02/11/2009

Repubblica Milano / I giovani poeti

Ieri su Repubblica Milano, e sono grata a chi lo ha permesso, abbiamo raccontato i giovani poeti italiani. Andrebbero letti senza pregiudizi e senza paura di non capire. La poesia è meno difficile di quel che sembra. Davvero.

 

 

 

AA.VV. Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana (a cura di Giancarlo Pontiggia, Interlinea)

 

 

I giovani poeti esistono e i loro versi hanno il suono della musica alla radio: Chiudo gli occhi e fuori / non è più Milano ma steppa, neve / scrivo e tu dormi / nell’unica stanza viva della casa / i capelli scomposti sul cuscino (Pietro Montorfani). L’antologia raccoglie diciotto autori, nati tra i ‘70 e gli ’80, che alle rime preferiscono uno stile moderno. I temi sono impegnativi: amore, morte, incomunicabilità, i miti. Ma le parole, scelte bene, danno leggerezza. Isabella Leardini usa strofe pop per conquistare l’uomo che la tiene sulla corda (Tutto il mio narrare è baciarti sulla fronte). Daniele Piccini dedica un Canzoniere al padre scomparso, senza sentimentalismo (In poche ore il grano è fatto colmo / ancora meno e sei diventato / il soffio che lo investe). Davide Brullo riprende la tradizione ermetica. E così via. La nuova poesia italiana scorre come un bel romanzo. Se non dovessimo capire, possiamo saltare. Poi, magari, torniamo indietro a rileggere.
di annarita at 07:01:00 Commenta:

02/11/2009

Il decalogo, un gioco intellettuale e i ricordi

Il decalogo. Hans Magnus Enzensberger, raffinato intellettuale amante della poesia protagonista della cultura tedesca, ha appena pubblicato Über Literatur, raccolta dei saggi scritti negli ultimi cinquant’anni (925 pagine!). Il ritratto del mondo culturale europeo con il consueto, e necessario, sguardo disincantato. “Un mondo”, scrive Repubblica che gli dedicato una bella paginata,  “dove non dovrebbero esistere certezze, pregiudizi, luoghi comuni; dove la poesia, come un tempo, dovrebbe andare a braccetto con la filosofa e con la scienza; dove l’editoria dovrebbe prendere esempio dalla gastronomia e creare guide dedicate ai lettori simili a quelle dei ristoranti con tanto di ‘libri à la carte’; dove i vocabolari dovrebbero essere oggetto di un’attenzione, di un amore, particolare.” Dal volume di Enzensberger si può ricavare un “decalogo al contrario” per scrittori, editori, giornalisti e appassionati: quello che non si deve fare in ambito culturale, a partire dal nutrire vane, spesso salvifiche, illusioni. Eccolo (fonte Repubblica):

 

1) Non dovete credere che la letteratura possa cambiare il mondo (siamo sicuri? ndr);

 

2) Non pensate che i libri venduti siano anche letti;

 

3) Gli scrittori non devono fare conferenze per esporre le loro teorie;

 

4) Non fate i catastrofismi: la letteratura non morirà;

 

5) Non fate i futurologi;

 

6) Non abbiate certezze;

 

7) Non pensate che la poesia sia difficile (in genere è più comprensibile dei programmi di partito e dei contratti di affitto e di lavoro. Nonostante i poeti siano più numerosi dei lettori di poesia ed essa sia stata bandita dalla grande editoria e dai programmi televisivi, sorprendentemente continuerà a esistere per sempre: c’è mai stata una civiltà senza poeti?);

 

8) Non fate troppi premi;

 

9) Se li fate evitate le cerimonie barbose, i ricevimenti e i buffet;

 

10) Nelle interviste bisogna evitare di guardare l’orologio.

 

Un gioco intellettuale. Sul Domenicale del Sole 24Ore di ieri Armando Massarenti, autore della deliziosa rubrica Filosofia minima, ha chiesto ai lettori di inviargli i loro “autoepitaffi”, sulla scia di un libro dedicato agli autoepitaffi di personaggi famosi. Ecco i miei: “La solitudine” o “Non me lo so spiegare”. Li ho pensati in aereo un minuto prima del decollo, forse ero stanca ma non mi sembrano male (e sono titoli di canzoni che adoro e comunque basta che sia un titolo di una bella canzone).

 

I ricordi. La giornata dedicata ai defunti coincide purtroppo con la scomparsa della poetessa Alda Merini. Il Corriere della Sera ricorda questa grande figura della Cultura con un verso: “Io nacqui destinata  a soffrire. Mi auguravo di morire. Ma la vita fu feroce: mi lasciò sopravvivere.” Alla Merini e a tutti i morti vanno pensieri e, per chi vuole, preghiere. Senza tristezza, se possibile.
di annarita at 07:00:00 Commenta: