Cosa ci fa un pubblico numeroso, in prevalenza femminile, nel centro di Roma il pomeriggio dell’otto marzo?
Non si tratta dell’ultimo spettacolo degli spogliarellisti di Centocelle né di un libro di Costantino, la cui avversione per il congiuntivo potrebbe costituire un deterrente alla scrittura, ma della presentazione di “I racconti delle fate sapienti” a cura di Francesca Pansa per Frassinelli.
Il libro raccoglie i racconti di trenta scrittrici protagoniste, da tre anni, del calendario delle “fate sapienti”, ideato dalla stessa Pansa, un passato non rimosso di femminista “cattivissima” e un condivisibile desiderio di rivalsa contro un modo televisivo di ritrarre la donna puntando sul culo piuttosto che sul cervello ignorando che culo e cervello possono convivere felicemente.
Non è un caso che la presentazione del libro sia stata fatta l’otto marzo.
Donna l’editrice, Carla Tanzi, seduta in prima fila con una giacca a quadri e il consueto piglio potente, donna l’ideatrice del libro, la Pansa, donna la coordinatrice dell’incontro, Simonetta Fiori, donne le autrici, donne la maggior parte dei personaggi narrati, femminili i temi anche se le scrittrici, interrogate dalla Fiori sull’esistenza di una scrittura femminile, l’hanno fortemente negata.
Autrici, elenco incompleto in ordine sparso, Gianini Belotti, Lilli, Molinari, Petrignani, Maraini, Ferrante, Mazzantini, Sicari, Merini, Petrini, Mazzuccato, Ballestra, Sanvitale, Lomunno, Viganò, Cossu, Pansa, Alberti e Loy.
A differenza dei libri di autori vari spesso disomogenei l’operazione “fate sapienti” ha linearità nel trattare la vecchiaia le badanti e le polpette avvelenate, inserite dalla Gianini Belotti in un vecchio racconto e che la Alberti chiederebbe se temesse di “rincretinirsi”, la politica Piazza Fontana e l’inevitabile attenzione al mondo arabo, i rapporti familiari, la frustrazione del confronto tra realtà e immaginario televisivo e le conseguenze di innamorarsi di Brad Pitt.
La delusione.
Silvia Balestra, confesso, è una autrice che mi piace molto.
Mi chiedo, e le chiedo, che bisogno c’è di scrivere un racconto non racconto contro la destra in cui chiede i nomi dei colpevoli di Piazza Fontana ma non si preoccupa di inserire la richiesta, legittima, in uno schema narrativo sprecando un’occasione per regalarci il suo talento, che pure è notevole.
La conferma.
Che Barbara Alberti fosse un bel tipo l’ho sempre saputo, anche se la sua aggressività mi faceva paura.
La Alberti racconta un ragazzo testardo convinto fin da bambino che la madre lo ha partorito solo per mangiarlo, a tre anni inizia ad ingrassare per non entrare nelle fauci materne, viene portato in una clinica svizzera dove lo convincono delle buone intenzioni della madre e non sveliamo il finale.
Arguta metafora delle madri, molte, che “mangiano” i figli e dell’inutilità, come dichiara l’autrice stessa, delle scienze che dovrebbero guarire i mali dell’anima.
La modernità.
La Mazzuccato e la Lomunno sono esempi di modernità.
Esordi giovanissimi, spazio in televisione e nei magazine, denuncia di mondi, il porno e il profondo Sud, scrittura innovativa.
La Mazzuccato si muove in ambiti narrativi diversi dai soliti addentrandosi nei rapporti familiari condizionati da errori del passato e dal troppo amore.
La Lomunno narra un tentato omicidio di una postina ai danni di fornai per comprare una macchina nuova, riuscendo più che nella trama nei dialoghi tra le amiche della postina e nell’inserimento in uno scenario squallido dell’elemento favolisitico rappresentato dalla passione insana dell’assassina per Brad Pitt.
La curiosità.
Il racconto della Loy si intitola “Il paese di cioccolata”, il paese è Novi Ligure e i protagonisti sono i noti assassini.
La prima parte descrive il contesto, la seconda parte avrebbe dovuto soffermarsi sugli omicidi se non fosse che la Loy ha chiesto ad un nipote di spedire all’editore il suo racconto con il risultato che il nipote ne ha spedito solo la prima parte.
Proponiamo di inserire la seconda parte del racconto della Loy in una seconda edizione delle “Fate sapienti”, vincendo una certa diffidenza per queste operazioni autori vari, per le quali in realtà non rifiuteremmo di scrivere.