26/02/2009
Un booktrailer contro la crisi
Tuma’s book bar giovedì 26 marzo 2009 “Un booktrailer contro la crisi. Traducendo i libri in immagini sulle ceneri di Wall Street”
Via dei Sabelli, 17
Roma- San Lorenzo
(dalle ore 19,00)
Tra Futurismo e Beat Generation
Con: Saverio Simonelli (giornalista, responsabile di
Coordinano Annarita Briganti e Roberto Arduini.
Organizzato da Annarita Briganti e Isabella Borghese in collaborazione con l’Associazione Culturale I.DEA.
E direttamente dalle migliori librerie gli scrittori: Paolo Bianchi, presenterà in anteprima il booktrailer e leggerà brani del nuovo romanzo “Per sempre vostro” (in uscita per Salani a maggio 2009); Nino D’Attis, i filmati dei suoi romanzi sono vincitori di numerosi premi. L’ultimo volume è “Mostri per le masse” (Marsilio); Peppe Fiore, racconterà in anteprima il nuovo libro “La futura classe dirigente” (in uscita per Minimum Fax a marzo 2009) con un contributo video a sorpresa; Romano De Marco, in quei giorni nei prestigiosi Gialli Mondadori con “Ferro e fuoco” presenterà il libro con il booktrailer; Silvana Mazzocchi e Patrizia Pistagnesi con il booktrailer di “L’amore crudele” (Baldini Castoldi Dalai).
Una serata dedicata al desiderio di sperimentare con i booktrailer nuovi linguaggi e di far divertire con i libri anche e soprattutto in tempo di crisi economica.
Scrittori, editori, produttori e esperti si esibiranno in un happening con reading, proiezione di booktrailer e bevute in compagnia dei lettori. Tra Futurismo e Beat Generation.
25/02/2009
Robert Crais
Ho avuto il piacere di conoscere Robert Crais e i migliori giallisti del mondo due anni fa al Festivaletteratura di Mantova. Crais, Dennis Lehane e io, molto mattinieri, ci incontravamo verso le 7,30 a colazione scambiandoci grandi sorrisi da un tavolo all’altro, tra una brioche e l’altra. Ecco alcuni brani di un’intervista pubblicata dal Giornale per l’uscita del nuovo libro di Crais “Attraverso il fuoco” (Mondadori) sul lato oscuro di Los Angeles nella stagione degli incendi, che forse ricorderete. Nell’intervista si parla anche del mestiere di scrivere: “Soprattutto mi auguro che i miei lettori stiano svegli tutta la notte a leggere le pagine dei miei romanzi”. Poche cose sono più belle di stare svegli tutta la notte a leggere...
Dal Giornale
Intervista a Robert Crais
...
«Ogni volta che scrivo una nuova storia di Cole (il detective Elvis Cole, ispirato al padre di Crais, protagonista delle sue storie, ndr) provo al contempo paura e piacere. Sono da una parte scombussolato e dall’altra atterrito. Ogni nuovo romanzo che scrivo, per me è una vera e propria esplorazione. Non so mai se ce la farò ad arrivare fino alla fine. Non so mai se manterrò lo stesso ritmo dei precedenti o se invece qualcosa cambierà. Per far crescere il mio eroe ho bisogno di scuoterlo ogni volta. Devo renderlo fragile, debole. Devo accerchiarlo con dubbi, rimpianti, paure. Solo così posso renderlo umano e credibile ai lettori».
...
Le manca il suo lavoro di sceneggiatore televisivo?
«No, non ne sento una vera nostalgia. Mi manca soltanto talvolta l’eccitazione dei tempi di produzione. È sempre adrenalinico collaborare con gente di talento e creare insieme film. In particolare ho sempre amato molto il lavoro di postproduzione (editare un film, scegliere la musica giusta e i giusti effetti speciali). Questi sono gli aspetti di quel mondo che trovo grandiosi, ma sinceramente preferisco scrivere romanzi piuttosto che scrivere per la televisione. Mi sento molto più libero».
...
Quanto è importante la suspense nelle sue storie rispetto alla psicologia dei personaggi?
«Sono entrambe fondamentali. Mi piace scrivere storie che siano eccitanti e che allo stesso tempo mettano in scena personaggi credibili. Soprattutto mi auguro che i miei lettori stiano svegli tutta la notte a leggere le pagine dei miei romanzi».
Perché ama scrivere noir?
«Perché è una sfida ogni volta. Ogni volta che scrivo una mia storia mi sento anch’io disperato come i miei eroi. Un romanzo noir fondamentalmente si occupa sempre del significato ultimo della vita e della morte. Vedi le persone nel loro lato più oscuro, e puoi esplorare quanto questa oscurità possa intaccare la loro luce».
24/02/2009
And the winner is
And the winner is... Sean Penn.
Ma “un Oscar non si mangia e nemmeno scalda il letto. Né mi aprirà le porte del paradiso”, ha detto Mickey Rourke. Ecco perché lo adoro da quando vidi di nascosto, ero very young, un film su come usare la maionese e molto altro.
23/02/2009
La questione premi letterari potrebbe sembrare da addetti ai lavori ma non è così
La questione premi letterari potrebbe sembrare da addetti ai lavori ma non è così. I lettori che in libreria trovano pile del tal romanzo perchè ha vinto il famoso Premio XY meritano rispetto nell’assegnazione del Premio XY e di tutti gli altri riconoscimenti, effetto collaterale di un fenomeno che invece ha rinnovato e migliorato la cultura degli anni Duemila: l’esuberanza festivaliera.
L’articolo che leggerete contiene curiosità intelligentemente polemiche e dietro le quinte di festival e premi letterari. Lo consiglio.
Se da qualche anno, con una svolta a gennaio 2008, ho scelto di dedicarmi, tra l’altro, all’organizzazione di eventi culturali, in questo periodo con particolare attenzione alla commistione dei linguaggi e ai booktrailer, è anche per dar voce a scrittori, giornalisti, editori, produttori, attori, registi ecc. che difficilmente le manifestazioni più istituzionali prenderebbero in considerazione. L’ansia da prestazione ovvero da sala piena, dalla quale non sono esente, imporrebbe nomi meno ‘rischiosi’, quindi sempre gli stessi, in un meccanismo mediatico che si autoalimenta e tende ad appiattire la vivacità culturale degli eventi. Ma nelle librerie ci sono molti più volumi validi di quel che sembri e sarebbe un peccato non dare loro spazio.
Da Il Giornale
Festival e premi letterari: il «giocattolo» va in pezzi
Dalla guerra tra filosofi a Modena ai guai del Grinzane Cavour
Così la macchina delle kermesse culturali comincia a incepparsi
di Paolo Bianchi
Il giocattolo è bello,diverte, ma ogni tanto si rompe. Il recente scandalo sollevato intorno al premio letterario Grinzane Cavour (una costellazione di premi, per la verità), con la conseguente crocifissione mediatica del suo fondatore e padrone Giuliano Soria, non fa che rimandare, per associazione di idee, al senso d’inceppamento che talvolta comunicano questi istituti, premi e manifestazioni culturali. Tutto fila liscio per un po’, poi basta qualche dissidio interno e il meccanismo comincia a stridere e a sconquassarsi tutto finché, nelle peggiori ipotesi, vola in mille pezzi.
Proviamo a ricostruire qualche esempio recente. Il Festival di filosofia di Modena Carpi Sassuolo, che si tiene in genere nella seconda metà di settembre, e che si avvia verso la nona edizione, è inciampato poco dopo l’ottava. All’improvviso la direttrice, Michelina Borsari, è stata sollevata dall’incarico. Per solidarietà hanno alzato i tacchi anche una quarantina di filosofi e intellettuali vari. Il litigio è deflagrato nel momento in cui gli enti promotori, la Fondazione Collegio San Carlo, ma anche la Cassa di Risparmio, ed enti pubblici come la Provincia e il Comune di Modena, hanno cercato di prendere in mano il bandolo e, in quanto finanziatori, suggerire alcune linee guida. I dissidenti hanno sollevato il dubbio che a motivare l’allontanamento della direttrice, da parte del presidente della Fondazione San Carlo, espressione del Pd, con il sostegno del sindaco di Modena Giorgio Pighi (sempre Pd), ci siano ragioni di carattere politico. Insomma, un altro pasticcio tutto interno al mondo della sinistra.
Ebbene sì, perché a scorrere l’elenco degli ospiti più o meno abituali del festival, ci sono nomi dalla collocazione automatica: il filosofo copista Umberto Galimberti, o Remo Bodei, appassionato di pensatori marxisti (Ernst Bloch e Theodor Adorno, giusto per fare due nomi), o ancora Omar Calabrese, già consigliere comunale a Bologna e assessore alla cultura a Siena, ed ex diessino, a cui però non piace il Pd. E poi Enrico Ghezzi, il cinecritico notturno di Raitre, o Giacomo Marramao, un altro che negli anni Settanta non parlava d’altro che di materialismo storico e dialettico.
A questo punto, secondo il sindaco della città emiliana, il Comitato promotore del festival dovrebbe trasformarsi in «un ente dotato di personalità giuridica, assumendosi l’onere non solo della promozione, ma anche della gestione del Festival Filosofia. Alla manifestazione verrebbero garantite strutture, personale e risorse economiche per poter funzionare adeguatamente, per lo meno ai livelli delle ultime edizioni. La direzione scientifica del Festival viene quindi offerta alla dottoressa Michelina Borsari per l’edizione del 2009 e per avviare un percorso di consolidamento della nuova forma gestionale». Che, tradotto dal politichese,vuol dire più o meno: «I soldi pubblici li molliamo anche, ma non per finanziare gli uzzoli e i pruriti vanesi di una combriccola di sodali che si conoscono e si scambiano inviti e favori da anni». E così si è arrivati anche all’interrogazione parlamentare, a opera di Isabella Bertolini del Pdl. Chissà dunque che nell’edizione2009 non capiti qualche filosofo di area non socialista o cattocomunista. Qualche pensatore, diciamolo pure, «di centrodestra».
L’argomento trito e spuntato che ai festival, alle fiere e alle manifestazioni culturali non possano andare esponenti di uno stile di pensiero non allineato in quanto «non esistono»,sembra aver fatto il suo tempo. Senza volerci soffermare su contabilità pedanti, vogliamo considerare la quantità di apparizioni di un accanito teorico dell’ateismo come il matematico divulgatore Piergiorgio Odifreddi, rispetto a quelle di un interlocutore sicuramente alla sua altezza, e che ha tuttavia il torto di non essere ateo, come Vito Mancuso?
La stessa sproporzione di forze in campo si registra in un premio letterario che, guarda caso, è capitombolato nel 2007 dopo quasi un quarantennio d’incontrastato predominio. Parliamo del Premio Internazionale Viareggio, noto anche come Viareggio-Versilia o Viareggio-Rèpaci, dal nome del suo fondatore, Leonida Rèpaci, fiero antifascista. Non che non ci fossero polemiche anche arroventate per le assegnazioni, tanto che persino Italo Calvino, nel pieno della carriera e dell’affermazione professionale, quarant’anni fa si sentì di spedire un telegramma: «Ritenendo definitivamente conclusa epoca premi letterari rinuncio al premio perché non mi sento di continuare ad avallare con il mio consenso istituzioni ormai svuotate di significato». La conseguenza, nel tentativo di placare gli animi e di accontentare un po’ tutti (purché ossequiosi della direzione) è stato il moltiplicarsi di sottopremi, targhe e medagliette. Ma non è bastato.
Nel 2007 un ammutinamento nei confronti della presidente Rosanna Bettarini ha portato alla dimissione di due giurati, Ferruccio Parazzoli e Alfonso Berardinelli, quindi di fatto a una situazione di stallo, e buonanotte.
Del resto, il puntiglio notarile con cui vengono redatti i verbali finisce per essere sproporzionato rispetto a una dialettica sanguigna sul valore letterario delle opere.
Ma quando ci sono di mezzo i soldi, i mozzaorecchie sono sempre in agguato. Certo, nel caso del premio Grinzane Cavour, i soldi erano tanti e venivano elargiti, in qualche caso, con grande generosità: Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno incarcerato dal regime di Pinochet, è uno che di prepotenti dovrebbe intendersene, eppure difende a oltranza Giuliano Soria, presidente di un istituto che lo ha premiato e onorato in continuazione. Almeno non è un ingrato.
Ad altri è capitato un paradosso: a Pordenonelegge.it, nel settembre 2007, Aldo Busi, che certo non era andato gratis al teatro Verdi, oltre a mostrare i peli del petto, mettendosi in mutande, ha ostentato di non averne sulla lingua, dando di ipocriti e incapaci a una serie di politici di tutto l’arco costituzionale, con gli amministratori locali che si sono sentiti chiamati in causa e hanno avvertito gli organizzatori di «pensarci meglio prima di invitare certe persone». E allora possiamo star certi che lo avranno fatto.
22/02/2009
Scrivere non somiglia al pattinaggio artistico (consigli di lettura)
In inglese, non è un libro scelto a caso.
Howard Mittelmark e Sandra Newman “How not to write a novel: 200 classic mistakes and how to avoid them” (Come non scrivere un romanzo: 200 errori tipici e le istruzioni per evitarli, Penguin). Consigliato da Mariarosa Mancuso sul Foglio. Scrivere non somiglia al pattinaggio artistico, dicono gli autori. Niente piroette e fronzoli ovvero niente aggettivi. Ma siamo sicuri che gli errori da evitare siano solo 200?
In italiano tradotto dal norvegese, è il primo libro del nostro club. Consigliato dalla mia amica Marina, che se ne intende. Per trovarlo ho girato tutta Milano!
Johan Harstad “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?” (Iperborea). Inizia così:
“La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane. Eccomi qui, in mezzo al giardino, i piedi piantati nella terra. Sono chino sui tulipani, le mani nei guanti, delle piccole cesoie tra le dita, è primo mattino, aprile 1999, e comincia a fare un po’ più caldo, l’ho notato di recente, qualcosa qua e là ha iniziato a cambiare, l’ho notato stamattina non appena sono sceso dalla macchina, all’alba, proprio mentre aprivo la porta del vivaio, l’aria era più mite, più smussata agli spigoli, finalmente mi sono tolto gli stivali invernali e ho messo le scarpe da ginnastica blu.”
20/02/2009
Daria Bignardi ha presentato il suo primo libro
Daria Bignardi ha presentato il suo primo libro Non vi lascerò orfani (Mondadori) in una affollatissima Feltrinelli milanese. Con lei due bei pezzi di scrittori/attori: Filippo Timi e Raul Montanari. Ho letto il memoir della Bignardi e ne riparlerò.
Intanto vi anticipo che l’autrice con delicatezza poetica racconta la sua esperienza di orfana adulta (ha perso la madre meno di un anno fa e aveva perso il padre molti anni prima). Ma non è, come sembrerebbe, un libro sulla morte. E’ una dichiarazione d’amore in forma narrativa per i genitori, la sorella, la famiglia stravagante calda e presente. Su tutto la devozione verso la madre condizionata dal disturbo d’ansia del quale soffriva. Ma non è, come sembrerebbe, un libro di rimpianti e contrasti insanabili. Madre e figlia si sono sempre dette tutto, nel bene e nel male, e credo che sempre si siano perdonate con la comprensione di chi ama.
Filippo Timi: “Il libro svela la dolcezza di Daria, che avevo intuito”. Raul Montanari: “E’ un libro letterario, essendo in libreria possiamo dirlo senza storcere il naso”. E’ vero. Bisogna rivalutare i Grandi Temi rispettandoli, è il caso della Bignardi, con il talento. Tutti coloro che scrivono, noi, devono avere il coraggio di occuparsene da autori, giornalisti ma soprattutto lettori-persone.
Nota di colore: Daria indossava, su lupetto marrone e jeans scuri, una minimal e spettacolare giacca con le margherite.
18/02/2009
Lezione d’inglese
Bonolis, dopo essersi collegato con uno studio televisivo newyorkese per intervistare, in italiano, un alto funzionario ONU sul festival e chiedergli cosa pensi di Obama, porta sul palco un gran pezzo di modello in smoking bianco e farfallino. Invece di tenerlo lì, zitto, come fosse una valletta, e avrebbe fatto comunque la sua figura, cerca di parlare con lui, in inglese. Per un milione di euro qualche lezione avrebbe potuto prenderla.
E qui www.ilfoglio.it
Backstage: dopo anni ho rivisto il festival di Sanremo facendo, non so perché, le ore piccole. Gli Afterhours mi sono piaciuti moltissimo. Manuel Agnelli splendidamente dark, la loro canzone forse l’unica ‘canzone’. Ovviamente sono stati eliminati...