18/05/2004

La lettera di ADC

I biglietti blu che mi ha dato Davide per il suo spettacolo sono sul mobile, all'ingresso.
Lo spettacolo sta per iniziare, e io sono a casa.
Colui che avrebbe dovuto vedere lo spettacolo con me mi ha scritto un messaggio, che ha discusso la serata, e io ero già a casa, facendomi bella.
Invece del teatro, ho fatto la spesa, in farmacia e alla conad, e ho cercato di trovare un accordo con la caldaia, che forse mi sta regalando di nuovo acqua calda, intanto fa piovere dal suo fondo, come fosse un diluvio, e il bicchiere di carta che dovrebbe accogliere quell'acqua rifiutata collabora meno della caldaia.
Invece delle istruzioni su come fare in modo che la caldaia faccia la caldaia, ho trovato, protetta in un cassetto, una lettera, scritta da ADC, con un pennarello non sbavato, il 16 febbraio 1998, e spedita il giorno dopo, su un foglio sobrio.
Si tratta di una risposta, alla prima lettera che ho scritto a ADC, in un'estate di tanti anni fa, a conclusione di un mio percorso che ha reso quegli anni duri ma fondamentali, quindi, è colpa anche di ADC, per come sono adesso.
L'ho riletta, e mi è venuta voglia di trascriverla, perché, ogni volta che mi sentirò una scema, come adesso, per qualcuno che non vuole farsi aspettare, sarà bene ricordarmi che in passato quelle parole di ADC, erano per me.
Milano, 16 febbraio
Cara Annarita,
grazie per la sua lettera. Sono contento che il libro le sia piaciuto, e che le abbia fatto venire voglia di dirmelo, e di dirmi qualcosa di sé, senza filtri e schermi.
Continui a essere in MOVIMENTO, ci sono così tanti mondi da scoprire. (E continui a mangiare, anche!). (La sua lettera non è affatto triste. Inquieta si, ma questo è un bene, no?). Continui a essere istintiva, perché l'unica "stabilità" possibile viene proprio da lì, mi sembra.
Un saluto affettuoso
firmato ADC


 

di annarita | 18/05/2004
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