Supponiamo.
Vi rapiscono, vi infilano in un sacco, vi riempiono di botte, e poi vi tirano fuori dal sacco, siete tumefatti ma riuscite a vedere le sagome dei rapitori, allora quelli, i rapitori, vi bendano, e vi continuano a riempire di botte, poi vi liberano, in una fiera letteraria.
Il primo giorno alla Fiera del Libro di Torino ci si sente esattamente come vi sentireste voi, supposti rapiti.
E’ passato un anno, ma il caos dell’organizzazione non è stato risolto.
Le code ai bagni sono quelle che ricordavo, tanto che il visitatore della Fiera di quest’anno aveva le stesse alternative di un anno fa, trattenere la pipì per centinaia di minuti o scoprire che il bagno del primo piano era sempre vuoto.
Le sedie sono sempre rare, tanto che il visitatore intelligente preferiva gli incontri sulla terrazza Piemonte, uno spazio soppalcato e basculante, non antisismico, installato dalla Regione Piemonte e da una marca di spumante, dove alle sedie pieghevoli si alternavano comode poltroncine rosse, per cui il visitatore intelligente, e stanco, poteva addormentarsi al suono della voce di Stefano Zecchi, con molti bicchieri di spumante in pancia, alla faccia dei bar senza sedie e con l’acqua minerale a un euro e dieci.
I libri ci sono, e questo per una Fiera del libro, va bene.
Peccato che l’incubo dei furti renda gli addetti degli stand delle case editrici peggio dei peggiori aguzzini.
E’ sufficiente sfogliare qualche pagina di un qualsiasi libro, per trovarsi circondati da addetti incattiviti che chiedevano, pena pene durissime, la restituzione del testo.
Un amico stava intervistando Giuseppe Culicchia, la sala interviste consisteva in un angolino ricavato nello stand della casa editrice dello scrittore.
Dovevo pranzare con il mio amico, quindi l’ho aspettato leggendo uno dei libri esposti nello stand.
Mi sentivo osservata.
Girandomi, ho trovato, quasi addosso a me, una dello stand, che mi guardava con odio, convinta che stessi per rubare “L’ultima ceretta”, che, con tutto il rispetto per il libro in questione, non è un libro da rubare, e neanche da leggere, forse.
I libri ci sono, ma non si possono toccare, comprare a scatola chiusa o niente, non va bene per una Fiera del libro.
Il tema c’è, l’umorismo, teoricamente tema di quest’anno perché l’anno scorso si parlava di colori, ma i comici scrittori, da leggere anche all’inverso, sono gli stessi che l’anno scorso venivano a fingere di parlare di colori, il che significa che non ci sono nuovi comici scrittori e i libri ricominciano a essere scritti da scrittori.
I temi principali sono l’islam, in varie gradazioni di moderazione, la cultura di destra, i reality show, i musicisti che diventano scrittori, costringendo gli scrittori a fare reading con il sottofondo di musicisti, in una spirale di convergenze artistiche.
I temi secondari sono gli scrittori greci ospiti della Fiera, discreti al punto da passare inosservati, le guardie del corpo della Littizzeto, la cuffia di Sinibaldi, che registra il suo programma radiofonico di letteratura con la cuffia su un solo orecchio, sintonizzato su Radio Deejay, le sessantacinque persone che fanno la fila per incontrare Richard Mason, e poi non gli fanno neanche una domanda, costringendolo a scegliere persone del pubblico per le domande, la ressa per la Bignardi, che l’anno scorso aveva fatto esattamente gli stessi incontri di quest’anno, ma non se la filava quasi nessuno.
Inoltre.
Salvatores tiene l’oscar in bagno, “ma non è come pensate”, ah, no?
Severgnini è stato l’unico, con Salvatores, a riempire la sala gialla, è vero.
Mozzi e Voltolini sono stati gli unici a riempire la terrazza Piemonte, non è vero, ma per me è come se lo fossero.
Voltolini ha scritto un libro di urbanistica con Mozzi, ha fatto il giurato per un concorso letterario di un mensile femminile, è dimagrito quindici chili, ma l’allenatore della nazionale scrittori continua a non farlo giocare.
Nella terrazza Piemonte succedevano le cose più interessanti, soprattutto, quando la folla sottostante la faceva ondeggiare come un elastico.
La Pivano si commuove se parla di Pavese, suo supplente di italiano, il relatore le chiede di Pavese, e lei si commuove, al suono di “non fatemi piangere”, ma si fa, così?
Daverio arriva in ritardo al convegno sulla cultura in televisione, dice che quelli che lo fermano vedono solo il suo programma, e definisce “pornoshop” il Grande Fratello, seduto accanto a Aldo Grasso, che quella mattina spiegava da un quotidiano perché Serena, donna delusa, piace alle donne deluse.
Tutti quelli della televisione hanno dichiarato che quelli che li fermano vedono solo il loro programma.
Gabriele Marconi è militante non pentito, vicedirettore di “Area”, scrittore, cantante, e esperto di orologi, e poi non dite che non sapete chi è.
Ligabue fa aspettare i suoi “lettori” ventinove minuti, dopo un’ora di fila per accedere al luogo della presentazione del suo primo libro, poi manda sul palco Francesco Piccolo a dire “se urlate non posso fare le domande all’Autore, facciamo che faccio le domande, e poi urlate”, poi, cinque minuti dopo, Ligabue viene sul palco e lamenta un mal di testa che lo ha reso scazzato per il pubblico della Fiera, dopo, in una trasmissione televisiva, il mal di testa era scemato.
Giuseppe Culicchia e Aldo Grasso intervengono in centododicimila dibattiti, nel primo caso è un bene.
Incrocio Giuseppe Culicchia ovunque, bagni esclusi, per me è un bene.
Non incrocio Simona Ventura, anche questo è un bene, e non dite che ci fa Simona Ventura alla Fiera del Libro, ha vinto il premio Regione Piemonte, no?
Riotta, De Bortoli e Sartori, nella stessa manifestazione, umiliano per livello superiore di talento chi prova a scrivere, ma che bello.
Mi siedo, per caso, accanto a Silvio Bernelli, e gli ripeto tutta la sera che suo libro mi è piaciuto molto, chiedo scusa a Silvio Bernelli per questo eccesso di enfasi, ma il suo libro mi è piaciuto molto.
Francesco Pacifico prende il microfono, mi addita, “Annamaria Briganti - che sarebbe Annarita - tu che scrivi – mi addita – nel tuo blog petulante che i reading di Minimum Fax sono una rottura di scatole, perché adesso stai zitta, e non fai domande?”, e non dite che non sapete chi è, questo maestro di rispetto verso i lettori.
Tatiana Carelli è molto diversa dalla copertina del suo libro, dove appare con chili di trucco e una parrucca fucsia, laureata in filosofia teoretica si è pagata gli studi facendo la cubista, come racconta in un libro strano, “i fari indicano un altro club”, scrive, con un linguaggio più complesso della mia sintesi, all’inizio del libro, scene di donne con tacchi e vestiti alla moda che vanno a esporre le loro merci da cubi della ricca provincia, prede di jetlag da locali.
I convegni sono tutti al maschile, a parte la Bignardi, che trae le sue energie dalla splendida borsa di Prada, indossata con la nonchalance delle donne di classe.
Supponiamo.
Siete stati rapiti e rilasciati alla Fiera del Libro, avete conosciuto Candida, e lo avete aiutato a ritrovare la macchina nel parcheggio sotterraneo della Fiera, siete stati un po’ delusi da chi vi ha scritto “ho avuto la sensazione di una difficoltà a entrare in sintonia con te”, anche se questo qualcuno vi sorrideva e vi diceva “sei bella, sei brava”, avete mangiato troppi dolci in compagnia di un giornalista agguerrito, Paolo Bianchi del “Giornale”, che poi vi ha definito “giovane intellettuale napoletana amante del gesto situazionista”, avete rivisto carissimi amici, e comprato il libro di Mozzi e Voltolini, e un libro di Minimum Fax, che avete lasciato, volutamente, a Torino, non avete preso appunti.
Avete fatto questo, e molto altro, che ricorderete, ogni tanto.
Paolo Bianchi ha scritto, “si esce con la testa vuota”, può essere, ma vi siete divertiti.
In ordine di apparizione.
Stefano Zecchi, “Amata per caso”, Mondadori.
Giuseppe Culicchia, “Il paese delle meraviglie”, Garzanti
Daria Bignardi, “Donna”, in edicola.
Richard Mason, “Noi”, Einaudi.
I libri, gli articoli e il forum di Beppe Severgnini.
Tutti i film di Gabriele Salvatores, o quasi.
Giulio Mozzi e Dario Voltolini, “Sotto i cieli d’Italia”, Sironi.
Fernanda Pivano, “The Beat goes on”, e tutte le cose che ha fatto la Pivano.
Gabriele Marconi, “Io non scordo”, Fazi.
Ligabue, “La neve se ne frega”, Feltrinelli.
I libri, gli articoli e il forum di Gianni Riotta.
Silvio Bernelli, “Il mucchio”, Sironi, e tutti i libri Sironi.
Tatiana Carelli, “Discocaine”, Oscar Mondadori, e tutte le iniziative di Sandrone Dazieri.