17/01/2005

Giornalismo

Complimenti a Gianni Riotta e Pierluigi Battista, vicedirettori del “Corriere”, il primo graditissimo alla redazione, il secondo forte di cento voti contrari su 234 aventi diritto.

Ho conosciuto Riotta molti anni fa, a Galassia Gutenberg, e l’ho intervistato nella maniera bislacca che mi faceva sentire una aspirante giornalista all’avanguardia, senza preparare le domande.

Riotta, allora direttore della “Stampa”, mi consigliò energicamente di preparare le domande e di limitare gli atteggiamenti bislacchi, ciononostante, con la galanteria dei meridionali, mi concesse l’intervista non preparata, che si sviluppò sul tema del fare giornalismo.

Da allora, ogni intervista che ho scritto era studiata e ogni volta che ho incrociato Riotta l’ho ringraziato per quei consigli, che si sono rivelati molto utili, in dubbio se Riotta mi riconoscesse o fingesse di farlo.

Nel primo editoriale da vicedirettore del “Corriere” Riotta ha scritto di stampa anglosassone e verità.

Riporto estratti dell’articolo, si citano anche i blogs.

“Lo scoop migliore è sempre la verità” di Gianni Riotta.

“Chi elegge i giornalisti?” è, nel mondo anglosassone, il grido di guerra di quanti detestano quotidiani e tv. Il conservatore Rush Limbaugh aizza ogni giorno dalle radio milioni di ascoltatori, dipingendo al stampa come un circolo di smidollati nababbi antipatriottici. Da sinistra, i saggisti Eric Alterman e Michael Massing scagliano l’accusa contrapposta: l’informazione è si faziosa, ma perché controllata da magnati occhiuti, capaci di trasformare cronisti in robot.

Come se non bastassero le critiche politiche, declinano tirature e audience, i giovani si saziano di “blog”, le rassegne su Internet, e la pressione per sopravvivere in un mercato ostico scatena scandali e corruzione…

L’autocritica dei colleghi inglesi e americani è salutare e rappresenta il solo antidoto alla crisi di credibilità di un’informazione che i computer hanno reso ubiqua, ma che non sa rappresentare il mondo con equanimità…

Il desiderio pur legittimo di superare la concorrenza, l’ansia, meritoria, di esporre le malefatte dei politici, il cruccio, comprensibile, di conquistare fette di mercato, da virtù cardinali si trasformano in mortali peccati, se privati della ricerca della verità: chiunque essa favorisca…

I media anglosassoni sembrano sforzarsi di comprendere che se l’informazione si fa esasperata, violenta, rauca, tradisce i lettori e se stessa. “La verità è la migliore propaganda” amava ripetere il geniale fotografo di guerra Robert Capa.

Per un Paese come l’Italia, dove la libertà di stampa è bene recente e l’indipendenza da lobbies politiche e economiche ancora precaria, la lezione va studiata con cura. Non c’è anticipazione, non c’è pezzo brillante che sostituirà valori è ideali, la passione di condividere opinioni e notizie con i lettori: sono loro, siete voi, ogni giorno, ad “eleggerci”. E senza questo scambio non c’è democrazia. Se i giovani voltano le spalle ai media classici, non date la colpa alla brillantezza dei monitor colorati. E’ il nichilismo di chi usa l’informazione non per affrontare i fatti ma per distribuire calunnie interessate a minare il nostro lavoro e il nostro business.

Lo diceva bene Murrow della CBS: “Ragazzi, alla lunga il migliore è chi racconta quel che accade con precisione, calore, equanimità”. di annarita | 17/01/2005
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