo ai movimenti contro la globalizzazione.

Nella prima e nell’ultima scena del documentario Lewis inquadra la periferia degradata di Buenos Aires, simbolo a suo dire dei danni causati al mondo dalla globalizzazione, che fa da sfondo a molte scene sotto forma di bottiglie di Coca-Cola, sfuggite al tentativo di nologhizzare. di annarita | 16/03/2005
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