29/10/2008

La classe

In una Galleria del centro c’era la protesta di venti studenti (liceali? universitari?). ‘Non importa che siamo venti ma dobbiamo contestare il decreto Gelmini’ come se lo studente moderno (liceale? universitario?) fosse obbligato a rigettare qualsiasi riforma scolastica. Sono convinta che la crisi sociale economica culturale derivi dalla crisi della scuola che ha prodotto ignoranza non solo in senso nozionistico ma quale non-conoscenza dei valori, dell’etica, di noi stessi e degli stessi ideali che si pensa di realizzare andando in piazza con slogan onomatopeici. Non vorrei però essere fraintesa. I ventenni, in particolare le ventenni, di oggi sono stupendi. Mostrano sicurezza e grinta, ne sanno più della nostra generazione e ci credono di più ormai lontani dalla disillusione di quelli che la rivoluzione a destra e sinistra l’avevano tentata combinandone di tutti i colori.

 

Sul tema +del momento Susanna Tamaro ha scritto un articolo (fonte Il Giornale) che andrebbe letto in ogni classe e fa venir voglia di protestare non contro chi la scuola voglia cambiarla si spera in meglio ma contro i grandi manipolatori per contrastare i quali la Cultura ha un ruolo non secondario.

 

Ecco alcuni brani. Il testo completo è qui http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301888&START=0&2col=

 

 

Estratti da Il Giornale “Non salvate questa scuola” di Susanna Tamaro

 

 

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A chi giova un clima del genere? A chi fa gioco impedire un discorso serio e maturo sul bene comune? Quello che deprime, in questa situazione, è l’alto livello di infantilismo, di immaturità. Mentre da una parte si cerca di risolvere un problema estremamente grave come quello della scuola, dall’altra si soffia irragionevolmente sul fuoco, fomentando antagonismi che nulla hanno a che vedere con la meditata proposta del programma. Salva la scuola, gridano migliaia di cartelli dai muri delle nostre città. Ma salvare cosa, da chi? Salvare quale scuola? Quella che produce ragazzi incapaci di esprimersi correttamente, che inzeppano i curricula vitae, le tesi, gli stessi concorsi della magistratura di strafalcioni che fanno inorridire? Quella che ci spinge agli ultimi posti dei livelli europei? Quella che ha istituito il demenziale sistema dei crediti e dei debiti formativi, delle miriadi di lauree che, se non fossero reali, provocherebbero minuti di serena ilarità?

 

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Scrivo libri per l’infanzia, inoltre ho quattro nipoti in età scolare e vivo con tre bambine che vanno alla scuola dell’obbligo. Per questo, posso dire che in Italia abbiamo ancora molte realtà straordinarie. Straordinarie per passione, per intelligenza, per creatività. E dove ci sono queste realtà, i bambini crescono appassionati, curiosi, aperti alla vita. Ma, accanto a queste che, ringraziando il cielo, non sono poche, si è insinuata, negli ultimi decenni, una volontà perversa dei legislatori che sembra avere l’unico scopo di complicare le cose semplici. La scuola elementare si chiama così, appunto, vorrei ricordarlo, perché deve insegnare gli «elementi base». Ad un certo punto però, agli illuminati riformatori, è parso che proprio questa scuola andasse modernizzata, «liceizzata», adeguata, cioè, alla complessità di informazione di questi tempi. La semplicità, l’essenzialità, la sobrietà andavano cancellate nel nome della modernità. Un bambino proiettato nel futuro, nei tempi meravigliosamente complessi che viviamo, non poteva avere quelle scarse nozioni ottocentesche che sono state la spina dorsale dell'educazione di intere generazioni. E così, ogni giorno, vedo uscire la piccola Martina piegata da uno zaino che contiene ben otto libri. Otto libri per la seconda elementare? E allora noi che abbiamo studiato sull’unico sussidiario, siamo tutti ignoranti? Tempo fa un padre, preoccupato, mi diceva: «Mia figlia sa tutto sulle piogge acide ma non ha la minima idea di cosa siano i decilitri e i millilitri».

 

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Oltre alla semplicità, all’altare della modernità abbiamo anche sacrificato l’idea che esista una natura umana e che questa natura vada rispettata e aiutata nella sua crescita. Per questo penso che togliere il maestro unico sia stata una grandissima stupidaggine come quella, tra l’altro, di abolire le magistrali. Un essere umano, per crescere, ha bisogno di stabilità, di certezze, di silenzio, solo così può riuscire a formarsi un suo pensiero e non sarà un docile soldatino nelle mani dei grandi manipolatori.

 

di annarita | 29/10/2008
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