21/10/2008
Il marketing, bellezza/2 (sul Foglio)
Il commento, qui in versione originaria, è stato pubblicato dal Foglio. Grazie e grazie per aver reso più bella la punteggiatura. Non bisogna giocare troppo con il linguaggio, lo so, ma è una tentazione paragonabile solo ad una fetta di torta senza burro (intollerantissima). Buona lettura.
Nei megastore del centro di Milano molti libri in vetrina hanno la fascetta “Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa”. Corpo sedici. Gli altri, compreso Bruno Vespa, non ne escono bene. A loro propongo: “Non è ancora stato Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa” con la parte Non è ancora stato corpo 8 + il resto corpo 16. Che poi Paul Auster sforna un romanzo idealista anticonsumista progressista colto, tutto una metafora sull’America attuale inimicandosi un po’ tutti, e viene venduto sul mercato italiano per l’intervista di dieci minuti nella quale ha detto che: il Presidente degli Stati Uniti non capisce niente, lui (Auster) detesta le merci, in centro a Milano ci sono troppi negozi di scarpe, anche se il romanzo si intitola “Un uomo nel buio” è stato scritto in uno studio pieno di luce (il potere della fantasia!), come ogni famoso scrittore americano che si rispetti vive a Brooklyn e dalla finestra dello studio vede un albero e una scala antincendio, non l’Hudson nonostante le insistenze di Fazio perché rispondesse l’Hudson, e detesta le domande personali tipo “Quale dentifricio usa?”.