22/10/2008

Daniel Clay

Daniel Clay, inglese classe ’70, esce in Italia con Broken (Sperling & Kupfer) primo romanzo pubblicato sesto scritto. Non l’ho ancora letto ma nell’intervista al Giornale mi ha convinto anche per queste affermazioni. E adoro che i non ventenni tornino ad esordire nel fantastico e ormai giovanissimo mondo delle lettere.

 

 

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Giornale: Come è arrivato a scrivere Broken?

 

Clay: «È il sesto romanzo che ho scritto, il primo a essere pubblicato. È strano, perché quando ne ebbi l’idea, dopo tanti rifiuti editoriali, volevo scrivere qualcosa soltanto per me. Erano così pochi i libri che narravano la vita come io l’avevo intorno. All’epoca, il 2004, lessi Il buio oltre la siepe, appassionandomi della descrizione che faceva della working class, e meno del tema razziale che tutti ci trovavano. Così iniziai Broken per “aggiornare” il romanzo di Harper Lee».

 

G.: E intanto come viveva?

 

C.: «Impiegato precario. Scrivevo nel tempo libero. Sono sposato con Alison da quando avevamo vent’anni, niente figli. Mia madre morì giovane e ho visto gli sforzi di mio padre, un operaio delle ferrovie, per tirar su me e i miei due fratelli. Qualcosa di così enorme che non credo potrei averne il coraggio. Viviamo ancora nei luoghi di Broken: posso sentire le corse in auto dei ragazzi intorno a McDonald’s e incontrare gli zingari che vivono nel parcheggio qui vicino».

 

G.: L’adolescenza è l’età che fa da sfondo a tutto il libro... Che cosa pensa dei ragazzi di oggi?

 

C.: «Sono sotto pressione per diversi motivi: i risultati scolastici, l’auto-promozione nel gruppo, l’abbandono. Da adolescente, i vicini sapevano sempre quello che facevo, ma godevo di più libertà dei ragazzi di oggi, che nessuno, tanto meno i vicini, sorveglia. Succede allora che i più grandi tra loro prendano il posto dei genitori, ma spesso in negativo: è così che si forma il “gruppo”, con tutte le gerarchie e gli attriti».

 

G.: Gruppi qualche volta intrinsecamente violenti.

 

C.: «Fino agli anni Ottanta era molto difficile sentire di ragazzi che uccidevano altri ragazzi. Ora lo si può leggere sui quotidiani. In Broken, Susan è vittima di una violenza simile, ma da parte di padre e sorelle: dicono di volerle bene, ma quando la proteggono, lo fanno violentemente. Questo è significativo, che oggi la protezione passi attraverso una violenza attiva. Molte cose si sono rovesciate in questo senso: trent’anni fa, le ragazze avevano una reputazione da perdere, oggi cercano di guadagnarsene una».

 

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Fonte Il Giornale http://www.ilgiornale.it/

 

di annarita at 07:00:00 Commenta: