31/10/2008

Leif G.W. Persson nel Mucchio

L’intervista a Leif G.W. Persson è stata realizzata al Festivaletteratura di Mantova (settembre 2008) ed è uscita nel numero di novembre del mensile Il Mucchio. Uno dei tanti motivi che rendono spettacolare la letteratura è che è sempre il momento di raccontare i libri e ascoltare chi li scrive. Le parole non scadono!

 

 

In caduta libera come in un sogno. Intervista a Leif G.W. Persson

 

 

Da Mantova

 

 

Incontriamo Leif G.W. Persson in un albergo del centro di Mantova. Sono i giorni carichi e elettrici del Festivaletteratura. Svedese, criminologo con una non smentita collaborazione al Ministero di Giustizia e ai Servizi Segreti, insegnante di criminologia alla Scuola nazionale di polizia di Stoccolma e, se non bastasse, scrittore per hobby come ama definirsi. In realtà Persson, otto libri pubblicati, si è affermato negli ultimi anni come uno dei migliori rappresentanti del ‘giallo ghiaccio’, un genere letterario nel genere nato con i libri di Maj Sjöwall e Per Wahlöö (riferimenti di una moltitudine di autori, da Andrea Camilleri al cinese Qiu Xiaolong) e arrivato al grande pubblico con casi editoriali quali Henning Mankell e Stieg Larsson oltre gli stessi Sjowall-Wahlöö e Persson. Gli autori dell’Europa del Nord usano il format che nel modello americano è splatter-sanguinolento o legal-thrilleresco per raccontare con sguardo critico l’evoluzione di società che a noi con il complesso del Sud sono sempre apparse quasi perfette. Eppure la trilogia di Persson (Tra la nostalgia dell’estate e il gelo dell’inverno, Un altro tempo, un’altra vita e il nuovo In caduta libera come in un sogno, Marsilio) si intitola La caduta del Welfare State, effetto collaterale del difficile passaggio dal socialismo al capitalismo forse compromesso dall’assassinio di Olof Palme.

 

  

 

Una notte di febbraio del 1986 a Stoccolma il Primo Ministro Olof Palme torna a casa dal cinema, senza scorta. Qualcuno gli spara alle spalle uccidendolo. Il colpevole non è mai stato trovato. Il suo nuovo romanzo è sulla ricerca della verità partendo da questo famoso caso di cronaca irrisolto. Che rapporto c’è tra realtà e fiction?

 

L’assassinio di Olof Palme è l’evento criminale che ha suscitato maggiore scalpore in Svezia. Ho lavorato trent’anni nella polizia e come hobby scrivo romanzi sui crimini. Non potevo non occuparmene. Si tratta di fiction ma basata sui documenti. Ho studiato le diverse versioni dei testimoni, la zona dell’omicidio, il materiale raccolto durante le indagini. Sono convinto che un personaggio politico come il Primo Ministro debba per forza essere stato assassinato per motivi politici. Solo un cattivo poliziotto potrebbe pensare che sia stato ucciso per caso o credere alle coincidenze. E’ strano che la sera del delitto Olof Palme abbia detto alle guardie del corpo di non aver bisogno di loro e sia andato a cinema non protetto per poi essere ammazzato con un’arma. Non credo alla casualità, al folle. Nel romanzo il capo della polizia nazionale Lars Martin Johansson, protagonista della trilogia, prima che il delitto vada in prescrizione chiede ai collaboratori di analizzarlo con quelli che in gergo chiamiamo ‘occhi freschi’ per cercare indizi sfuggiti ai precedenti investigatori. A Stoccolma i documenti del caso Palme occupano sei stanze, dal pavimento al soffitto. E in effetti una traccia incomprensibilmente scartata c’è e riguarda la polizia…

 

E’ stato difficile analizzare un così imponente e contraddittorio materiale?

 

Il caso Palme è contenuto in 1.250.000 pagine per 100.000 documenti. Montagne di informazioni. E’ stata un sfida. Mia moglie mi ha sempre detto che sono troppo appassionato di documenti e ho voluto scalare questa montagna. Credo nel romanzo documentario ma non nella science fiction (fantascienza, ndr). E’ importante studiare le fonti ufficiali per poi dare spazio all’invenzione narrativa. Ed è vero il contrario. Sono partito dal materiale delle indagini ma resta fiction, un romanzo.

 

“La verità ti colpisce molto più di una menzogna. E quando la vedi davanti a te puoi andare in caduta libera come in un sogno.” Quale verità ha trovato dopo aver scalato questa montagna di fatti, smentite, misteri?

 

Il titolo del libro e il brano che cita prendono spunto dalle sensazioni che si provano quando ci si trova di fronte ad una verità che non si vorrebbe fosse tale. Nel caso delle vicende narrate una teoria che potrebbe avvicinarsi alla realtà è che Palme sia stato assassinato per un complotto della polizia che avrebbe coinvolto i Servizi Segreti di gran parte dei paesi occidentali e dell’ex Unione Sovietica e non per l’azione isolata di un folle. Ma chi si avvicina al potere diventa corruttibile ai danni della verità.

 

Cosa ha significato per la Svezia la fine del governo di Olof Palme? Dal Sud del mondo guardiamo alla vostra società come ad un modello.

 

Quello che pensate del Welfare svedese deriva dal non essere stati in Svezia come noi immaginiamo l’Italia uguale al Rigoletto. Non è un modello perfetto senza disoccupazione ecc. La Svezia è un paese occidentale come gli altri con gli stessi difetti del resto del mondo.

 

Si è parlato anche qui al Festivaletteratura del successo dei gialli di autori dell’Europa del Nord che preferiscono meno efferatezze e più critica sociale con ironia e senso dell’umorismo per nulla freddi. Riconosce e si riconosce in un tale movimento letterario o è un’invenzione giornalistica?

 

No, non esiste alcun movimento di questo tipo (servirebbe l’audio dell’intervista per dare l’idea della perentorietà della risposta, ndr).

 

Quali sono allora i suoi modelli letterari?

 

Non ne ho. Me stesso.

 

 

Però poi ci parla a lungo di Andrea Camilleri che ha conosciuto in Gärdesgatan, 14 all’Istituto italiano di Cultura di Stoccolma. E nell’incontro con il pubblico della manifestazione mantovana al Chiostro del Museo Diocesiano introduce la scrittrice Maj Sjöwall, altra ospite dell’evento, definendo la serie ‘romanzo su un crimine’, dieci libri su dieci crimini scritti tra i ’60 e i ’70 con il marito lo scomparso Per Wahlöö, la migliore letteratura del genere realizzata nell’Europa del Nord. E lei ricambia: “Ho letto il primo libro di Persson nel 1978. Lo considero un grande scrittore con un grande capacità di linguaggio. Ve lo consiglio.”

 

 

La letteratura di questi anni sembra dedita all’autobiografia. Quanto c’è di autobiografico nei suoi personaggi e quale le assomiglia di più? 

 

Sono stato trent’anni in polizia. Ho partecipato a molte indagini anche su reati gravi. Si iniziano a percepire gli indizi, si diventa come cani da caccia. La conoscenza della criminologia mi aiuta a scrivere libri di questo tipo. Sarei un idiota se non avessi ancora capito niente di delitti! Avrei potuto scrivere romanzi d’amore ma ho cercato la via più semplice. Racconto i reati perché è la materia che conosco meglio. E’ come se il lavoro fosse già stato fatto. In ogni reato è insita la tensione che aiuta a costruire la trama. Detto ciò non c’è niente di autobiografico, è fiction (fa un gesto della mano ripetuto, come per allontanare  un insetto, ndr).

 

Il protagonista della trilogia, il capo della polizia nazionale Lars Martin Johansson, decide di dimettersi. E’ una scelta definitiva?

 

Sarebbe giusto che morisse come tutti gli altri ma abbiamo fatto investimenti consistenti su di lui quindi non lo so (esempio dell’umorismo di Persson che caratterizza la sua scrittura, ndr).

 

Presentando i suoi libri in giro e partecipando ai festival incontrerà spesso aspiranti scrittori. Cosa consiglierebbe loro?

 

Scrivere e non parlare dello scrivere (la risposta migliore, ndr).

 

Se dovesse contribuire con una sola parola della sua lingua d’origine ad un ideale vocabolario europeo quale sceglierebbe?

 

Jag (io, ndr).

 

 

Backstage.

 

Lief G.W. Persson ha conquistato il pubblico di Mantova iniziando così l'incontro: “Cos'è successo a Carlo Lucarelli? è stato ucciso?” Lucarelli avrebbe dovuto presentare il libro di Persson ma all'ultimo minuto non è potuto intervenire. E ancora: “Johansson (il capo della polizia protagonista dei suoi romanzi, ndr) avrebbe una ragione per venire a Mantova: cercare Lucarelli...” E ha continuato con risposte fuori dagli schemi. Il pubblico lo ha adorato. Superata una certa rigidità iniziale ha fatto un'ora di fila per un autografo.
di annarita at 07:00:00 2 Commenti

30/10/2008

Tempo di farsi belli

I giornali rispondono a chi li dà periodicamente per finiti con una grafica moderna e elegante, integrazione tra redazione cartacea e online e tra queste e i lettori. Il Foglio da sempre ha evitato il rischio che la carta renda tutte le notizie yesterday news puntando sui commenti dei fatti e su Internet. Non estraneo al fermento dell’ambiente inaugura una nuova esclusiva versione online. Qui www.ilfoglio.it

 

Gli editori non sono da meno. Marsilio, tra i più attenti e esperti della Rete, si fa ancora più bella. Qui http://www.marsilioeditori.it/ Nel sito rinnovato anche un blog che racconta il mestiere di pubblicare libri e lancia eventi speciali come il reading in ricordo di Stieg Larsson che vedrà protagonisti gli appassionati dello scrittore (libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele a Milano domenica 9 novembre dalle ore 17). Per saperne di più qui http://blog.marsilioeditori.it/

 

di annarita at 22:39:00 Commenta:

29/10/2008

La classe

In una Galleria del centro c’era la protesta di venti studenti (liceali? universitari?). ‘Non importa che siamo venti ma dobbiamo contestare il decreto Gelmini’ come se lo studente moderno (liceale? universitario?) fosse obbligato a rigettare qualsiasi riforma scolastica. Sono convinta che la crisi sociale economica culturale derivi dalla crisi della scuola che ha prodotto ignoranza non solo in senso nozionistico ma quale non-conoscenza dei valori, dell’etica, di noi stessi e degli stessi ideali che si pensa di realizzare andando in piazza con slogan onomatopeici. Non vorrei però essere fraintesa. I ventenni, in particolare le ventenni, di oggi sono stupendi. Mostrano sicurezza e grinta, ne sanno più della nostra generazione e ci credono di più ormai lontani dalla disillusione di quelli che la rivoluzione a destra e sinistra l’avevano tentata combinandone di tutti i colori.

 

Sul tema +del momento Susanna Tamaro ha scritto un articolo (fonte Il Giornale) che andrebbe letto in ogni classe e fa venir voglia di protestare non contro chi la scuola voglia cambiarla si spera in meglio ma contro i grandi manipolatori per contrastare i quali la Cultura ha un ruolo non secondario.

 

Ecco alcuni brani. Il testo completo è qui http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=301888&START=0&2col=

 

 

Estratti da Il Giornale “Non salvate questa scuola” di Susanna Tamaro

 

 

...

 

A chi giova un clima del genere? A chi fa gioco impedire un discorso serio e maturo sul bene comune? Quello che deprime, in questa situazione, è l’alto livello di infantilismo, di immaturità. Mentre da una parte si cerca di risolvere un problema estremamente grave come quello della scuola, dall’altra si soffia irragionevolmente sul fuoco, fomentando antagonismi che nulla hanno a che vedere con la meditata proposta del programma. Salva la scuola, gridano migliaia di cartelli dai muri delle nostre città. Ma salvare cosa, da chi? Salvare quale scuola? Quella che produce ragazzi incapaci di esprimersi correttamente, che inzeppano i curricula vitae, le tesi, gli stessi concorsi della magistratura di strafalcioni che fanno inorridire? Quella che ci spinge agli ultimi posti dei livelli europei? Quella che ha istituito il demenziale sistema dei crediti e dei debiti formativi, delle miriadi di lauree che, se non fossero reali, provocherebbero minuti di serena ilarità?

 

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Scrivo libri per l’infanzia, inoltre ho quattro nipoti in età scolare e vivo con tre bambine che vanno alla scuola dell’obbligo. Per questo, posso dire che in Italia abbiamo ancora molte realtà straordinarie. Straordinarie per passione, per intelligenza, per creatività. E dove ci sono queste realtà, i bambini crescono appassionati, curiosi, aperti alla vita. Ma, accanto a queste che, ringraziando il cielo, non sono poche, si è insinuata, negli ultimi decenni, una volontà perversa dei legislatori che sembra avere l’unico scopo di complicare le cose semplici. La scuola elementare si chiama così, appunto, vorrei ricordarlo, perché deve insegnare gli «elementi base». Ad un certo punto però, agli illuminati riformatori, è parso che proprio questa scuola andasse modernizzata, «liceizzata», adeguata, cioè, alla complessità di informazione di questi tempi. La semplicità, l’essenzialità, la sobrietà andavano cancellate nel nome della modernità. Un bambino proiettato nel futuro, nei tempi meravigliosamente complessi che viviamo, non poteva avere quelle scarse nozioni ottocentesche che sono state la spina dorsale dell'educazione di intere generazioni. E così, ogni giorno, vedo uscire la piccola Martina piegata da uno zaino che contiene ben otto libri. Otto libri per la seconda elementare? E allora noi che abbiamo studiato sull’unico sussidiario, siamo tutti ignoranti? Tempo fa un padre, preoccupato, mi diceva: «Mia figlia sa tutto sulle piogge acide ma non ha la minima idea di cosa siano i decilitri e i millilitri».

 

...

 

Oltre alla semplicità, all’altare della modernità abbiamo anche sacrificato l’idea che esista una natura umana e che questa natura vada rispettata e aiutata nella sua crescita. Per questo penso che togliere il maestro unico sia stata una grandissima stupidaggine come quella, tra l’altro, di abolire le magistrali. Un essere umano, per crescere, ha bisogno di stabilità, di certezze, di silenzio, solo così può riuscire a formarsi un suo pensiero e non sarà un docile soldatino nelle mani dei grandi manipolatori.

 

di annarita at 07:00:00 6 Commenti

28/10/2008

Occupare il liceo a trent'anni

Sulle contestazioni al decreto Gelmini la vera notizia è che i leader della protesta abbiano trent’anni. Che per essere un movimento di studenti fa pensare. La giornalista Annalena Benini del Foglio ci ha scritto un bel pezzo. Consiglio di leggerlo. Qui http://www.ilfoglio.it/soloqui/1262
E questo è un mio commento.

Occupare il liceo a trent'anni

Sono d’accordissimo con la Sig.ra Benini che consiglia ai fuoricorso di andare in miniera. Laureata a ventidue, verso i trenta avevo già cambiato un certo numero di case e lavori e al limite occupavo il mio monolocale. Non a caso i leader trentenni dei movimenti studenteschi giovanili sono uomini. Una donna dopo i venti non siederebbe sul sagrato del Duomo per ascoltare la lezione di un professore che tra l’altro diceva midia invece di media. Una donna dopo i venti piuttosto manifesterebbe, farebbe scene, per un uomo non per un decreto legge.

Qui www.ilfoglio.it

di annarita at 07:00:00 4 Commenti

27/10/2008

David Foster Wallace

La scomparsa di David Foster Wallace mi ha colpito molto. Non che sia un’esperta e sono riuscita a leggere solo le prime pagine del romanzo monstre Infinite Jest (quando sarà il momento riproverò). In questi giorni sono usciti su giornali e blog racconti, lezioni (insegnava all’Università) e ricordi di chi lo ha conosciuto. Ogni volta mi ha stupito, come se non dovessi saperlo, quanto Wallace fosse talentuoso e attento al significato delle parole e alle persone siano lettori, alunni, editori o altri scrittori. Un esempio da una lezione sul dialogo tra autori e lettori nell’era Internet (fonte Repubblica). Ecco cosa pensava degli autori che si lamentano di ricevere troppe email: cucirei loro le dita (testualmente).

di annarita at 07:00:00 Commenta:

26/10/2008

Idea in giallo

Confermo che in una certa città dalla quale sono appena tornata non ci sia traccia di spazzatura. Siamo tutti contenti ma il mistero è dove si trovi adesso. Invito i giallisti italiani e stranieri a dare una risposta e ricordo loro che questa città, oltre ad essere una fonte d’ispirazione, come una specie di brand fa vendere molto in molti casi meritatamente.

 

di annarita at 15:00:00 Commenta:

24/10/2008

Satisfiction numero 5

Il numero 5 di Satisfiction fresco di stampa sarà disponibile gratuitamente nelle migliori librerie dal 6 novembre. Essendo di parte non dirò che è un prodotto editoriale davvero indipendente. Ringrazio Gian Paolo Serino e Stefano Ciavatta (nuovo redattore Cultura del nuovo Riformista). In Satisfiction troverete anche questa recensione qui in anteprima. Buona lettura.

 

 

 

Nino G. D’Attis Mostri per le masse (Marsilio)

 

 

“Questo libro è il mio bambino cattivo”, dichiara l’autore nelle pagine finali del secondo romanzo uscito a due anni di distanza da Montezuma airbag your pardon. L’esordio dal titolo bizzarro raccontava l’alienazione di uno dei tanti che nonostante le difficoltà economiche sognano una ‘vita GQ’ con vestiti firmati e gnocche disponibili come nei reality show e sono pronti a tutto per un po’ di roba (leggi ‘merci’) e qualche scopata senza impegno. In Mostri per le masse protagonista non è un individuo per quanto rappresentativo ma la società moderna.

 

Roma 2005 più numerosi flashback. E’ il tempo dell’agonia di Giovanni Paolo II che si confonde con l’agonia della città. L’ispettore Graziano Vignola, appena trasferito nella Capitale non per meriti ma per allontanarlo dalla sede precedente e scopriremo perché, deve indagare sull’assassinio di una studentessa universitaria seguito da quello di una giovane donna. I delitti porterebbero all’ambiente delle sette. Nella ricerca della verità (l’ispettore è davvero interessato a trovarla? Non è con essa che si governa il mondo) incontriamo un nano maleodorante informato dei fatti. La droga nella versione squallida, tossica. Le coinquiline della studentessa uccisa, superficiali al punto che una di loro accetterà di uscire con Vignola per poi darsela a gambe. Una puttana che professionalmente detesta fare conversazione e si concede a chi offre di più quindi non al protagonista che invece la vorrebbe in esclusiva. Un conduttore radiofonico fissato con argomenti satanici. E un gran numero di poliziotti corrotti. Scritto con minimalismo ipnotico, basato su documenti autentici, le fonti sono citate nel testo, e sulla cronaca (dalla Banda della Uno bianca alla Bestie di Satana), il romanzo ruota attorno al tema della Legge deviata. I mostri servono ai poteri forti per distrarre le masse dai loro crimini. Chi dovrebbe difenderci sembra più colpevole dei colpevoli. Non uno scenario confortante e il rischio di complottismo c’è ma non può essere un caso che negli ultimi anni giornalisti, scrittori e registi si siano dedicati a reinterpretare la Storia.

 

Da segnalare il booktrailer in stile Twin Peaks diretto da Antonello Schioppa. Stesso regista del video di Montezuma che a gennaio 2008 ha vinto la prima edizione del primo happening sul tema: Di cosa parliamo quando parliamo di booktrailer? (la seconda edizione si terrà sempre a Milano nel gennaio 2009, iscrivetevi!).

 

E la variegata colonna sonora. Afterhours, Depeche Mode, Almamegretta, Black Sabbath, David Bowie, New Order, Battiato, Nick Cave, The Cure, Serge Gainsbourg e Jane Birkin si alternano alla musica più underground di Pankow, Modest Petrovi Musorgsky e Nine Inch Nails.

 

di annarita at 07:00:00 2 Commenti