15/04/2009

Appuntamento a Milano Alessandro Bertante

Non sono molti i libri che esportiamo. La letteratura italiana all’estero è ignorata, sottovalutata, non tradotta, relegata negli Istituti di Cultura e in altre nicchie extralusso per pochi scrittori, sempre gli stessi, considerati, non sempre a ragione, à la page.

 

In occasione dell’uscita in Spagna del romanzo di Alessandro Bertante “Al Diavul” (Marsilio) l’autore ne parla con Guido De Franceschi domani a Milano (Istituto Cervantes Via Dante, 12 ore 18).

 

Qui la recensione che ho scritto circa un anno fa per il Mucchio (in versione large). Ricordo che lessi questo libro in una spiaggia che adoro.

 

 

Alessandro Bertante “Al Diavul” (Marsilio)

 

 

Il mistero della guerra non è che uomini lottino contro uomini ma come riescano nonostante tutto ad amare, procreare, bere all’osteria, andare a puttane, a volte sognare. Il romanzo di Alessandro Bertante narra tra verità e fiction il movimento anarchico europeo e il tentativo di vivere a dispetto della Storia.

 

Errico Nebbiascura è figlio di Ruggero, fabbro di Montecastello, paese dell’alessandrino. Dal padre assimila il mestiere che durante la rivolta spagnola gli sarà utile per fabbricare armi. La fede politica. E il soprannome, Diavul, Demonio. Aggiunto ad un occhio geneticamente viola non illuda il lettore sul lieto fine. Siamo all’inizio del XX Secolo. Sappiamo cosa fu il fascismo. Dopo i primi scontri violenti che coinvolgono Errico, Ruggero non ha scelta. Mentre tutti lo credono vinto dagli eventi e impazzito organizza la fuga del giovane. In treno verso la Francia passando per la Liguria e da lì in Spagna, a Barcellona. La città regalerà al protagonista esperienze indimenticabili, mondi lontanissimi, non meno violenti di quelli sperimentati da adolescente nell’ancestrale Montecastello. Conoscerà la solidarietà anarchica, l’amicizia di una puttana e l’amore di Marisol, compagna di lotte anche armate e giornalista embedded al seguito dei rivoluzionari. Intanto è scoppiata la guerra civile per la quale Errico e Marisol combatteranno prima nella Barcellona pronta alla morte pur di difendere la libertà e poi nella leggendaria Columna de Hierro sul versante aragonese. Di fronte a certi avvenimenti storici non ci si può tirare indietro o almeno i protagonisti non riescono e non vogliono. A quale prezzo lo capirete leggendo.

 

Bertante punta su un tema non facile, l’anarchismo, con una scrittura che non ha paura di amplificarne gli aspetti emotivi e sociali. Il messaggio non è solo l’opposizione ad ogni tirannia. Le vicende di Errico insegnano che mai si dovrebbe rinunciare agli ideali e all’amore.

 

La scena cult. Il protagonista è in treno. Sul binario opposto gli appare il bambino ormai uomo con il quale passava ore a guardare il fiume.

 

“Non sempre mi fido dei ricordi. E’ bene conservare dei dubbi. Lo vidi e fui subito certo che si trattasse di lui. Il mio amico, il mio grande, unico amico. ‘Antonio!’ urlai con tutta la forza che avevo in corpo. Alzò la testa e subito mi riconobbe. Era molto più che sorpreso. ‘Errico, fratello! Dove stai andando? Dio mio, Errico!’ ‘In Spagna, amico mio. In Spagna.’ Antonio non riusciva più a parlare. Stava immobile con la bocca aperta e le braccia penzolanti dal finestrino. Finché esplose in un urlo di gioia. ‘Sto tornando in Italia, Errico, torno a casa.’”
di annarita at 07:00:00 Commenta: