La commissione esaminatrice è costituita dai mie colleghi, per lo più uomini.
Io sono seduta di fronte a loro ed ho il tailleur blu della laurea, mai messo da dieci anni, quando pesavo quarantacinque chili e mi andava ridicolo.
Mi dicono che all’esame scritto ho preso tre e mezzo.
Non mi sorprende, sapevo di aver sbagliato tutto.
Inizia l’esame orale.
Non sono domande tecniche, ma molto personali ed intime.
Rispondo a tutto perché devo migliorare quel tre e mezzo, ma vedo cenni di diniego e di non consenso ad ogni cosa che dico.
Racconto le mie cose ed un intero ufficio travestito da esaminatori scuote la testa, ad ogni mio movimento.
Mi dicono che all’esame orale ho preso tre e mezzo, chiedo perché, come persona non vali niente, dicono, poi suona la sveglia, a pranzo non parlo e guardo con cattiveria i colleghi che mi avevano bocciato, nei sogni.
L’albergo è nella periferia di Roma, non lontano dagli studi dove si registrano molte trasmissioni.
Divido la camera con altre tre persone, non le conosco e non ricordo di conoscerle.
Dalla camera di terz’ordine passiamo al set televisivo.
Fuori ci sono persone che come me aspettano di essere chiamate in scena.
Il presentatore ed i suoi collaboratori, di cui non vedo le facce, sono seduti come quando si fa un provino.
Il presentatore è uno sempre abbronzato, toscano, sorriso bianchissimo e parole a raffica, il cui alibi è un lontano e inglorioso passato da deejay di radio libere, tiene il microfono e chiama i concorrenti, ma è troppo veloce e fuori del set c’è molto rumore.
Alcuni di noi osservano le gare che si stanno svolgendo e ignorano il presentatore, che si sgola e ha fretta.
Con mia sorpresa tra i concorrenti comparse ci sono le attrici giovani del cinema italiano di successo, riconosco Violante Placido e la immagino con Valentina, Fabrizia e con tutto il resto del gruppetto che vedo protagoniste assolute di reading letterari di libri che non hanno letto, dove le addette stampa si preoccupano di regalare a queste attrici i libri che in pubblico fingono di aver letto e gli scrittori ci provano, tanto le mogli sono a casa con i bambini piccoli.
Le attrici parlano tra loro, ed hanno scarpe che non sembrano adatte alla gara.
Io parlo con persone che non ricordo, siamo di fronte ad una pista da sci costituita da sabbia del deserto, rossa come quella che ricordo del Medio Oriente, ma sono convinta che la sabbia venga da Beirut.
Mi lamento, non scio, le persone con cui parlo mi suggeriscono di ritirarmi, di tornare in albergo, rispondo che scierò a costo di rompermi una gamba, e memorizzo i movimenti corretti osservando gli sciatori che di fronte a me fanno disegni sulle dune di Beirut.
Sento che passa molto tempo, vado dagli organizzatori, e dico loro, con un tono arrogante che mi viene spesso ma in cui non mi riconosco, che devo gareggiare.
E’ il set dell’isola dei famosi che, come sospettavano molti, non si svolge in diretta nei mari lontani, ma si registra mesi prima a Roma.
Gli organizzatori non mi fanno gareggiare, poi suona la sveglia.
Una persona che conosco, ma adesso siamo lontani, dice che se si ricorda un sogno vuol dire che lo si è sognato tutti i giorni di una settimana.