Ecco Bret Easton Ellis che racconta Fernanda Pivano con una tenerezza sorprendente per la sua cifra stilistica. Mi sono ritrovata, con le dovute differenze, nella sincerità e sensualità dell’interesse per gli scrittori. Era il 1987. Ho conosciuto Fernanda per la prima volta a New York. Accompagnava Jay McInerney a una cena in un ristorante di Soho per festeggiare la pubblicazione del mio secondo romanzo... Tutti sembravano giovani e tutti sembravano famosi. Ricordo ancora con molto affetto l’italiana minuta e caparbia con cui instaurai subito un rapporto così intimo e forte che credo di essermi innamorato un po’ di lei. Quella notte di fine estate/inizio autunno del 1987 lei dava l’impressione di conoscere tutti. Ciò che mi piaceva di lei era l’entusiasmo che mostrava per qualsiasi cosa. Ma in modo particolare per gli scrittori e, naturalmente, essendo uno scrittore anch’io, mi sentivo attratto da lei. Mi sentivo attratto da Fernando perché questo entusiasmo era autentico... Il suo non era l’interesse di un entomologo; no, lei amava troppo il piacere per accostarsi agli scrittori in modo così scientifico... Il suo interesse per i libri e per gli scrittori era quasi sensuale. Lei era lì per me – come lettrice, osservatrice, critico, amica – dall’inizio, persino prima che me ne potessi accorgere... Fernanda fu forse il primo critico europeo ad aver colto l’indignazione camuffata da satira nei miei romanzi. Tuttavia è ben poca cosa se paragonata al suo sconvolgente fascino, alla passione di una vita per gli scrittori e al sorriso d’intesa, all’umorismo spumeggiante, alla vena inesauribile di narratrice, oppure all’aspetto per me più importante: la timidezza che si manifestava nei momenti più imprevedibili. Erano i momenti in cui l’amavo di più. Nient’altro importava, se non che volevo aver cura di lei.
Fonte Corriere della Sera www.corriere.it
Buona lettura.