05/04/2008
Sul Mucchio/Don DeLillo
Sul Mucchio http://www.ilmucchio.it/ in edicola c’è di tutto. Da A letto con le rockstar/diario di una groupie italiana (non sono io!) alla recensione del bel romanzo di Don DeLillo. Don DeLillo, L’uomo che cade (Einaudi), euro 17,50, pp. 257
Jonathan Safran Foer narra un ragazzino che prolunga l’esistenza del padre nel mistero di una chiave a lui appartenuta (Molto forte, incredibilmente vicino). John Updike cosa passi per la testa di un giovane fondamentalista che progetta attentati contro gli infedeli occidentali (Terrorista). Jay McInerney una storia d’amore segnata dalle macerie tra le quali nasce (Good Life).
Buona lettura.
La letteratura americana si interroga sull’undici settembre. Il nuovo romanzo di Don DeLillo inizia così: “Non era più una strada ma un mondo, un tempo e uno spazio di cenere in caduta e semioscurità. Camminava verso nord tra calcinacci e fango e c’erano persone che gli correvano accanto tenendosi asciugamani sul viso o giacche sulla testa. Avevano fazzoletti premuti sulle bocche. Avevano scarpe in mano, una donna gli corse accanto, una scarpa per mano. Correvano e cadevano, alcuni, confusi e sgraziati, fra i detriti che scendevano tutt’intorno, e qualcuno cercava rifugio sotto le automobili. Nell’aria c’era ancora il boato, il tuono ritorto del crollo. Il mondo era questo, adesso.”
Lui, Keith, sopravvissuto alle Torri prova a riprendersi la vita. E’ a casa della moglie e del figlio che si fa portare ancora coperto di vetro e sangue. Lei, Lianne, ha il suo da fare. La madre, Nina, esperta d’arte, è molto malata. Il padre morto suicida anni prima. L’amante della madre, Martin, va e viene, un passato non rinnegato da terrorista di estrema sinistra. Lei accoglierà lui ma le cose sono cambiate. “Sta perdendo la sua centralità. Sta diventando il centro della sua stessa merda. E’ l’unico centro che occupa”, dice il non americano Martin. “Noi siamo sempre l’America e voi siete sempre l’Europa. Guardate i nostri film, leggete i nostri libri, ascoltate la nostra musica, parlate la nostra lingua. Che cosa c’è, dopo l’America?” gli rispondono.
Ecco il senso del libro. Cosa c’è, dopo il crollo delle Torri? Lianne va a malmenare una vicina che sente musica araba a tutto volume. Nina si lascia morire. Martin continua a odiare quel mondo. Keith trova nel poker la peggiore delle non salvezze. Il piccolo Justin scruta il cielo aspettando aerei. E l’uomo che cade, un performer, si butta da ponti e cornicioni in giacca e cravatta replicando all’infinito le immagini degli impiegati nell’aria infiammata dell’undici settembre 2001.