30/06/2009

Simone Sarasso nel Mucchio

Nel Mucchio appena sfornato c’è, tra l’altro, questa intervista a Simone Sarasso. Buona lettura!

 

 

Il senso di Simone Sarasso per la giustizia

 

 

Simone Sarasso con “Confine di Stato”  si è presentato come uno dei migliori autori tra quelli epici, che trasformano la Storia in storie. Lo incontriamo per la seconda parte della trilogia, “Settanta” (entrambi i volumi Marsilio): misteri, un forte senso della giustizia, progetti multimediali, cose da non fare per pubblicare e come trovare l’equilibrio tra persona e scrittore (o idraulico, professore, Presidente degli Stai Uniti...).

 

 

 

“Confine di Stato” e il nuovo “Settanta”: più di mille pagine, e funzionano. Ce ne parli?

 

 

Tutta la Trilogia Sporca, che si concluderà nel 2011 con il terzo volume sugli anni Ottanta e sulla deriva del potere fino a Tangentopoli, ha a che fare con gli angoli bui della Storia d’Italia. Per “angoli bui” intendo stragi di Stato, omicidi e tentati golpe passati al vaglio della magistratura in più di un grado di giudizio, che restano misteriosamente senza colpevoli. In “Confine di Stato” parto a indagare il male del Paese dall’omicidio Montesi (1954), passo attraverso la morte di Enrico Mattei (1962) e approdo alla strage di Piazza Fontana (1969). In “Settanta” percorro tutto il decennio più oscuro della nostra Storia prendendo di petto ogni “ferita” degli Anni di Piombo: dal fallito golpe Borghese a piazza della Loggia, alla bomba alla Questura di Milano, all’Italicus, alle stragi brigatiste (compreso il caso Moro), alla bomba di Bologna.

 

 

Sei nato nel ’78. Da dove viene l’interesse quasi ossessivo, in senso buono, per questi angoli bui della Storia?

 

 

La mia età anagrafica non penso sia connessa con l’interesse per il marcio di questo Paese. Ringrazio i miei genitori per essere stati così coraggiosi da mettere al mondo un figlio in quegli anni: non era facile pensare al futuro, con la coltre di nebbia scura che calava sugli occhi… Le mie pagine si portano appresso il grido di dolore delle vittime senza giustizia. Ho cominciato a documentarmi da appassionato di storia; ho iniziato a scrivere da cittadino indignato. Credo che l’indignazione sia il vero motore della mia ossessione.

 

 

Nel trasformare la Storia in romanzo si rischiano complottismo e irrealismo. Hai trovato una soluzione con il personaggio di Sterling. È così?

 

 

Sterling è il cattivo. Il colpevole per eccellenza. È l’uomo che sta dietro le bombe, si occupa del lavoro sporco. È uno stragista. La sua ragion d’essere, ancora una volta, scaturisce dall’indignazione: nella fase preparatoria del romanzo più sprofondavo nella documentazione e più avevo bisogno di un colpevole. Perché i nomi delle vittime erano lì. C’erano le foto a guardarmi dalle pagine dei faldoni. Ma dei colpevoli non si conoscono i nomi. O, se si sanno e si sa per certo della loro colpevolezza, le maglie della giustizia sono troppo larghe.

 

 

Consigli. Da te mi piacerebbe sapere cosa NON bisogna fare per diventare scrittori. Non pagare per pubblicare?

 

 

La piaga degli editori a pagamento è una delle tante che affligge il nostro mondo. Scrivere è un lavoro come un altro e in quanto tale va retribuito. Un consiglio per chi inizia a fare questo mestiere potrebbe essere di non dare troppa importanza a ciò che scrive. E di permettere ad altri di manipolare la propria materia. Due (o più) teste sono sempre meglio di una.

 

 

Oltre “Settanta” fai parte dell’antologia “Voi non ci sarete” (Agenzia X, a cura di Alessandro Bertante) con un racconto da “United We Stand” (in lavorazione, uscirà per Marsilio nei prossimi mesi).

 

 

“United We Stand” (www.unitedwestand.it) è una graphic-net-novel, scritta da me e illustrata da Daniele Rudoni. Un romanzo a fumetti che ha prolungamenti in rete e altrove: spin-off, narrazioni tangenziali, racconti musicati o illustrati; realizzati da noi, da altri scrittori o da fan. L’ultimo di questi spin-off si intitola “Terra di nessuno” e ha valicato i confini editoriali uscendo per Agenzia X. Narra il futuro dell’Italia dopo quasi un ventennio di guerra civile: la resistenza, gli sconfitti, gli ultimi.

 

 

Hai detto che ti immagini circondato da bambini. Mi ha colpito la sincerità. Confermi? come trovi l’equilibrio tra persona e scrittore?

 

 

Confermo. Tra dieci anni mi vedo sicuramente padre. La fragilità dell’equilibrio tra attività professionale e vita privata è una falsa questione: un idraulico torna a casa la sera e non è più un idraulico, ma un padre e un marito (o un fidanzato, un amante). Lo stesso vale per il meccanico, il professore universitario, il Presidente degli Stati Uniti. Perché non dovrebbe funzionare per lo scrittore? Un ottimo esempio della “separazione delle vite” è Stephen King. C’è un passo esilarante del suo “On writing” (un libro da leggere, ndr) dove descrive una normale giornata di scrittura che viene di tanto in tanto interrotta da commissioni, imprevisti (si è rotto lo sciacquone...), visite dei figli... Scrivere è un mestiere. Meraviglioso, entusiasmante, faticoso, fantastico, ma pur sempre un mestiere. A una cert’ora si stacca. Si ripongono tastiera e segnalibro e si sta con la famiglia. Per il lavoro ci sarà spazio l’indomani.
di annarita at 07:00:00 Commenta:

29/06/2009

Repubblica Milano

Questa recensione è uscita ieri su Repubblica Milano. Sensazione stupenda.

 

 

Violetta Bellocchio “Sono io che me ne vado” (Mondadori)

 

 

Nell’esordio della milanese Bellocchio (nipote del regista Marco) la gioventù è bruciata. Per Layla è cambiato tutto dopo “quella cosa”. Era una ragazzina, lui no, lei non voleva eppure successe. A ventotto anni, bella e spietata, lascia Milano e una famiglia di ricchi squinternati. Apre un albergo in Versilia con Sean dai capelli rossi, ex tossicodipendente. Nel doppio finale stile horror capiremo perché Sean si prenda cura di Layla. Scrittura sopra le righe, con un effetto meno sperimentale del voluto, ma i libri e la realtà non possono essere sempre rassicuranti.
di annarita at 07:00:00 Commenta:

28/06/2009

Twitterature

Gli sms, Twitter, Facebook, la maggior parte dei blog stanno massacrando il linguaggio. So di studenti universitari che negli esami scritti usano ‘k’ al posto di ‘ch’. Meno male che ci sono i libri. E invece no. La famosa casa editrice Penguin, inglese ma presente in tutto il mondo, lancerà il prossimo autunno Twitterature (da Twitter+Literature): i più celebri libri del mondo riassunti in venti o meno ‘twitter’ (periodi di 140 caratteri) riscrivendo la Storia della Letteratura con venti o meno frasi per volume. L’idea geniale (?) è di due studenti diciannovenni dell’Università di Chicago. Facilissimo copiare l’iniziativa. È questione di tempo. Quale sarà l’editore italiano più veloce a ‘twitterare’ i nostri capolavori? Marshall McLuhan aveva capito tutto: “the future of the book is the blurb” (“il futuro del libro è la fascetta promozionale”, ndt).
di annarita at 15:14:00 Commenta:

27/06/2009

Repubblica Milano

Questa recensione è uscita ieri su Repubblica Milano. Sensazione stupenda.

 

 

Silvia Paoli “Lost in fashion (o la moda o la vita)” (Baldini Castaldi Dalai)

 

 

“Chissà se questa Milano esiste per qualcun altro oltre che per me. Chissà se esiste qualcun altro come me in questa Milano.” Irene, caporedattore di un femminile, è seminuda in uno showroom per una svendita privata. Prova e scarta jeans. La rincuora Veronica, di una rivista concorrente: il jeans è il capo più difficile, l’importante è entrare nella taglia campionario. Irene sorride. Quelle della moda dicono cose surreali, insensate, superficiali. E se lo facessero apposta per alleggerire la realtà? È il senso del romanzo di Silvia Paoli. Dietro le quinte del fashion, quindi della nostra città, dal punto di vista di giornaliste, direttrici che creano e distruggono stilisti come i galleristi nell’arte, tango e Tango (il locale in Via Casale), uomini in fuga, donne che vogliono cambiar vita. Per non perdersi nei lustrini e nel glam servono ironia e disciplina.

 

L’autrice, milanese d’adozione, sa quel che scrive. Nella rubrica di Vanity Fair Lost in Fashion, seguitissima dalle modaiole, racconta con un po’ di fiction i fatti suoi e funzionano al punto da essere diventati un libro. Siamo dalle parti di Sex and the City ma a Milano, oggi. Lisa, caporedattore di Star&Fashion, sparisce dopo le vacanze estive. La sostituisce Irene: trentacinque anni, capelli lunghi divisi al centro come Carla Fracci, un’insana dipendenza dal tacco 12. Con lei una miriade di amiche-colleghe tra sfilate e aperitivi mentre i fidanzati vanno e vengono.

 

Pura letteratura d’evasione, il rosa domina fin dalla copertina. La moda in fondo è un gioco. Interpretare un ruolo. Cambiare continuamente mescolando i vestiti: gonna Prada e ballerine da dieci euro, camicia Zara e pantaloni Armani. Ma è anche un’industria che, nonostante la crisi, sembra uno dei pochi settori italiani all’avanguardia.
di annarita at 15:32:00 Commenta:

26/06/2009

Fare jazz a Milano tra Berchidda e Filadelfia

Alla Milanesiana una serata meravigliosa di scienza, letteratura con Imre Kertész e musica con il concerto di Paolo Fresu, Uri Caine e l’Alborada Quartet.
Imre Kertész nel 2000 torna a Birkenau meglio noto come campo di concentramento di Auschwitz, al quale è miracolosamente sopravvissuto: “Ho percorso il chilometro della rampa di cemento che portava ai forni crematori per capire che potevo farlo restando vivo.”
Paolo Fresu da Berchidda e Uri Caine dalla Filadelfia intellettuale, accompagnati dall’Alborada Quartet, hanno suonato un jazz sublime coprendo, per qualche attimo, il trambusto del mondo moderno. L’immagine della serata: Fresu in tshirt bianca e pantaloni a quadri color salmone, molto più giovane dell’età anagrafica, si attorciglia alla tromba per difenderla da tutto il resto. Sullo sfondo il rigore, l’estro e il total black del Maestro Caine e degli Alborada.

di annarita at 07:00:00 Commenta:

25/06/2009

Il mio modo di essere parte delle cose è scrivere

Il New York Times ha intervistato Michael Thomas autore di “Man Gone Down”, il suo primo romanzo pubblicato nel 2007 negli Stati Uniti vincitore quest’anno del premio letterario più ricco del mondo, l’International Impac Dublin Literary Award (centomila euro).

 

Thomas, quarantuno anni, insegnante di Letteratura e Scrittura Creativa all’Hunter College (New York) e un mucchio di altri lavori per andare avanti, non si aspettava il riconoscimento. Il romanzo era stato respinto da molti editori per poi essere pubblicato direttamente in ‘economica’ ottenendo buonissime recensioni ed entrando nell’annuale classifica dei migliori dieci libri di fiction redatta dalla New York Times Book Review.

 

Lo scrittore quando ha saputo di aver vinto il premio dublinese, sulle prime, ha avuto il dubbio che il merito, per una invece irrilevante questione di colore di pelle, fosse dell’elezione di Obama. Poi ha capito: “Ho disprezzato o sfuggito o sprecato fino a giocarmi tutte le ‘fiche’ogni opportunità che ho avuto, per rabbia o sospetto. Comunque mi senta, questa è una nuova opportunità per essere parte delle cose, e il mio modo di essere parte delle cose è scrivere. È il patto con me stesso.” A proposito di “Man Gone Down” ha detto, ma speriamo si sbagli: “Facevo un sacco di lavori. tenevo quattro corsi a semestre e due o tre in estate, e allenavo squadre di calcio e di baseball e cercavo di costruire la mia casa. Non credo che [il libro] sia qualcosa che potrei replicare.”

 

Facile previsione: Thomas sarà tradotto in italiano. L’intervista completa, in inglese, è qui http://www.nytimes.com/2009/06/23/books/23thomas.html?pagewanted=1&_r=1&ref=books
di annarita at 07:01:00 Commenta:

25/06/2009

Rifugiati Football Club

Warren St. John è nato a Birmingham (Alabama). A diciassette anni si è trasferito a New York dove ha studiato alla prestigiosa Columbia University. È un giornalista del New York Times e uno scrittore. Il primo libro “Rammer Jammer Yellow Hammer”, sui tifosi del football universitario, non è stato ancora tradotto in italiano. Il secondo volume “Rifugiati Football Club”, appena pubblicato da Neri Pozza, sarà presentato oggi a Milano (Feltrinelli Corso Buenos Aires, 33 ore 18).
Ho avuto il piacere di intervistare St. John. Dopo la Columbia ha lavorato nei migliori giornali americani: “Sono stato fortunato”. Vero, ma la fortuna aiuta gli audaci e, più spesso di quel che crediamo, i talentuosi.
La trama di “Rifugiati Football Club”. In una cittadina degli Stati Uniti (Clarkston, Georgia) esiste una squadra di calcio unica al mondo, un incredibile gruppo di ragazzi senza patria e con un futuro difficile: i Fugees (Rifugiati). Giovani calciatori di ogni nazione (Etiopia, Burundi, Afghanistan, Congo, Iraq, Liberia, Sudan, Somalia, Bosnia...) sopravvissuti a guerre civili, povertà, violenza. Allenati da una donna: Luma Mufleh, emigrata in America da Amman (Giordania) contro il volere della sua famiglia, in cerca di fortuna e di se stessa. Una storia vera di sport, riscatto e speranza.
La fondazione e le attività dei Rifugiati si possono seguire sul sito www.fugeesfamily.org

di annarita at 07:00:00 Commenta: