17/05/2004

Il genio che dorme

I cani di Bianca abbagliano, da lontano.

E’ il primo pomeriggio di un sabato non ancora di mare, scendo la mia strada con un sacchetto della spazzatura, senza propositi, se non perdere tempo fino all’impegno successivo.

A metà strada, Bianca e io siamo di fronte, i cani si sono posizionati sul lato destro e sul lato sinistro di Bianca, che ha un grembiule bianco sui vestiti scuri, i cani abbagliano.

Bianca è la mia parrucchiera, riesce a manipolarmi come pochi, mi siede, mette in sottofondo bella musica, offre tè, che rifiuto sempre, e fa dei miei capelli ciò che vuole.

Sorride, come sempre, con un sorriso che non scalfisce la sua solidità di tedesca di Colonia, sorrido anche io, come sempre.

“Allora, com’è andata con il genio?”.

Capisco cosa mi sta chiedendo Bianca con due minuti di ritardo, intanto lei sorride.

Quindi, smetto di sorridere.

Non vedo il genio da fine marzo, e per quell’incontro ero stata qualche ora da lei a farmi un nuovo taglio, lei cercò di convincermi che sarebbe andato tutto bene.

Quindi, le rispondo, più o meno, “malissimo”.

Bianca cerca di dirmi qualcosa di rassicurante, la rassicuro io, ci salutiamo, e ci sentiamo entrambe molto rassicurate.

Continuo la discesa della mia strada, butto via la spazzatura, mi incammino verso i negozi, droghe leggere, poi torno sui miei passi, ripasso davanti ai cassonetti in cui c’è la mia spazzatura e, prima di salire la mia strada di casa, continuo verso un pub dove ogni tanto vado a farmi un caffè.

Ho il sole in faccia, non distinguo subito la sagoma lunga e magra che fa “ciao, ciao” con la mano, però penso che quella sagoma assomiglia tanto al genio, se non fosse che il genio vive all’estero.

E’ una scena da western.

Ci salutiamo, mi fa una domanda tipo “sei contenta”, intendeva “sei contenta di abitare in Via ….”, che si trova esattamente a seicento metri dalla strada dove ha una casa, e non è un caso.

Io capisco una cosa tipo “sei contenta”, e rispondo che non ho risposte, allora ci incartiamo in una serie di equivoci, e va bene così, mentre il ragazzo del centro estetico osserva questo incontro tra stranieri.

Il genio ha sonno perché per prendere l’aereo si è svegliato alle quattro, va a dormire, gli dico “scrivi cose belle”, cioè la frase più stupida che potessi scegliere, anche perché da tempo non lo leggo, poi mi fermo a salutare il ragazzo del centro estetico, con cui scambiano sempre le stesse battute, e vado a farmi un caffè.

C’è stata un’epoca in cui credevo che il genio fosse il mio ideale, amavo altri, e intanto lo aspettavo, che tornasse dai mondiali, dalla guerra del prezzemolo spagnola, e dal resto del mondo.

Antesignana di Serena, quella del Grande Fratello, mi ero costruita una favola in cui il principe azzurro era interpretato dal genio, ma mi ero dimenticata di chiedere la sua opinione.

Mentre il genio dormiva a cento passi dalla mia casa, dopo il caffè nel pub rock, stavo per cedere di nuovo alla favola, disdire i biglietti del treno che mi avrebbe riportato nella vera casa, deludere chi mi aspettava, nella probabilità remota di un cenno del genio, quando avesse finito il sonno del viaggiatore.

Sono tornata, stamattina.

di annarita | 17/05/2004
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