Dagospia, il 18 gennaio, scrive “Rosaria Carpinelli, eminenza grigia di Rizzoli libri, scappa con Baricco il Giovane Golden alla Fandango di Domenico Procacci per rilanciare e fare grande una piccola ma trendy casa editrice”.
Nessuno smentisce, Baricco e Procacci ringraziano e da allora i salotti romani, per citare una potente capo ufficio stampa, non parlano d’altro.
Fandango libri, collane “Mine vaganti” e “Documenti”, esiste dal 1999, parte dell’omonimo gruppo di produzione e distribuzione cinematografica che nel tempo si è allargato ai documentari, ai libri, ai corsi di sceneggiatura in collaborazione con la Scuola Holden di Torino, all’acquisto di un cinema, alla costruzione di un laboratorio (il Politecnico Fandango) e, least but not least, alle colonne sonore prodotte con il nome Radiofreccia.
“Mine” del duo Bompiani Veronesi/Nesi pubblica prevalentemente autori stranieri come nel caso del primo libro, “La maschera di scimmia” di Dorothy Porter, un romanzo in versi australiano fatto conoscere a Procacci da un produttore che voleva farne un film, realizzato molto tempo dopo in coproduzione con la Fandango film, o come la raccolta di racconti di Rebecca Miller, figlia di quel Miller, non sempre all’altezza del cognome.
“Documenti”, pubblica fotografie, sceneggiature, dietro le quinte dei film, prodotti editoriali che Procacci paragona ai documentari.
Il pubblico delle Melisse non si è ancora accorto di Fandango libri e questo spiega la svolta Baricco e Carpinelli.
In una conferenza stampa a Roma Procacci ha confermato che Baricco è diventato autore Fandango e Carpinelli direttore editoriale.
La novità è quella che Procacci ha definito “rifondazione di Fandango libri” con la creazione di un’omonima società che ha come azionista di maggioranza la Fandango di Procacci e come soci di minoranza nientemeno che Baricco, Lucarelli, Nesi, Veronesi e Paolillo, sceneggiatrice e collaboratrice di Fandango libri.
Quella di Procacci, Baricco, i fratelli Muccino, Ligabue è una storia di quote societarie ma anche di amicizia e belle facce.
Procacci, trasandato come il più glamour dei rocker, investe sul talento degli amici, costruendo qualcosa di molto simile alla factory.
Nel 1998 convince Ligabue a dirigere un film assegnato a un altro, parliamo di “Radiofreccia”, uno dei maggiori successi della Fandango per pubblico e premi.
E’ lo stesso anno del primo film di Muccino, “Ecco fatto”, non se ne accorge nessuno, tutti distratti dal fascino rock di Ligabue ma l’incontro tra Procacci e la famiglia Muccino è destinato a ben altri successi.
Nel 2001 per “L’ultimo bacio” Procacci, in total black, ritira un David come miglior produttore (confermato due anni dopo) e si rende complice della legalizzazione della crisi del trentesimo anno.
Nel frattempo realizza il sogno di una Fandango “luogo di contaminazioni e di incroci, libri che diventano film, registi che progettano documentari e documentaristi che affrontano il cinema”, accettato nel mondo del cinema per il successo e ben visto nell’editoria per lo spazio di nicchia che sembrava volesse occupare.
L’ingaggio di Baricco alza le ambizioni editoriali della Fandango.
Daniele Di Gennaro, Responsabile Eventi di Minimum Fax, apprezza l’espansione editoriale di Procacci, definito l’uomo più innovativo d’Italia, in una sinergia che ha visto, da un lato, Minimum Fax fare da consulente per la creazione di Fandango libri, dall’altro, Fandango documentari affidare la distribuzione di alcuni suoi prodotti alla neonata Minimum Fax Media, anch’essa produttrice di documentari, prevalentemente letterari, molto venduti all’estero.
Marcello Baraghini, Stampa Alternativa, si dichiara preoccupato per “la svolta verso il marketing di Procacci che, tranne un libro su Marandona, si è distinto per la qualità dei prodotti editoriali”.
Baricco, chiamato ripetutamente “Straricco”, è definito da Baraghini “il nulla, non scrive ma pubblica, rischia di rappresentare per Procacci quello che Melissa ha rappresentato per Fazi, il passaggio dall’editoria grande per qualità a quella grossa (Mondadori, Einaudi, Rizzoli, Fazi)”. Il dubbio di Baraghini è che l’operazione Baricco possa svelare la vendita da parte di Procacci dell’alternatività, che tutti gli riconoscono come un merito, per conquistare “i lettori che comprano i libri non per leggere ma per arredare”.
Domenico Procacci, nato nel Sud nel 1960, ha venduto l’anima al marketing o forse sta realizzando il suo progetto di multiculturalità che include anche, e perché no, i nomi famosi.