01/04/2009

Nathaniel Rich nel Mucchio/1

Nel Mucchio in edicola c’è l’intervista a Nathaniel Rich. L’ho incontrato a Bellagio, un posto stupendo sul Lago di Como, dove lo scrittore, senior editor alla prestigiosa rivista newyorkese The Paris Review, ha trascorso un periodo per dedicarsi alla stesura del nuovo romanzo e alla traduzione in inglese di un libro di Primo Levi per il mercato americano.

 

Aspettando di pubblicare qui l’intervista, e soprattutto di sapere cosa ne pensi Rich che appunto conosce l’italiano, ecco la recensione del suo esordio, La voce del sindaco (Neri Pozza). Sono pochi i volumi che non sembrino già letti. E quando se ne trova uno con questa dote non bisogna lasciarselo sfuggire. Buona lettura.

 

 

Nathaniel Rich La voce del sindaco (Neri Pozza)

 

 

Ogni anno a New York, ad aprile, si tiene il “Revel” (sinonimo di ‘baldoria’), party benefico-mondano della rivista letteraria The Paris Review. Guardando le foto dell’evento capirete perché la cultura newyorkese affascini molti di noi. Nathaniel Rich, ventisettenne, conosce bene questa scena: senior editor di Paris Review, famiglia di addetti ai lavori (la madre nell’editoria, il padre columnist del New York Times, il fratello più giovane autore satirico) e invidiabile indifferenza ai blog di Manhattan che  massacrano i cosiddetti figli di papà con i soldi di altri figli di papà che pubblicano quei blog...

 

Uno come Rich, direte, avrà esordito con un libro autobiografico-minimalista dalle mille luci. E invece il primo romanzo narra l’ossessione per il linguaggio e il suo fallimento, il modo nel quale confonde più che mettere in relazione le persone. I personaggi vogliono comunicare pensieri e emozioni ma per varie ragioni e nonostante strategie spesso fantasiose non ci riescono. L’unica parte autobiografica, parole di Rich, è quando uno dei protagonisti maschili si umilia davanti alla ragazza che gli piace. Ed è ambientato nel Carso! L’autore viveva nella poliglotta Trieste l’estate nella quale ha iniziato a scriverlo.

 

La trama. Due storie che non si incrociano se non nei luoghi (da New York al Carso) e nella fantasia dei lettori. Il giovane Eugene, in fuga dal padre e dalle responsabilità, arriva a Trieste per ritrovare la figlia del suo datore di lavoro, Alice detta Alicia Sonia o Agata, sparita durante la ricerca di uno scrittore sparito da trent’anni dopo essere stato visto l’ultima volta proprio nel Carso. Sarà amore o forse no. Il signor Smith, assicuratore in pensione in fuga dalla solitudine, viene in Italia sulle tracce di un vecchio amico. Troverà quel che si aspetta o forse no. Eugene e Smith potrebbero incontrarsi su una montagna del Carso, e a Hollywood piacerebbe moltissimo, ma ricordate che parliamo di un romanzo ambizioso, coraggioso e soprattutto autentico.
di annarita at 07:00:00 Commenta: