Il mood sarebbe stato romantico. Una pagina dall’Aciman di Chiamami col tuo nome ma non sapevo quale scegliere. Giornalistico. Remo http://www.remobassini.it/ che un giornale lo dirige, ricorda la prima regola. Se devi dire cazz…te non dirle. Ormai tutti, con poche ma buone eccezioni, la applicano al contrario. Se devi dire cazz…te dille! Venderemo più copie! Un famoso quotidiano pubblica un fondo sulla Bonino che dice di essere innamorata ma in realtà era uno scherzo per sbeffeggiare, che risate, l’informazione. Intimista ma Internet ti restituisce frammenti di esistenze che non credevi aver vissuto. Si è piacevolmente parlato di Murakami. Ecco in anteprima (dedicated to) la recensione che uscirà nel Mucchio www.ilmucchio.it Non proprio una lettura da ombrellone!
Murakami Haruki Kafka sulla spiaggia (Einaudi)
Tutto dipende dal patto con i lettori, fin dove si spingono nella narrazione, quali limiti del reale vogliono superare. Con Murakami sanno che non devono farsi troppe domande su cosa sia o non sia possibile. Kafka (non è il vero nome) scappa di casa a quindici anni senza che nessuno lo trovi. Personalità difficile con tendenza all’aggressività soffre per l’emarginazione nella scuola snob del quartiere snob di Tokyo. Nakata, da bambino vittima di un misterioso incidente, parla con i gatti e commette un omicidio contro la propria volontà in una profezia edipica che si autoavvera. Saeki, da giovane una specie di pop star con la canzone Kafka sulla spiaggia, lavora in una biblioteca di Takamatsu nel sud del Giappone con Òshima dalla sessualità incerta, né uomo né donna. Lì Kafka troverà rifugio e Nakata quel che cerca. Sullo sfondo di un romanzo visionario si narra di tempo e del rapporto tra passato e futuro. Di spiriti viventi e mondi nei quali è meglio non entrare prima del tempo. Essendo una storia corposa giocata su piani spazio temporali paralleli convergenti divergenti astrusi insomma un magma capirete solo alla fine che il vero tema sono i ricordi. Kafka è stato abbandonato dalla madre che ha portato con sé sua sorella crescendo con il padre, scultore folle e anaffettivo. Qualsiasi donna sulla cinquantina potrebbe essere la madre, ogni ragazza sulla ventina la sorella. Il passato per lui non esiste. Saeki ricorda ma cerca di dimenticare. Nakata non sa come sia diventato ‘stupido’. In un percorso che porterà i personaggi a individuare il proprio destino. Forse non diventerà il nuovo L’uccello che girava le viti del mondo o Norwegian wood, i preferiti dagli appassionati di Murakami, ma è un bel libro non minimalista sui Grandi Temi. Per chi ci crede (il patto con i lettori!). “Qualche volta il destino assomiglia ad una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia l’andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.”