29/05/2009
Abbracciami
Ieri nel New York Times ho scoperto la nuova moda degli adolescenti americani: dirsi ‘ciao’ abbracciandosi fin dalle sette di mattina a scuola. Nell’epoca in cui i tredicenni sono i nuovi diciottenni, e i ventenni della mia generazione, i giovani americani che si rifiutano di abbracciare e farsi abbracciare sono considerati strani e asociali e vengono emarginati, come se non fosse già abbastanza difficile entrare nel gruppo. Ma ai detrattori degli abbracci, purtroppo ce ne sono, ricordo che il contatto fisico è importante. Ogni tanto, scegliendo bene.
L’articolo sugli adolescenti che si abbracciano è piaciuto molto ai lettori del New York Times, era il più letto del sito, e al Corriere della Sera che lo ha ripreso.
Ecco la versione del Corriere http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_28/abbracci_usa_scuole_alessandra_farkas_78193546-4bb3-11de-a6f4-00144f02aabc.shtml
e quella del New York Times http://www.nytimes.com/2009/05/28/style/28hugs.html?_r=1&em
29/05/2009
Tre segnalazioni importanti
Per quelli che non c’erano ecco il video del dibattito su donne e editoria organizzato il 16 maggio alla Fiera del Libro di Torino da Valeria Palumbo. Partendo dal suo nuovo libro “L’ora delle ragazze Alfa” (Fermento) hanno parlato di cultura, libri, lavoro femminile, girl power, nuove tecnologie, di quante volte facciamo la spesa cinque minuti prima che il supermercato chiuda e molto altro: Antonella Parigi (direttore del Circolo dei Lettori di Torino), Maria Giulia Castagnone (direttore editoriale Piemme), Loretta Napoleoni (scrittrice e economista) et moi moderati con classe e preparazione da Valeria Palumbo.
http://www.valeriapalumbo.com/valeriapalumbo.com/Filmato_7_Ragazze_alfa_Torino_2009.html
Per quelli che non erano alla Fiera del Libro di Torino ecco l’intervista realizzata da Saverio Simonelli, responsabile di La compagnia del libro (programma in onda su SAT2000 e sito veramente all’avanguardia), e il suo gruppo di lavoro a Vittorio Bo sui booktrailer di Codice Edizioni, tra i primi ad usare questo strumento nella saggistica. Il progetto è stato realizzato anche grazie alla determinazione di Giovanna Solimando e Mattia Garofalo.
http://www.lacompagniadellibro.sat2000.it/articolo.php?id=354
Per quelli che vogliono leggere un buon libro, scritto bene, che racconta storie, sentimenti, amicizie, amori, è uscito il nuovo romanzo di Paolo Bianchi “Per sempre vostro” (Salani): passioni e falsità dietro le quinte del giornalismo e della tv. Emilio, giornalista in crisi appena mollato dalla moglie Aurora, fuggita non si sa dove, potrebbe fare un grande scoop (ricordate Vallettopoli?). Iride, sua compagna di università, amica o forse qualcosa in più, è diventata una conduttrice famosa. Lo scoop potrebbe crearle qualche problema. Come si comporterà Emilio dovendo scegliere tra etica giornalistica, amore e amicizia? e tra Iride e Aurora?
28/05/2009
La famiglia postmoderna
Sono un po’ diffidente verso le ricerche pseudoscientifiche generiche che ottengono conclusioni quali “tutte le donne sono vanitose”, “non esiste più il maschio latino” e così via. L’ultimo scoop viene dall’Inghilterra: i genitori starebbero con i figli un tempo totale di quarantacinque minuti al giorno. Non ho dati per contestare tale affermazione ma sembra poco anche nel caso di genitori superimpegnati.
Su famiglia, figli e lavoro femminile, temi ai quali tengo particolarmente, ecco l’intervista a Repubblica della sociologa Paola Di Nicola, autrice di “Famiglia. Sostantivo plurale. Amarsi, crescere e vivere nelle famiglie del terzo millennio” (Franco Angeli). Sono d’accordo su tutto. La sociologa conferma che il lavoro delle donne ha cambiato le abitudini familiari. Non credo che nelle sue parole ci sia un giudizio negativo tanto che l’intervistatrice, appunto donna, non ha avuto obiezioni. Poi sta a noi trovare l’equilibrio tra i diversi aspetti della vita. Buona lettura (fonte Repubblica).
Repubblica: Anche i tempi della famiglia italiana sono così ridotti? (si riferisce ai quarantacinque minuti della ricerca inglese, ndr)?
Paola Di Nicola: I nostri tempi non sono diversi da quelli europei anche se siamo portati a crederlo perché da noi la famiglia ha un valore simbolico più forte. Si sta insieme spesso il tempo della cena, della tv, ma con la moltiplicazione delle televisioni anche questa abitudine è in declino. Si sta insieme il tempo dello shopping, il sabato e la domenica nei centri commerciali, spesso il tempo della famiglia è il tempo del consumo.
R.: Come è cambiato il tempo familiare e perché?
P. D. N.: Il cambiamento è stato veloce. Una volta si pranzava e si cenava insieme, almeno fino agli anni ’70 i padri tornavano a casa per mangiare e la famiglia si riuniva più spesso. Oggi tutti stanno molto tempo fuori. Ma quello che ha cambiato i tempi della famiglia è stato soprattutto il lavoro femminile: finché le madri stavano a casa il tempo del lavoro maschile non incideva molto sull’organizzazione, adesso invece i tempi della famiglia sono scanditi dal lavoro degli adulti. Tutto ruota intorno al lavoro, la società riconosce di più il lavoro produttivo che quello riproduttivo, intendendo per questo la cura e l’accudimento. È anche per questo che le italiane non fanno figli.
R.: Si dice spesso che quello che conta è la qualità del tempo che si passa insieme più che la quantità. Forse è un’affermazione consolatoria.
P. D. N.: Il modo in cui si sta insieme è importante, è vero che ogni generazione ha i suoi ritmi ma la quantità non si può sottovalutare. La vita è fatta di molti tempi e non si può ridurre il tempo familiare al consumo e all’effimero, anche fare una passeggiata con i figli, andare a trovare un amico insieme a loro può essere importante.
R.: Il tempo incide sulla qualità dei rapporti.
P. D. N.: Incide sulla qualità della vita, le persone ricche sono quelle che possono gestire il loro tempo.
27/05/2009
Studio illegale
La recensione di questo romanzo pericoloso per quelli che vorrebbero cambiar vita, dopo averlo letto non avranno dubbi, è stata scritta prima di conoscere l’autore. Poi l’ho conosciuto e mi ha fatto la stessa buona impressione. Doveva uscire in un mensile, temo sia ancora nei cassetti. Ma i libri e le recensioni non scadono. Buona lettura!
Duchesne Studio illegale (Marsilio)
Il mondo del lavoro è peggiore di quello narrato da Federico Baccomo alias Duchesne, trentenne avvocato milanese. Per i molti non dotati del suo sguardo ironico, le riunioni interminabili, le frustrazioni e i conflitti possono avere effetti nocivi. La carriera letteraria dell’autore inizia con un blog sul dietro le quinte degli avvocati d’affari. Un tema apparentemente noioso che, grazie alla buona scrittura e al senso d’umorismo politicamente scorretto, riesce a raccontare i tempi moderni. Non solo precariato ma l’insoddisfazione di chi ha un lavoro e vorrebbe farne uno diverso o lo stesso in modo diverso (senza restare in ufficio fino a mezzanotte nutrendosi di pizze fredde e sushi caldo, senza scattare quando chiama il capo che storpia il tuo nome all’inglese, ecc.). Andrea Campi, il protagonista, è uno della ‘Milano legale da bere’. Prima di uscire dal tunnel dovrà lavorare troppo, perdere una ragazza e forse trovarne un’altra, picchiare un collega, concludere l’ultimo grande affare a Dubai. Ma la libertà si intravede fin dalla prima pagina. Un romanzo consigliato a quelli che vorrebbero cambiar vita e rimandano...
26/05/2009
Sono un sognatore
“Sono un sognatore, un idealista, a volte un po’ fuori dal mondo”, mi ha detto uno scrittore che ho intervistato. Dopo le fiere e le officine, uscita da ambienti ovattati dove credi nella dimensione comunitaria ma rischi di illuderti, mi sento così. Un po’ fuori dal mondo.
PS il blog aveva fatto un gran balzo nella classifica. Vediamo se regge questo post intimista ombelicale.
24/05/2009
Una buona notizia
“Vent’anni fa i miei studenti volevano andare a Wall Street, adesso vogliono salvare il mondo.” La buona notizia è stata data dalla scrittrice Premio Nobel e docente a Princeton Toni Morrison, a Milano per presentare il nuovo volume tradotto in italiano (“Il dono”, Frassinelli) nell’incontro “La storia: chi la fa e chi la scrive”.
22/05/2009
Il coraggio dell’autofiction e il fantasma semiotico
Seconda serata di Officina Italia. Il titolo “Il coraggio del futuro” diventa “Il coraggio dell’autofiction”. Quasi tutti gli autori ospiti leggendo gli inediti dicono ‘io’ e intendono proprio ‘io’.
Alfonso Berardinelli: “Il futuro aliena il presente in cambio di promesse che non verranno mantenute.”
Marco Belpoliti: “La vergogna, dicono gli psicanalisti, è diventata un tabù. L’unica cosa che si vuole nascondere è l’insuccesso. La vergogna è diventata amorale (sempre gli psicanalisti).”
Antonio Scurati, nel dibattito “Prigionieri del presente. La letteratura al tempo della cronaca”: “La letteratura non può limitarsi al presente ma si abbevera dal passato ed è rivolta alle nuove generazioni.”
Marco Belpoliti: “Più che prigionieri del presente lo siamo del passato (ce l’ha con i romanzi di Nicola Lagioia e Giorgio Vasta ambientati negli anni ’80 e ’70, ndr).”
Lagioia prova a rispondere a Belpoliti ma Wu Ming 1 chiude la discussione, per altro pacata: “Ho una figlia, sono padre, questi sono discorsi da figlio (ce l’ha con Lagioia che si è posto verso Belpoliti da un punto di vista generazionale, ndr). Voglio vendicare i torti subiti dagli antenati mettendo al mondo persone migliori.” Applausi.
Alfonso Berardinelli: “Non siamo prigionieri del passato o del presente. Il passato esiste rispetto al presente. Il cinema è archeologia culturale rispetto al libro come i giornali, che sono ancora più arcaici e deperibili rispetto al libro.” Ed è sua la migliore definizione di critico letterario: “Non c’è distinzione tra scrittore e critico. Il critico è un tipo di scrittore. Il romanzo è un genere critico. La narrazione è analisi critica, un modo di capire le cose. I critici sono i custodi del passato nel confronto con il presente. La critica nasce da discussioni sui libri che si leggono.”
Sullo sfondo il fantasma semiotico di un racconto di William Gibson evocato da Wu Ming. Non credo che tutti abbiano capito cosa intendesse Gibson con ‘fantasma semiotico’ ma suona bene.