02/06/2008
Prima che sia troppo tardi
Dopo questo articolo del Giornale www.ilgiornale.it sono uscita correndo e sto aggiornando il blog da un Internet Point. Prima che sia troppo tardi (capirete dalle parole di Bruce Sterling...).
Buona lettura e viva la Repubblica italiana.
Classe 1954, scrittore, giornalista, critico, opinionista e blogger per Wired, allievo prediletto di William Gibson, autore di otto romanzi di fantascienza, innumerevoli racconti, saggi critici, introduzioni a volumi di autori da Ernst Jünger a Jules Verne. Ma soprattutto, texano visionario. Bruce Sterling è il guru delle previsioni, l’ultimo sopravvissuto di quella genìa di fantascienziati diretti discendenti di H.G. Wells che, come Huxley, Asimov, Herbert, ci hanno fatto prima sognare e poi soffrire d’insonnia quando gli incubi dei loro racconti divenivano realtà. Suoi sono Mirrorshades, antologia-manifesto del cyberpunk, La macchina della realtà e Giro di vite contro gli hacker.
L’Italia come è messa?
«Ha molti problemi, non lo si può negare. Ma ha un grande vantaggio: non ha la maledizione e la stupidità del petrolio. E questo significa che continuerà a rimanere un grande laboratorio mondiale di cultura, esattamente come Cina e India».
Insieme a William Gibson, lei è considerato il padre del movimento cyberpunk, ovvero high tech e pop integrate. Quale sarà il nuovo cyberpunk tra dieci, venti anni?
«Ho pensato che è finito il momento della counterculture e che deve nascere quello della alterculture, guardare il mondo dal punto di vista di altre culture. Pensavo di partire da quella che chiamerò cyber italian science fiction. Gli italiani non lo sanno, ma in questo momento sono un popolo molto eccitante dal punto di vista creativo».
Un’altra delle sue sconvolgenti previsioni è stata sulla scomparsa dei blog, nel 2017. Conferma?
«I blog oggi non hanno più nulla di ciò per cui erano nati. La loro storia nasce come autoreferenziale, individuale. Oggi invece tutto è social network, intelligenza collettiva, come dimostra Myspace. Il web stesso è cambiato, si tiene in mano, si porta in giro, con l’iPod e così via. Ma questa forma di comunicazione collettiva non è affatto intelligente come si dice».
È stupida?
«Diciamo che promuove un’automatizzazione dell’intelletto. Tuttavia è utile per la produzione di massa, esattamente come lo era la catena di montaggio cento anni fa».
Fonte Il Giornale www.ilgiornale.it