31/12/2007
Elogio della timidezza (ma non troppa)
Per augurarvi Buon Anno non c'è niente di meglio che un articolo scritto bene. Sulla timidezza. Goffamente cerco di camuffarla, ad una festa pur essendo vestita benissimo non ho mai tolto il cappottino. Per dire quanto in fondo sia introversa. Però dopo un paio di bicchieri il cappottino lo levo!
Buon Anno e buona lettura!
Elogio della timidezza (ma non troppa)
estratto da Daniele Abbiati Il Giornale
Da bambini eravamo tutti più o meno timidi. Poi molti sono guariti, magari durante il militare o uscendo con la prima ragazzina o facendo nuoto o in mille altri modi. Ma molti non sono guariti del tutto e così sono diventati audlti introversi. La timidezza non è una malattia, meglio usare il verbo "crescere". Molti sono "cresciuti".
La strada della timidezza, per tutti, a un certo punto si biforca. C'è un cartello con due frecce che indicano due direzioni. Una porta scritto "Mondo". l'altra "Te stesso". Se andrai per il Mondo dovrai partecipare alla contesa, non potrai rimanere neutrale. Andrai a votare e voterai il meno peggio, ballerai con fanciulle non proprio bellissime, urlerai parole che non ti convincono appieno, fingerai di amare il tuo lavoro, la tua città e tutto il resto. Se andrai verso Te stesso farai tu l'andatura ma camminerai solo. Potrai correre o camminare e persino fermarti in qualsiasi momento. Potrai fare quasi tutto ciò che vorrai, e ciò che non potrai fare fingerai di aver scelto di non volerlo fare.
Ma se vorrai sopravvivere due sono le cose che non dovrai fare: raggiungere la meta del tuo viaggio, cioè arrivare al capolinea di Te stesso, e turarti il naso. Perché quando sarai arrivato a Te stesso sarai finito. E quando nessun odore potrà risvegliarti dal letargo il tuo corpo di orso introverso brucerà anche l'ultima caloria.