Questa recensione è uscita ieri su Repubblica Milano. Sensazione stupenda.
Silvia Paoli “Lost in fashion (o la moda o la vita)” (Baldini Castaldi Dalai)
“Chissà se questa Milano esiste per qualcun altro oltre che per me. Chissà se esiste qualcun altro come me in questa Milano.” Irene, caporedattore di un femminile, è seminuda in uno showroom per una svendita privata. Prova e scarta jeans. La rincuora Veronica, di una rivista concorrente: il jeans è il capo più difficile, l’importante è entrare nella taglia campionario. Irene sorride. Quelle della moda dicono cose surreali, insensate, superficiali. E se lo facessero apposta per alleggerire la realtà? È il senso del romanzo di Silvia Paoli. Dietro le quinte del fashion, quindi della nostra città, dal punto di vista di giornaliste, direttrici che creano e distruggono stilisti come i galleristi nell’arte, tango e Tango (il locale in Via Casale), uomini in fuga, donne che vogliono cambiar vita. Per non perdersi nei lustrini e nel glam servono ironia e disciplina.
L’autrice, milanese d’adozione, sa quel che scrive. Nella rubrica di Vanity Fair Lost in Fashion, seguitissima dalle modaiole, racconta con un po’ di fiction i fatti suoi e funzionano al punto da essere diventati un libro. Siamo dalle parti di Sex and the City ma a Milano, oggi. Lisa, caporedattore di Star&Fashion, sparisce dopo le vacanze estive. La sostituisce Irene: trentacinque anni, capelli lunghi divisi al centro come Carla Fracci, un’insana dipendenza dal tacco 12. Con lei una miriade di amiche-colleghe tra sfilate e aperitivi mentre i fidanzati vanno e vengono.