31/07/2009

Le linee dominanti della saggistica

Si parla di linee dominanti della saggistica su Repubblica: l’attualità, i famosi e spesso malscritti instant books, e il saggio breve con un numero limitato di pagine. Tra gli esperti citati nell’articolo ecco l’opinione di Gianluca Foglia (editor Feltrinelli): “La saggistica, tanto più in tempi di crisi, ha un ruolo fondamentale, perché risponde al bisogno di interpretazione di quello che accade. Alcune cose possono farle anche i giornali, ma l’attività di elaborazione di nuove categorie per comprendere il presente da parte degli intellettuali passa necessariamente per i libri. La crisi, sotto questo profilo, ha anche una funzione positiva, ci libera di alcuni titoli superflui e obbliga a tornare ai libri più importanti.”
di annarita at 07:00:00 Commenta:

30/07/2009

Lo sguardo degli uomini

Michela Marzano, filosofa emigrata in Francia, commenta su Repubblica le note vicende sessuali di un noto politico.

 

Ma cosa dicono questi corpi (delle donne, ndr) sottomessi (alle diete, alla chirurgia plastica, allo sport, allo sguardo dell’uomo), il cui volto rifatto ha ormai perso ogni segno di singolarità e di vulnerabilità? Che tipo di relazione con l’altro possono stabilire? … “Ad un volto”, scriveva Deleuze, “possiamo porre due generi di domande, a seconda delle circostanze: a cosa pensi? Oppure: cosa ti succede, che cos’hai, che cosa senti o che cosa provi?”. È attraverso il viso che ognuno di noi può esprimere la propria singolarità e la propria specificità: un viso non è mai “un” viso in generale ma sempre “il” viso di qualcuno che porta su di sé i segni del tempo che passa, delle emozioni vissute, dei dolori, delle gioie… A differenza di un pezzo di pane o di un bicchiere d’acqua che si consumano quando si ha fame o sete, la donna non è un semplice oggetto che può essere consumato a proprio piacimento. E non per ragioni morali ( la “moralina”, direbbe Nietzsche). Ma perché, molto più semplicemente, in ogni relazione umana c’è un “resto”, qualcosa dell’altro che non si può distruggere perché l’altra persona sfugge sempre alla “presa” e, in quanto persona, resiste alla volontà dell’altro di assimilarla a sé. È in questo “resto” che risiede la sua specificità e la sua umanità… Un mondo (quello del noto politico, ndr) che, in fondo, altro non è che il vecchio sistema patriarcale in cui gli uomini amano delle donne che non desiderano e desiderano delle donne che non amano, come diceva Freud, e in cui le donne sono costrette a scegliere a quale gruppo appartenere: le “madonne” o le “puttane”…Stupisce e scoraggia che l’unico modello femminile valorizzato oggi in Italia è quello della bambola impeccabile la cui sola preoccupazione è l’immagine del proprio corpo e la seduzione maschile. Non perché non ci si debba occupare del proprio corpo, ma perché quando il corpo non è altro che un oggetto di consumo, la donna perde la possibilità di esprimersi indipendentemente dallo sguardo degli uomini…

 

Ringrazio, da donna a donna, Michela Marzano per queste parole necessarie ma non c’è bellezza senza un uomo che sappia riconoscerla. E se, invece di rinunciare ai vostri sguardi, puntassimo a una via di mezzo tra “madonne” e “puttane”?
di annarita at 18:15:00 Commenta:

29/07/2009

Intervista a Filippo Bologna

Dietro le quinte dell’articolo. Ho incontrato Filippo Bologna alla Fiera del Libro di Torino. Abbiamo realizzato l’intervista grazie alla determinazione mia sua e dell’Ufficio Stampa Fandango ovvero Francesca Comandini, alla velocità di conquista delle ultime poltrone libere in sala stampa, ad una notevole capacità di astrazione dai rumori circostanti (se sentiste la registrazione!), al fatto che riusciamo nello stesso tempo a salutare persone e a fare domande/rispondere, al comune senso del ritmo radiofonico e alla conoscenza della materia (lui ha scritto il libro, io l’ho letto e studiato). L’intervista era destinata al cartaceo del Mucchio. È stata finalmente pubblicata nel sito del mensile. Lo spazio dedicato ai libri nella stampa tradizionale si riduce sempre di più ma non è un buon motivo per non parlare di letteratura. Ringrazio molto l’affascinante Filippo Bologna e la Fandango. Buona lettura!

 

 

Intervista a Filippo Bologna autore di “Come ho perso la guerra” (Fandango)

 

 

Tutto inizia con un’erezione. Filippo Bologna, intervistando Sandro Veronesi, gli fa notare la somiglianza tra “Caos calmo” e “Chiedi alla polvere” di John Fante. L’erezione in mare del personaggio di Veronesi sarebbe l’omaggio al suo autore di culto. L’erezione della bottiglia, scherza Bologna, un messaggio spedito da Fante e arrivato a Veronesi attraverso le onde del tempo. I due restano in contatto. Veronesi lo sprona a scrivere ed ecco “Come ho perso la guerra” (Fandango, finalista al Premio Strega): storia di resistenza contro la volgarità e la bruttezza di un nuovo stabilimento termale che contaminerà l’antico borgo toscano dove il progresso è gradito quanto basta.

 

 

I temi del romanzo, l’ambientalismo e l’opposizione al progresso rappresentato dalle Terme, sembrano il fondamento dell’amicizia ormai datata tra i personaggi maschili e una copertura della storia d’amore tra Federico e Lea. Come se non avesse voluto scrivere ‘solo’ di questi sentimenti.

 

 

Penso che abbia individuato un punto importante. Ho letto molte definizioni del romanzo. Alcune si soffermano sull’ambientalismo: ‘romanzo di formazione a sfondo ecologico’. Altre ne sottolineano la reticenza perché la storia d’amore non sarebbe spiegata. Non mi ci riconosco molto. È l’ossessione della fiction, del sottotesto. Penso invece che sia un romanzo epico, d’amore e guerra. Un’epica moderna, eroicomica, un po’ cavalleresca. La guerra è una prosecuzione dell’amore con altri mezzi, l’amore stesso è una metafora della guerra. Ho cercato di trovare in questo libro multiplanare, a più dimensioni, un contenitore a un contenuto, a un flusso che avevo dentro.

 

 

Nel romanzo i nemici sono il turismo, i russi volgari (ma non le russe carine…), i soldi facili. Nella realtà contro cosa combatterebbe una guerra magari senza perderla?

 

 

Non si può sapere l’esito di una guerra senza averla combattuta. Sono un sognatore, un idealista, a volte un po’ fuori dal mondo. Non tollero le piccole ingiustizie. Sembreranno cose stupide e comuni (no, ndr) ma noto piccole usurpazioni quotidiane: stanno scomparendo le panchine, ovunque si deve pagare per andare in bagno... C’è un arretramento della dimensione umana e gli spazi vivibili si riducono. Non c’è più un posto per noi come uomini ma solo come utenti, cittadini, clienti, consumatori…

 

 

Si riconosce nel ‘passatismo’ del romanzo? Con un protagonista che si chiama Federico Cremona, onomatopeicamente uguale al suo nome, è facile, forse troppo, pensare che sia una storia vera.

 

 

So che alcuni aspetti di me potrebbero essere glamour per i giornali. Si è parlato di scrittore aristocratico. Invece non sono nobile ma sefardita, ho radici ebraiche. Non sono l’Emanuele Filiberto della letteratura (meno male, ndr). E non sono d’accordo sul ‘passatismo’. La caratteristica delle Avanguardie è di essere antimoderne. Se rileggiamo Pasolini o Bianciardi, all’epoca tacciati come retrogradi reazionari, capiamo che il loro pensiero ha retto quarant’anni e addirittura è all’avanguardia. Del fatto che sia una storia vera, l’autore e il narratore non coincidono neanche nell’autobiografia. Non sottoscriverei ogni pensiero del mio personaggio.

 

 

Nel finale il protagonista, quasi vergognandosene, non riesce a condividere con la sua donna questa bella riflessione: “È colpa mia se il passato è l’unica cosa in cui mi riconosco, se solo guardando indietro trovo il coraggio per guardare avanti?”

 

 

Non è una dichiarazione d’immobilismo. Sono nato in una piccola comunità (San Casciano, ndr), i fatti privati hanno una dimensione pubblica. La memoria collettiva è la nostra identità. Passato e futuro devono convivere, sono contrario al progresso che azzera. Non è un libro sul passatismo ma sulla dialettica tra il progresso e l’uomo e la natura. Un romanzo è il tuo Paradiso, il luogo dove puoi riparare i torti. In questa dimensione fantastica cerchi di risarcire le brutture del mondo.

 

 

La piccola comunità ha reagito in modo veemente. La bicicletta di sua sorella è finita in un cassonetto. Gli amministratori locali l’accusano di essere contro il turismo. Cose così.

 

 

Sono contento che il romanzo abbia suscitato critiche violente a livello locale. È comunque una reazione, una scossa rispetto alla marmellata dei giornali. Hanno interpretato la mia storia alla lettera confondendo autore e personaggio. Lo stabilimento termale è un falso bersaglio. Volevo scrivere una metafora del cambiamento non un bozzetto di paese.

 

 

Sta preparando un altro libro?

 

 

Non ancora. Ho perso una guerra e mi concedo una tregua. Voglio mettere un po’ di vita in mezzo, pensarci. Non c’è solo la letteratura.

 

 

http://www.ilmucchio.it/contents.php?sezione=primopiano&id=415

di annarita at 07:00:00 Commenta:

28/07/2009

Festivaletteratura 2009

Il programma del Festivaletteratura di Mantova (9-13 settembre 2009) è qui http://www.festivaletteratura.it/2009/programma.php È sempre un momento emozionante.
di annarita at 07:00:00 Commenta:

27/07/2009

Sex & Carrots

In America si parla molto, troppo, di “Obsession” romanzo erotico ma non porno, forse autobiografico, scritto dall’ottantacinquenne esponente dell’alta società Gloria Vanderbilt. In un’epoca castrata e molto più casta delle apparenze questa bella signora, che dimostra venticinque anni di meno, dà lezioni di sesso seppur per quasi fiction. Nelle scene migliori: peni artificiali, fruste, corde di seta, stringi-capezzoli d’oro per non parlare di menta, pepe rosso e carote (non è una ricetta) e di come masturbarsi magari davanti a un uomo con una spazzola d’ebano comprata da Harrods (se interessa, la marca della spazzola è Mason Pearson).
“La sola cosa che mi imbarazza è la cattiva scrittura”, ha detto l’autrice. Il libro non è del mio genere, non credo che lo leggerò, ma qualche spunto interessante c’è.

Fonte: New York Times Weekly International Edition allegato a Repubblica.

di annarita at 07:00:00 Commenta:

26/07/2009

Letture sotto l’ombrellone

Ho letto “Tutti gli intellettuali giovani e tristi” di Keith Gessen (Einaudi). Il mio approccio alle cose è più o meno questo, anche quando non vorrei. Parla uno dei protagonisti, alter ego dell’autore, tra l’altro si chiama proprio Keith (le altre voci narranti sono Mark e Sam): “…la mia vita non era proprio rock-and-roll. In una vita rock-and-roll uno si dimenticava tutto e tirava dritto. Mentre io, se me l’avessero chiesto, sarei stato ancora in grado di elencare tutte le persone di cui ero mai stato amico, e tutte quelle che avevo mai amato, e tutte le cose che avevano fatto, e quello che avevano detto. Come se non bastasse, avevo una borsa di studio presso un think tank di Washington per scrivere un’autopsia delle elezioni del 2000: che cosa era andato storto? Stavo studiando la questione. La sto studiando tuttora.”

 

E il ritratto crudo e vero di una Milano che sembra senza sogni, scritto da Corrado Stajano per il Corriere della Sera. Ecco un brano particolarmente significativo, sotto il testo completo: “Che cosa è accaduto a Milano in questi decenni? Il degrado non riguarda soltanto i marciapiedi rappezzati, naturalmente, e neppure i tram che funzionano male, il traffico paralizzante, l’aria avvelenata. Riguarda l’intera comunità, indifferente, passiva. Si è smarrito lo spirito solidale, simbolo della città, persino nelle sue canzoni. A Milano venivano a lavorare tutti, senza alcuna discriminazione. Non comparvero mai sui portoni, come a Torino negli anni Sessanta, quei cartelli oltraggiosi “Non si affitta ai meridionali”. Non è più così, il razzismo è diventato roba di casa, vengono proposte le carrozze separate sulla metropolitana – i bianchi e i neri, i locali e gli oriundi – mentre uomini politici della Lega intonano indecenti ritornelli che sbeffeggiano i napoletani (in nome dell’idea di nazione). Sembra, e va detto con accoramento, con pena, che sia affiorato il peggio nascosto nelle viscere. L’unica voce di umano buonsenso pare quella dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi… Una città una volta ironica, affettuosa e ora incattivita, nevrotizzata.”

 

http://www.corriere.it/cultura/09_luglio_26/milano_metropoli_amara_stajano_3a24d34e-79b7-11de-884e-00144f02aabc.shtml

 

 

di annarita at 20:02:00 Commenta:

24/07/2009

Appuntamenti festivalieri

A settembre si va per festival.

 

 

Sarzana Festival della mente 4-5-6 settembre 2009 6ª edizione. Dedicato alla creatività, al come e al perché nascano le idee. Oltre 60 appuntamenti: conferenze, spettacoli, incontri e laboratori per bambini e ragazzi. Ospiti scrittori, linguisti, artisti, musicisti, architetti, designer, psicologi e psicanalisti, matematici, storici, scienziati, filosofi e pensatori italiani e stranieri.

 

Tra gli eventi, anche se sono freudiana: sabato 5 settembre (Chiostro San Francesco ore 19.00 3,50 euro) Luigi Zoja, grande analista junghiano e autore prolifico di articoli e volumi tradotti in quattordici lingue, parlerà di “Centauri. Mito e identità maschile”. Centauri: esseri duali. Non soltanto erano insieme uomo e cavallo, avevano una doppia natura: saggi e guaritori, ma anche violenti e stupratori. L’identità maschile è scissa in animale (fecondatore) e civile (paternità) ben più di quanto lo sia quella femminile. La sua polarità sociale non è frutto di lunga evoluzione, ma recente e culturale. Quindi, più precaria. Con lo sprofondare del patriarcato riemerge, nel pieno della postmodernità, il polo “rimosso”: la natura animale, simboleggiata dal cavallo. Come nel mito, irrompono patologie quale lo stupro di gruppo, sconosciuto alle specie animali, testimone di una incapacità di relazione risolta con la violenza.

 

 

http://www.festivaldellamente.it/

 

 

Mantova Festivaletteratura dal 9 al 13 settembre 2009 13ª edizione. Non ha bisogno di presentazioni. Alcuni anni fa ero volontaria con la maglietta blu nella redazione della manifestazione. Non lo dimenticherò mai.

 

Il programma di quest’anno sarà presentato lunedì 27 luglio in Piazza Alberti (ore 21). Tra gli ospiti, meglio se letta in lingua originale: la grande Sophie Kinsella, altro che ‘autrice di chick lit’. La signora è laureata in Economia e Filosofia ad Oxford, ha fatto, forse con meno ispirazione, la giornalista finanziaria, scritto con il vero nome (Sophie Kinsella è uno pseudonimo) numerosi romanzi e trovato il successo popolare e ovviamente il disinteresse della critica con la serie “I love shopping” (Mondadori). Non si può non amare la sua protagonista, Rebecca Bloomwood detta Becky. Il migliore è “I love shopping con mia sorella” (“Shopaholic & Sister”, Random House).

 

 

http://www.festivaletteratura.it/

 

 

Modena Carpi Sassuolo Festivalfilosofia 18-19-20 settembre 2009 9ª edizione. Quasi 200 appuntamenti, tutti gratuiti: lezioni magistrali, mostre, spettacoli, rassegne di film, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Il tema di quest’anno è “la comunità”. Una bella sfida per una società ripiegata e rincretinita dal proprio ego. Tra gli ospiti: il citatissimo Marc Augé. Il suo intervento racconterà la “Frontiera” (sabato 19 settembre Carpi Piazza Garibaldi, ore 11,30).

 

 

http://www.festivalfilosofia.it/
di annarita at 07:00:00 Commenta: