22/05/2009

Il coraggio dell’autofiction e il fantasma semiotico

Seconda serata di Officina Italia. Il titolo “Il coraggio del futuro” diventa “Il coraggio dell’autofiction”. Quasi tutti gli autori ospiti leggendo gli inediti dicono ‘io’ e intendono proprio ‘io’.

 

Alfonso Berardinelli: “Il futuro aliena il presente in cambio di promesse che non verranno mantenute.”

 

Marco Belpoliti: “La vergogna, dicono gli psicanalisti, è diventata un tabù. L’unica cosa che si vuole nascondere è l’insuccesso. La vergogna è diventata amorale (sempre gli psicanalisti).”

 

Antonio Scurati, nel dibattito “Prigionieri del presente. La letteratura al tempo della cronaca”: “La letteratura non può limitarsi al presente ma si abbevera dal passato ed è rivolta alle nuove generazioni.”

 

Marco Belpoliti: “Più che prigionieri del presente lo siamo del passato (ce l’ha con i romanzi di Nicola Lagioia e Giorgio Vasta ambientati negli anni ’80 e ’70, ndr).”

 

Lagioia prova a rispondere a Belpoliti ma Wu Ming 1 chiude la discussione, per altro pacata: “Ho una figlia, sono padre, questi sono discorsi da figlio (ce l’ha con Lagioia che si è posto verso Belpoliti da un punto di vista generazionale, ndr). Voglio vendicare i torti subiti dagli antenati mettendo al mondo persone migliori.”  Applausi.

 

Alfonso Berardinelli: “Non siamo prigionieri del passato o del presente. Il passato esiste rispetto al presente. Il cinema è archeologia culturale rispetto al libro come i giornali, che sono ancora più arcaici e deperibili rispetto al libro.” Ed è sua la migliore definizione di critico letterario: “Non c’è distinzione tra scrittore e critico. Il critico è un tipo di scrittore. Il romanzo è un genere critico. La narrazione è analisi critica, un modo di capire le cose. I critici sono i custodi del passato nel confronto con il presente. La critica nasce da discussioni sui libri che si leggono.”

 

Sullo sfondo il fantasma semiotico di un racconto di William Gibson evocato da Wu Ming. Non credo che tutti abbiano capito cosa intendesse Gibson con ‘fantasma semiotico’ ma suona bene.

 

Se avessi lo stesso ‘coraggio dell’autofiction’ scriverei che ho avuto e ho un po’ di magone. Che sono quasi tranquillizzata dalle delusioni però certe cose non dette crescendo (invecchiando) non fanno meno male. Che un parco giochi mi ha riavvicinato ad una situazione alleviata, non risolta, da libri, fiere, officine.
di annarita at 07:00:00 Commenta: