29/02/2008
Abbiamo bisogno di poesia/ Moniza Alvi
Non sono un’esperta di poesia ma riconosco la musicalità delle parole. Moniza Alvi è nata a Lahore (Pakistan). Presto si è trasferita in Inghilterra dove ha studiato, è diventata poetessa affermata e insegnante di scrittura. Questi versi sono suoi. Bellissimi. Dedicati a chi ogni tanto si sente un ‘cerchio non perfetto’. vorrei essere un punto in un quadro di mirò Vorrei essere un punto in un quadro di Mirò
appena distinguibile da alti punti, contemplerei la bellezza dell’orizzonte Il fatto che non sono un cerchio perfetto l’avventura di un bimbo. da The Country at my Shoulder, 1993
Buona lettura.
Moniza Alvi
certo, ma disposto in modo del tutto unico.
E dal mio oscuro centro
e mi chiederei se valga la pena di
rotolare verso la striscia color limone,
posata centralmente, e di spingere le mie curve
contro il suo bordo, per attrarre su di me
un po’ d’attenzione.
Ma sto bene dove sono.
Non capirò mai del tutto quello che avviene
intorno a me, ma è proprio questo il bello.
mi rende più interessante a questo mondo.
La gente mi guarderà sempre
e anche i più insensibili si emozioneranno.
Eccomi qui, sul punto di animarmi,
un sogno, una danza, una costruzione fantastica,
E niente in questo cielo fulvo
può avvicinarsi troppo, o andarsene troppo lontano.
(traduzione di Andrea Sirotti)
takeaway La nostra cliente si fida dei vassoi di alluminio,
del nostro vapore – cose facili da portar via non si scalda né si raffredda. Lei aspetta – Forse un treno? Dobbiamo portarla dentro scodellano l’aria chiusa, Portiamola dentro se lei sta male, i nostri odori indefinibili. da Carrying my Wife, 2000 scarpe e calzini Nell’ampio cortile della moschea di Badshahi
mio cugino si toglie le scarpe da ginnastica. provvisoriamente abbandonati dai padroni, tutte preziose ai proprietari. E da quei buchi escono gli studi, Romba la religione da quai buchi, se andasse a letto con una ragazza o quelli che desiderano liberarsene, Guide per il nuovo mondo, o per il vecchio. da A Bowl of Warm Air, 1996
Moniza Alvi
come le gocce di pioggia sul cappotto nuovo.
Ma guarda come è immobile la sua vita,
In attesa che succeda qualcosa
prima che i chicchi di riso s’induriscano.
Un bambino? Un lavoro? Il mondo nuovo?
Si è dimenticata cosa aspetta.
dove tutto è amaro e dorato di curcuma,
portarla dove ciotole e cucchiai
e il sole entra come un angelo,
a illuminare le salse.
e se il menu è più lungo della sua vita.
A lei doniamo le nostre tende amaranto,
Ciò che rimane del nostro paese.
(traduzione di Andrea Sirotti)
Moniza Alvi
Non ho mai visto tanti buchi nei calzini!
Sono là in mostra scarpe e calzini
una piccola speranza legata ai lacci –
Sandali da Ali Babà, scarpe da lavoro
I calzini di Azam hanno buchi enormi,
uno per ogni anno della sua adolescenza?
la carriera politica, la sua ribellione,
il suo deferente apparecchiare in tavola.
il grido insistente del muezzin,
la paura di cosa potrebbe succedergli
prima di sposarla e se fosse scoperto…
Quelli che desiderano soddisfare i desideri,
lasciano le calzature ben schierate sui gradini,
ogni scarpa un piccolo vaso di preghiera.
In vista del passaggio torreggiante –
calzini e scarpe legati alla terra.
(traduzione di Andrea Sirotti)
Fonti http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/id_1-issue_00_02-section_3-index_pos_1.html e un commento qui http://satisfiction.menstyle.it/
27/02/2008
Milena Agus
Dalla presentazione del nuovo libro di Milena Agus, Ali di babbo (Nottetempo). Mi è sembrata sensibile, sfaccettata, malinconica però a lieto fine e simpaticamente stravagante. Ne parleremo.26/02/2008
Don DeLillo
Ho cambiato molte case, davvero tante, e non capivo perché ovunque mi trasferissi iniziassi a non cucinare nutrendomi di vasetti lattici, biscotti, pane, cose così che a volte mi fanno bene altre no (è quando in palestra ignoro la bilancia!). Poi ho letto L’uomo che cade (Einaudi) di Don DeLillo. Il protagonista, uscito fisicamente ma non mentalmente indenne dal crollo delle Torri, cambia vita o crede di farlo. Accompagna e va a prendere il figlio a scuola, si riconcilia con la moglie dalla quale era separato pur continuando a tradirla e soprattutto cucina come non faceva da un anno e mezzo: “a rompere le uova per prepararsi la cena si sentiva l’ultimo uomo sulla terra.” Ecco.24/02/2008
Come si fa un’intervista/Susanna Tamaro
Se foste curiosi di sapere come si fa un’intervista leggete questa http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=243439
Susanna Tamaro: “Io antimoderna” Te l’aspetti fredda, distante, introversa. Ma quando sorride, superando la timidezza «piacere, Susanna Tamaro», golf e occhiali azzurri, capisci che potrebbe essere solo un cliché che ti sei fatto leggendo troppo sul suo conto. E così, mentre la ascolti, scopri che è una persona serena, dall’eloquio fluviale ma denso, gli occhi stupiti. Una persona semplice, che sa chi è: «Sì, una convinta antimoderna». E alla fine dell’intervista, ripensandoci, resta il dubbio che forse siamo noi benpensanti del circo della comunicazione e della politica e delle case editrici, a voler addomesticare il suo spirito un po’ selvatico, come se, quasi irritati dal suo starsene in disparte, volessimo a tutti i costi farla entrare nel gran mondo - sapete, era amica di Moravia, frequentava Fellini... - dicendole: ehi, Susanna, guarda che è qui la festa! Fonte Il Giornale www.ilgiornale.it
di Maurizio Caverzan
Il suo nuovo libro, Luisito. Una storia d’amore (Rizzoli, pagg. 156, euro 12), ha per protagonista Anselma, una maestra elementare settantenne, vedova, prigioniera di un passato pieno di delusioni: del matrimonio, dei figli, della scuola che l’ha ingiustamente cacciata. Anche il presente, però, è dominato dall’amarezza, lenita solo dal ricordo dell’unico rapporto positivo, quello con un’amica di gioventù, Luisita, che l’aveva messa in guardia dalla rozzezza del futuro marito, e dal ritrovamento di un pappagallo, appunto Luisito, che rallegrerà la sua casa.
In questo libro che racconta più una storia di solitudine che di amore, c’è la summa del Tamaro-pensiero. Innanzi tutto, l’idea negativa della famiglia e del matrimonio come traguardo automatico: «Deriva dalla mia esperienza personale: la famiglia non è un luogo felice per contratto. Vedo troppi giovani sposarsi senza la consapevolezza che metterla su è un fatto di durata. Invece, finita l’ebbrezza dell’innamoramento, ci si adagia su una sorta di sciatteria affettiva, un tappeto di doveri sociali. Infine, si pensa che basti cambiare partner per risolvere il problema. Che invece si ripresenta puntuale. Allora si cambia ancora, innescando quel consumismo dei sentimenti che fa e disfa legami e case». Invece? «Preferisco la capacità di sacrificio che c’era una volta, quando si sapevano accettare gli alti e bassi e si andava comunque avanti. Per tornare all’oggi, credo che se non si ha un orizzonte cui guardare, la percezione del bene e del male, si può solo navigare a vista, dentro una fragilità le cui manifestazioni più tragiche finiscono in cronaca».
Al secondo posto nell’architettura del libro e nella biografia dell’autrice c’è il rapporto con gli animali. Il pappagallo Luisito colora con le sue piume la routine di Anselma... Basta un pappagallo a riscattare una vita grigia? «A differenza dei cani, i pappagalli parlano, quindi toccano tasti emotivi diversi. Per una persona anziana e sola un animale può essere una leva, un mezzo. Conosco tante vecchiette costrette a uscire e perciò a fare incontri che altrimenti non farebbero a causa del loro cagnolino. Certo, gli animali non devono diventare surrogati degli esseri umani. Mi spavento quando vedo che si fa il regalo di Natale al barboncino o proliferano gli psicologi per cani».
Terzo argomento: la condanna della scuola cui fa da contrappeso l’ammirazione per le maestre di una volta. «Sono le maestre che hanno rimesso in piedi l’Italia. Con il loro sacrificio, con la loro pazienza. Oggi la scuola è un distributore di gadget e di un sapere politicamente corretto. Mio figlio sa tutto sulle piogge acide... Sì, che bello... E il sistema metrico decimale? Penso ai nostri governanti: lasciare la scuola in questa deriva significa non aver a cuore il futuro del Paese. Se la fata Turchina mi chiedesse che cosa voglio diventare chiederei di fare il ministro della Pubblica istruzione per una settimana. Abolirei i crediti e i debiti formativi, ripristinerei i voti e gli esami di riparazione. Imporrei la pratica del silenzio perché è l’unica strada che ci educa a guardare dentro noi stessi. Proverei a fermare l’eccitazione sensoriale che pervade i nostri ragazzi, sempre più incapaci di pensiero critico, ma molto bravi a reagire a uno stimolo istantaneo, da videogame. Credo che i ragazzi chiedano impegno e serietà». Sentenza finale: «Genitori che si dividono o assenti, capacità educativa della scuola ridotta al lumicino, invadenza della televisione e simili: i bambini e gli adolescenti sono le vere vittime del nostro tempo».
Ultimo elemento è la poesia, argomento d’elezione tra Anselma e l’amica. Che cos’è per lei? «È l’epifania di un fatto nascosto. L’altro giorno, scesa da un autobus affollato di un pomeriggio uggioso, svoltato l’angolo mi sono trovata di fronte a un’enorme mimosa in fiore. Ecco...».
L’intervista si svolge in un bar appartato di una piazza di Trastevere, zona pedonale con chiesetta e pochi passanti. La scrittrice ha un monolocale qui vicino, conservato dai tempi in cui studiava alla Scuola di cinematografia e ora adibito alle rare necessità pubbliche che il suo secondo lavoro le impone. L’altra casa, un casale ristrutturato dalle parti di Orvieto che condivide con la sceneggiatrice Roberta Mazzoni, ha a che fare con la sua prima occupazione che è, in realtà, una filosofia di vita: «Amo stare tra gli alberi e a contatto con gli animali, ma soprattutto coltivare il silenzio», dice sottolineando che conduce una vita benedettina. «Ed è così da prima che diventassi famosa. Il mio desiderio di stare nel bosco non ha niente a che vedere con l’atteggiamento estetizzante dello scrittore... Mi alzo presto e mi occupo - da adesso fino all’autunno - dei lavori agresti: seminare, potare, curare le piante, innestare. Curo l’orto, il piccolo frutteto e l’uliveto, assistita dal mio fedele aiutante peruviano. Mi piace molto seguire le piante e credo sia importante affiancare sempre, all’attività intellettuale, un lavoro manuale. Nel pomeriggio studio, disegno, vado a trovare qualche persona e, fino all’ora di cena, pratico e insegno arti marziali. La domenica faccio passeggiate a piedi o in bicicletta con alcune amiche».
Difesa della famiglia, vita in campagna, silenzio, arti marziali, poca tecnologia: è il profilo di una grande antimoderna... «Certamente. Trovo che in questi anni si sia imposta un’antropologia che ha impoverito l’uomo, facendogli perdere la sua grandezza. Non c’è comunicazione, non c’è incontro tra le persone. Viviamo isolati nel frastuono che ci avvolge, solitudini coperte dalle cuffiette». Susanna Tamaro è stata a un passo dal candidarsi nella lista Pro-life di Giuliano Ferrara. Invito che, pur condividendo la battaglia del direttore del Foglio, ha declinato, gelosa della propria riservatezza. Ora si dice che le elezioni non siano la situazione adatta per discutere di aborto... «All’inizio, avevo l’impressione che potesse essere uno spreco di energie, mentre adesso, vedendo le reazioni, le riflessioni e il grande movimento che si è creato intorno, mi sembra una provocazione giusta e necessaria per riportare il discorso sull’uomo anche in politica. Parlare di aborto vuol dire affrontare il nodo cruciale della maternità e della totale inadeguatezza dello Stato al suo riguardo. Sette anni fa ho aperto, in collaborazione col Comune, un asilo nido nel paese in cui vivo e l’anno scorso il paese ha ricevuto un premio per la gran quantità di bambini che sono nati durante l’anno. Sarà una combinazione, ma certo, una cultura della vita - che vuol dire asili nido dai costi accessibili, aiuti economici, facilitazioni e sgravi per le donne in attesa di un figlio - probabilmente ridurrebbe molto il numero degli aborti. Anche questa è politica, forse la politica di cui abbiamo più bisogno: occuparsi dell’essere umano».
Le chiedo se
22/02/2008
La settimana della moda (effetti collaterali)
Attenzione: ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è puramente casuale.
Un’amica che conosco bene ieri è andata ad una bellissima festa. Adora la padrona di casa, una grande artista, i suoi amici, gli amici degli amici. Ha bevuto e mangiato bene e tanto, che spiega certe forme curvilinee delle quali non è proprio entusiasta. Ha conversato amabilmente di libri e temi che le interessano. A inizio serata la mia amica si trovava in cucina per un giro di primi e polpettine. Due donne sedute al tavolo del buffet parlavano delle sfilate. Una delle due lavora nella moda. La mia amica ha buon gusto e fiuto per le tendenze che riesce a cogliere, ad anticipare, nonostante le possibilità low/middle cost. Per la mia amica è stato naturale chiedere a quella che lavora nella moda se avesse visto anche la sfilata di XY. Seee, ha risposto seccata. E com’era? Sempre uguale, ha risposto seccata. Sempre uguale ma bella? A me XY piace molto, lo trovo geniale. Geniale? La genialità è altro. Prada, Balenciaga, Saint-Laurent. XY è... come dire... DOZZINALE. La mia amica ha preso piatto e bicchiere e ha cambiato stanza senza aggiungere altro. Era vestita benissimo, dalla testa ai piedi, XY. Quella che lavora nella moda non poteva non averlo notato.
Poi uno si chiede perché le donne non siano solidali tra loro!
20/02/2008
Booktrailer Festival e booktrailer on the air/Radio Europa (GR1)
Se foste curiosi di avere qualche anticipazione sul Booktrailer Festival (dove si svolgerà, nell’ambito di quale manifestazione, quando) segnalo l’intervista che la giornalista Marcella Sullo mi ha fatto per la trasmissione del GR1 Radio Europa in onda sulla Rai/Radio 1 giovedì prossimo dopo le 23 http://www.radio.rai.it/radio1/radioeuropa/search.cfm?Q_EV_ID=1116
Grazie alla giornalista e alla redazione! Sembro estroversa, in realtà sono abbastanza timida e in più quando parlo tendo ad arrotare le ‘erre’ per una cura in corso ma la Sullo mi ha fatto sentire a mio agio. Ho ricambiato cercando di dire cose concrete e non frasi più adatte ai titoli di giornale, come mi aveva indirettamente suggerito qualcuno.
19/02/2008
Come si scrive un articolo sui libri
Se foste curiosi di sapere come si scrive un articolo sui libri ironico e divertente ma non privo di contenuto leggete questo!
Ogni risposta ha il suo scrittore A proposito di scrittori/1. Non so a voi, ma a me spesso chiudendo il libro di un grande autore viene voglia di sapere tutto su di lui: come sarà di persona? Cosa pensa? Come vive? Cosa mangia? Per esempio, di Cormac McCarthy, io vorrei sapere tutto. Anche perché di lui si sa poco o niente. E quel poco è avvolto da un alone di leggenda, alimentata dal fatto che in vita sua ha rilasciato solo sette interviste. Per esempio: sarà vero che da giovane era talmente povero da dormire in macchina e si lavava nei fiumi? O che un giorno, speso l’ultimo dollaro, ricevette una busta con ventimila dollari, gentile omaggio di un lettore anonimo preoccupato per le sue sorti? Sull’ultimo numero di Rolling Stones c’è una delle rarissime interviste (complice l’uscita del film dei fratelli Coen tratto da Non è un paese per vecchi) dove McCarthy svela che non ha mai votato in vita sua, che non legge romanzi, che non frequenta scrittori e artisti ma solo scienziati e fisici (più interessanti e rigorosi). Tra le tante risposte intelligenti, ecco la più intelligente: «Ci sono due cose che contano veramente nella vita di un uomo: trovare un lavoro che ti piace e trovare qualcuno da amare con cui dividere la tua esistenza. In pochissimi riescono a ottenere entrambe le cose». Un grande. Fonte Il Giornale www.ilgiornale.it
di Caterina Soffici
A proposito di scrittori/2. Poi ci sono i bestselleristi alla John Grisham, che non interessano affatto come persone, ma incuriosisce come lavorano. Sull’ultimo numero di Time, alla lettrice Cynthia Moyer che gli domanda «Un libro l’anno non ha conseguenze sulla qualità?», riponde: «Non credo, perché se anche avessi più tempo non lo userei. Io aspetto gli ultimi tre mesi per scrivere il libro. Ho imparato l’arte di procrastinare frequentando Giurisprudenza. Mi sono perfezionato quando facevo l’avvocato e ora sono un esperto». Un po’ meno grande.
A proposito di scrittori/3. E veniamo a Susanna Tamaro che su Repubblica di ieri presenta a Natalia Aspesi il suo nuovo atteso romanzo Luisito (Rizzoli) e si lamenta dei giornalisti perché le fanno sempre le solite domande: È dell’Opus Dei? È lesbica? È fascista? Se una volta per tutte rispondesse in modo chiaro, con un sì o con un no, forse i curiosi passerebbero oltre e non le farebbero più le stesse domande. Molto meno grande.
