Sono nata in una baracca della Florida, da bambina ero bionda e sembravo carina, mi piaceva sognare, finché non arrivava l’orco cattivo, e mi prendeva e portava via, a picchiarmi e a scoparmi.
Da ragazza, sempre bionda ma meno carina, guardavo le altre parlottare a gruppetti di quattro, sul marciapiede della fermata dell’autobus, che portava loro a scuola, e me in qualche sala da biliardo dove ubriacarmi tutta la mattina a spese di qualcuno cui permettevo una pacca sul culo o sulle tette, che mi crescevano più grandi di quelle delle ragazze perbene.
La prima volta che ho scopato a pagamento mi ero rifugiata sotto un ponte, avevo addosso i soliti stracci, e non pensavo che qualcuno mi avrebbe pagato più di qualche birra per un pompino.
Rimediai trenta dollari, e per qualche giorno mangiai, continuando a dormire tra i rifiuti e a lavarmi nei cessi pubblici.
La mia ragazza l’ho conosciuta la sera in cui volevo suicidarmi.
Ero appena scesa da una macchina dopo gli ennesimi trenta dollari, e volevo spendermi tutto, prima di spararmi, con la pistola che ho sempre in tasca.
Entro in questo bar, e lei mi raggiunge al bancone, e mi chiede se può pagarmi una birra con lo stesso sguardo di quelli che vogliono scoparmi sul ciglio delle strade.
Era un bar di lesbiche e di froci, le dico che non sono lesbica, e mi pago la prima di dieci birre, finite le quali andremo via insieme, dormirò nel suo letto, e inizierò a amarla.
Da allora non sarà più come allora.
Io e la mia ragazza andremo a vivere insieme, io dovrò ricominciare a scopare e a fare pompini in autostrada per farla mangiare, ci ubriacheremo alle nove di mattina, e scoperemo, come solo due lesbiche sanno fare.
Intanto, ucciderò alcuni clienti, sei, ruberò le loro macchine e porterò la mia ragazza a divertirsi, altro motel, altre scopate.
All’inizio non mi piaceva uccidere, mi dava fastidio pulire la macchina, e pulirmi le mani dal sangue.
Allora scoperò e sparerò, o viceversa, e vedrò la mia ragazza sempre triste, lei vorrà andare a Orlando, e io la chiuderò in un motel, in giardino la macchina dell’ultimo cliente fatto fuori.
Non ci penserò, il giorno in cui la mia ragazza sbanderà e finiremo con una delle macchine rubate nella casa di alcuni tizi, che vorranno aiutarci, ma io dirò alla mia ragazza di fuggire, e fuggiremo, ma non per sempre.
Sui giornali inizieranno a scrivere di serial killer, e tutte quelle cazzate lì.
Ruberò i giornali dai cestini, e conserverò gli articoli nelle tette, che continueranno a lievitare, anche se la mia ragazza avrà poca voglia di succhiarmele.
Non ci penserò, quando farò fuori uno, rovisterò nella sua macchina e troverò una foto con una donna in carrozzella, e un distintivo, avrò fatto fuori uno della polizia.
Sarà la fine, e un nuovo inizio per la mia ragazza, che mi incastrerà con una finta telefonata, in cui io fingerò che lei non sapeva niente, che l’unica cattiva ero io, la troia serial killer.
Per il processo mi laverò i capelli, e mi farò prestare una camicia arancione che tirerà sulla pancia, e chiederò di non mettere le manette, me lo vieteranno, le manette tireranno sui polsi.
La mia ragazza sarà sempre bellissima, racconterà di quanto ero cattiva, mi indicherà dicendo “è lei”, io non smetterò di sorriderle, nonostante il bruciore delle manette.
Mi faranno fuori, e la Florida resterà un posto di persone perbene.
La donna che ha preso venti chili, che ha recitato la scena in cui si prepara per la sua ragazza in un bagno pubblico, mostrando alle telecamere smagliature e pancia molle, e che è riuscita a render umana un “mostro” è Charlize Theron, migliore attrice protagonista.
Chapeau.