19/01/2008
Realizzare le idee
L’adrenalina sta tornando quasi alla normalità ma non c’è ancora traccia di stanchezza pur essendo partita presto, direzione aeroporto, per un weekend a casa. Nell’ultimo mese mi sono dedicata completamente a Di cosa parliamo quando parliamo di booktrailer? dimenticando di mangiare, ignorando i saldi, nuotando ore per scaricare la tensione. Ci saranno altre serate, la prossima a Piacenza il 18 marzo e sto ricevendo molte richieste per iniziative simili, eppure mi manca il flusso di informazioni, scambi e creatività che ha fatto da sottofondo a questo progetto. Ho letto che Silvio Muccino ha lavorato due anni al primo film da regista e una volta terminate le riprese si è accorto di aver trascurato amici, ragazze, le piccole cose di tutti i giorni. E’ andato in analisi, forse per comare l’assenza di obiettivi. Nel mio caso c’è da lavorare al Booktrailer Festival e alle serate, c’è da scrivere, ma capisco che le piccole cose di tutti i giorni rischino di essere sovrastate dall’eccitazione di realizzare, a volte, le idee.
19/01/2008
Sul Mucchio di un po’ di tempo fa
Ho trovato la recensione, tratta da un articolo più ampio, del libro/video che ha vinto la prima serata booktrailer. Rileggersi vuol dire aver voglia di spostare ogni virgola ma ho preferito non toccare niente per mantenere l’aspetto vintage delle parole.
Nino G. D’Attis Montezuma airbag your pardon (Marsilio X)
D’Attis, all’esordio nella narrativa dopo vent’anni di scrittura (ha collaborato al Mucchio e fondato l’Internet magazine Blackmailing), dice di Montezuma airbag your pardon: “questo libro fa schifo, è un romanzo di merda, pornografico, rivoltante, scritto male e riscritto peggio (ovvero con un coscienzioso lavoro sulla lingua italiana di questi anni). Questo libro nuoce gravemente alla salute mentale dei suoi potenziali lettori.” La provocatoria presentazione del romanzo ne anticipa lo stile grottesco e allucinato. In una verosimile Bologna del dicembre 1999 il protagonista, addetto alla sicurezza in un centro commerciale, non rifugge alcun cliché: meridionale emigrato al Nord, moglie incinta drogata di TV, passione smodata per le merci, siano ‘fighe a pagamento’ o beni di lusso.
Più che di un’allegoria sul consumismo si tratta di un “saggio” sulla solitudine e l’inevitabile, dal punto di vista narrativo, dramma non può che avere le sembianze di una donna del passato.