22/06/2003

Leggere Fnac

Non so dove mi trovo, mercoledì ero qui, giovedì no, venerdì notte si, ieri si e no, ero al mare, di notte si, qui, stamattina anche, poi sono andata, la porta. Ieri, scesa dall'aliscafo, in ciabatte e prendisole, ho camminato come un'invasata, dal molo di Mergellina alla Feltrinelli del centro, in ciabatte. Ho passato ore a cercare di stare in piedi, essere di compagnia, annuendo ogni tanto, cercando di sembrare normale. Ero a pezzi, ogni pezzo faceva male, troppo sole, prendere i treni, correndo. Anche le ciabatte facevano male, e i bracciali pesanti che ricadevano sul palmo della mano destra, dove c'è un gonfiore rosso, confuso nell'abbronzatura rossa. In piedi non stavo bene, né seduta, stesa, desideravo stendermi, per favore. Stamattina, porta chiusa, via, un'altra libreria, Fnac. L'aria condizionata gelata, il libro Carmel letto senza pause, il caffè preso e dimenticato nella tazza, gelato dall'aria condizionata. Un lungo racconto, Carmel è barista a Manchester, venti anni, divora libri e storie e film e beve facendosi venire la pancia. E' innamorata di uno che non la vuole più, ha l'ossessione di rintracciare il cantante che amava da quattordicenne, cantante dedito a faccende più serie ora, eroina. Favola grigia, tutto andrà a posto ma non completamente. Una scrittura bellissima. Avrei desiderato portare quel libro nella casa in legno che non è mia, mettermi seduta sulla sedia da regista, levare le scarpe, appoggiare i piedi sulla sedia, e fermarmi, con il libro sul tavolo di legno, senza treni che corrono e mi superano. di annarita | 22/06/2003
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