Letture alte da ombrellone/Daniel Pennac
Iniziamo la serie ‘letture alte da ombrellone’ con l’anteprima di una recensione che uscirà nel Mucchio www.ilmucchio.it Il nuovo Pennac è un bel libro adatto anche alla spiaggia. Una volta iniziato non ci sarà bagnino, gelato, onda anomala o altra distrazione che ne impedisca il godimento.
Daniel Pennac Diario di scuola (Feltrinelli)
“Andavo male a scuola… Quando non ero l’ultimo della classe ero il penultimo. (Evviva!) Refrattario dapprima all’aritmetica, poi alla matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione delle date e alla localizzazione dei luoghi geografici, inadatto all’apprendimento delle lingue straniere, ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti), portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati né dalla musica, né dallo sport né da alcuna attività parascolastica.”
Il somaro in questione (asino, scaldabanco ecc.) è Daniel Pennacchioni ovvero Pennac. Nel nuovo libo racconta
la Scuola dal punto di vista dell’allievo ‘difficile’ e di chi per un quarto di secolo ha insegnato nelle cosiddette classi differenziali. Non è un inno alla somaraggine o il riscatto di un bambino che la leggenda vuole abbia avuto bisogno di un anno per imparare la lettera ‘a’ diventato poi scrittore famoso. E’ un saggio, una sincera autobiografia, sul dolore della non comprensione. Il dolore dell’alunno che letteralmente non capisce le nozioni. Il dolore dei genitori, in particolare delle madri, che temono per il futuro del bambino. Il dolore dei professori che vedono in lui il loro fallimento pur non riuscendo ad ammetterlo. La figlia di un’amica di Pennac è stata giudicata ‘non matura e da tenere d’occhio’. All’età di quattro anni! Il sistema scolastico francese sembra simile a quello italiano. Degrado delle periferie, arretratezza dei programmi e inadeguatezza dei professori, ignoranza dei giovani (smentita dai ragazzini che affollano le presentazioni di Pennac). La convinzione quanto meno deterministica che dal primo giorno di scuola dipenda il buon esito dell’esame di maturità e l’ammissione alle università prestigiose. E’ il limite degli adulti. Ragionano in decine di anni dimentichi della durata dell’adolescenza quando domani è un altro giorno e non il giorno prima di quello successivo. Basta con gli alibi. La salvezza dei somari, e di tutti, passa per una speciale forma di amore. Per i professori indimenticabili, pochi e quasi eroici, che provano a tirarci fuori dalla non comprensione rendendo appassionanti le materie che credevamo di detestare. E allora gli ultimi saranno i primi o comunque saranno.
di annarita | 21/06/2008