25/05/2004

La carriera

Conosco Gioia, quasi quanto conosco, me stessa.

Ieri pomeriggio, Gioia stava completando un documento importante, da consegnare prima di una serie di trasferte.

A pranzo, uno dei Capi le ha fatto trovare sulla scrivania una bozza di quel documento, “è interessante, parliamone”, scritto su un postit, preso da quelli in dotazione di Gioia.

Nel pomeriggio, ha letto sul display del telefono i quattro numeri che provengono dal telefono di questo Capo, ha stampato una bozza del documento, ulteriormente modificata, e di corsa, è andata nella sua stanza.

Maggio è il mese dei premi, ha ricordato Gioia, e ha visto una serie di fogli valutatitivi.

Quei fogli sono passati nelle mani di Gioia, che, non avendoli letti, non faceva che raccontare al Capo, quanto sono bravi nel suo gruppo di lavoro, quanto lei si trova bene, e quanto loro si trovano bene con lei.

L’aspetto economico di quei fogli, esaminati distrattamente alla scrivania tra un’occhiata ai messaggi e un’altra alla posta elettronica, non le è sembrato negativo, le hanno riconosciuto il premio al 99.9%, uno dei tanti modi per affermare il potere, quello 0.01% non dato, ordinario contesto di ufficio.

L’aspetto valutativo, invece, la ritrae come una di “medie” relazioni interne e esterne, lei che deve contenere la tendenza a fare gruppo, che mangia ogni giorno a mensa con i colleghi, che non si tira indietro.

Una dotata di conoscenze “minime” in tutte le materie collegate al suo ruolo, incluso excel, l’elaborazione e la gestione di report, e la struttura aziendale.

Con questa scheda valutativa sarà difficile per Gioia ottenere la promozione, e io stessa non promuoverei una che non risulta capace di scrivere in excel.

Gioia e io ne abbiamo parlato a lungo, ieri.

Per una strana coincidenza, sulla prima pagina di un quotidiano milanese Alberoni scriveva contro il carrierismo che diventa arrivismo, dicendo che raggiungono il successo coloro che non se ne preoccupano, non troppo.

E’ più o meno quello che è stato detto a Gioia, incluso un messaggio della famiglia, più esplicito e meno ripetibile.

Forse la chiave di tutto è il percorso, di Gioia.

Il trovarsi nei meccanismi tipici delle grandi aziende, tendenti a reprimere l’autostima e la creatività, e a isolare chi è diverso, senza crederci fino in fondo, in questo progetto, senza, in quasi sette anni di lavoro, scorgere un segno di apprezzamento, un episodio concreto che le trasmetta valore.

Conosco Gioia, e so che si è interrogata sui suoi errori durante il tragitto di ritorno, mentre cambia il costume con uno più piccolo, beve un succo di pesca gelato, e dà un’occhiata alla presentazione di Dino Risi, con occhiali scuri e abbronzatura, appena sbarcato da uno yacht, attraccato a Largo Chigi.

A casa, Gioia ha finto di vedere un film, in cui il protagonista, grasso ma, soprattutto, stupido si innamora di donne bellissime, che, guarda un po’, lo respingono, finché uno che di professione fa il consigliere di persone famose gli installa la capacità di vedere come sono fatte le donne, dentro.

Seguono scene, che dovrebbero essere divertentissime, di rimorchi e di balli sfrenati del protagonista con donne che lui ritiene bellissime, in realtà donnoni obesi, fuori dai canoni anoressici e anoressizzanti dello spettacolo, con gli amici che cercano di allontanarlo dai donnoni, con lui che si innamora di una bionda che gli sembra una modella, ma che pesa over 100 chili, e che diventerà magra e modella, e gli darà tanti figli, senza prendere un etto.

Forse, perché immagino che Gioia si sia stufata del film, abbia cenato con crackers e yogurt vitasnella, e si sia fatta una doccia, caldissima.

So che Gioia avrebbe voluto telefonare a sua sorella, ma sua sorella è molto impegnata, e le avrebbe detto le cose retoriche di Alberoni, le grandi aziende vincono, sempre.

Gioia è andata a letto presto, fa freddo, in quest’estate che tarda a arrivare, ma che durerà fino a tardi, avrebbe voluto leggere un libro che le hanno regalato domenica, ma non lo ha portato a letto, con sé.

Se senti su di te tutta la disistima del mondo, e fatichi a stimarti, il sesso può essere una via d’uscita, si è detta Gioia, convinta che anche Alberoni sarebbe d’accordo.

So che Gioia ha fatto sesso, con se stessa.

di annarita | 25/05/2004
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