Dalla mostra Richard Avedon. Fotografie 1946-2004 http://www.formafoto.it/ che consiglio a parte le solite deliranti e incomplete didascalie dei musei italiani scritte in carattere cinque possibilmente nascoste alla vista di chi volesse davvero leggerle. Per non parlare del bar chiuso!
Ecco come Avedon interpreta l’arte di produrre immagini. Siamo nel momento di In the American West, 124 fotografie dal 1979 al 1984 commissionate dall’Amon Carter Museum di Forth Worth (Texas). Gente comune dell’America rurale di professione vagabondo, apicoltore, giostraio, bambino quattordicenne conciatore di pelli, bambina con lentiggini, fisioterapista dai capelli lunghi e ondulati e un Avedon sessantenne sempre bellissimo. Tutti decontestualizzati su sfondo bianco, icone con rughe imperfezioni e unghie sporche, attori non protagonisti di un passato che sembra remoto e invece erano gli anni Ottanta delle copertine di Vogue con le supermodelle e delle campagne pubblicitarie per grandi stilisti fatte dallo stesso fotografo.
“Ritratto non significa somiglianza. Nel momento in cui un’emozione o un fatto viene tramutato in fotografia non è più un fatto ma un’opinione. Non c’è niente di più inesatto della fotografia. Tutte le fotografie sono inesatte. Nessuna incarna la verità.” Come la letteratura!