Lezione di scrittura: per comunicare un’emozione non bisogna essere emozionati
Un mio grande maestro letterario, e non solo per le esperienze e le origini che ci uniscono, è Raffaele
La Capria. Lo adoro. Leggete.
Alessandro Piperno: Volevo togliermi una curiosità: nel racconto del bambino e del canarino che fai in La neve del Vesuvio c’è una riflessione che mi sembra influenzata da Sartre, da quel libro che si chiamava Les mots (Le parole), e anche u intitoli il tuo racconto Le parole…
Raffaele
La Capria : E’ un caso. La verità è che io da quel racconto ho tratto una mia idea dello scrivere, che si trova anche in Guappo e altri animali. Cioè che lo scrivere significa comunicare attraverso le parole un’emozione. Ed è proprio quello che il bambino si chiede quando va a casa e dice “Mamma, un canarino s’è posato sulla mia spalla!”. E mentre lo dice pensa: in realtà che ho detto? Niente di quell’emozione che ho avuto quando il canarino si è posato sulla mia spalla, niente è in quella mia frase. E allora come faccio a dirlo a mia mamma nella maniera giusta, in modo che anche lei provi la mia stessa emozione? Tutto il rimuginio di lui come futuro scrittore viene spiegato così: che per comunicare un’emozione, non bisogna essere emozionati. Bisogna cercare di ricreare quell’emozione tramite una strategia fredda, ma sempre con il ricordo caldissimo dell’emozione provata. Quindi le cose sono due: fredda e calda. “Il poeta è un fingitore / che finge così completamente / da fingere che è dolore / il dolore che davvero sente”.
Dall’introduzione del nuovo libro di Raffaele
La Capria , la raccolta di saggi e narrazioni Chiamiamolo Candido (L’ancora del mediterraneo), via Corriere della Sera.