Sono un po’ diffidente verso le ricerche pseudoscientifiche generiche che ottengono conclusioni quali “tutte le donne sono vanitose”, “non esiste più il maschio latino” e così via. L’ultimo scoop viene dall’Inghilterra: i genitori starebbero con i figli un tempo totale di quarantacinque minuti al giorno. Non ho dati per contestare tale affermazione ma sembra poco anche nel caso di genitori superimpegnati.
Su famiglia, figli e lavoro femminile, temi ai quali tengo particolarmente, ecco l’intervista a Repubblica della sociologa Paola Di Nicola, autrice di “Famiglia. Sostantivo plurale. Amarsi, crescere e vivere nelle famiglie del terzo millennio” (Franco Angeli). Sono d’accordo su tutto. La sociologa conferma che il lavoro delle donne ha cambiato le abitudini familiari. Non credo che nelle sue parole ci sia un giudizio negativo tanto che l’intervistatrice, appunto donna, non ha avuto obiezioni. Poi sta a noi trovare l’equilibrio tra i diversi aspetti della vita. Buona lettura (fonte Repubblica).
Repubblica: Anche i tempi della famiglia italiana sono così ridotti? (si riferisce ai quarantacinque minuti della ricerca inglese, ndr)?
Paola Di Nicola: I nostri tempi non sono diversi da quelli europei anche se siamo portati a crederlo perché da noi la famiglia ha un valore simbolico più forte. Si sta insieme spesso il tempo della cena, della tv, ma con la moltiplicazione delle televisioni anche questa abitudine è in declino. Si sta insieme il tempo dello shopping, il sabato e la domenica nei centri commerciali, spesso il tempo della famiglia è il tempo del consumo.
R.: Come è cambiato il tempo familiare e perché?
P. D. N.: Il cambiamento è stato veloce. Una volta si pranzava e si cenava insieme, almeno fino agli anni ’70 i padri tornavano a casa per mangiare e la famiglia si riuniva più spesso. Oggi tutti stanno molto tempo fuori. Ma quello che ha cambiato i tempi della famiglia è stato soprattutto il lavoro femminile: finché le madri stavano a casa il tempo del lavoro maschile non incideva molto sull’organizzazione, adesso invece i tempi della famiglia sono scanditi dal lavoro degli adulti. Tutto ruota intorno al lavoro, la società riconosce di più il lavoro produttivo che quello riproduttivo, intendendo per questo la cura e l’accudimento. È anche per questo che le italiane non fanno figli.
R.: Si dice spesso che quello che conta è la qualità del tempo che si passa insieme più che la quantità. Forse è un’affermazione consolatoria.
P. D. N.: Il modo in cui si sta insieme è importante, è vero che ogni generazione ha i suoi ritmi ma la quantità non si può sottovalutare. La vita è fatta di molti tempi e non si può ridurre il tempo familiare al consumo e all’effimero, anche fare una passeggiata con i figli, andare a trovare un amico insieme a loro può essere importante.
R.: Il tempo incide sulla qualità dei rapporti.
P. D. N.: Incide sulla qualità della vita, le persone ricche sono quelle che possono gestire il loro tempo.