31/12/2007
Elogio della timidezza (ma non troppa)
Per augurarvi Buon Anno non c'è niente di meglio che un articolo scritto bene. Sulla timidezza. Goffamente cerco di camuffarla, ad una festa pur essendo vestita benissimo non ho mai tolto il cappottino. Per dire quanto in fondo sia introversa. Però dopo un paio di bicchieri il cappottino lo levo!
Buon Anno e buona lettura!
Elogio della timidezza (ma non troppa)
estratto da Daniele Abbiati Il Giornale
Da bambini eravamo tutti più o meno timidi. Poi molti sono guariti, magari durante il militare o uscendo con la prima ragazzina o facendo nuoto o in mille altri modi. Ma molti non sono guariti del tutto e così sono diventati audlti introversi. La timidezza non è una malattia, meglio usare il verbo "crescere". Molti sono "cresciuti".
La strada della timidezza, per tutti, a un certo punto si biforca. C'è un cartello con due frecce che indicano due direzioni. Una porta scritto "Mondo". l'altra "Te stesso". Se andrai per il Mondo dovrai partecipare alla contesa, non potrai rimanere neutrale. Andrai a votare e voterai il meno peggio, ballerai con fanciulle non proprio bellissime, urlerai parole che non ti convincono appieno, fingerai di amare il tuo lavoro, la tua città e tutto il resto. Se andrai verso Te stesso farai tu l'andatura ma camminerai solo. Potrai correre o camminare e persino fermarti in qualsiasi momento. Potrai fare quasi tutto ciò che vorrai, e ciò che non potrai fare fingerai di aver scelto di non volerlo fare.
Ma se vorrai sopravvivere due sono le cose che non dovrai fare: raggiungere la meta del tuo viaggio, cioè arrivare al capolinea di Te stesso, e turarti il naso. Perché quando sarai arrivato a Te stesso sarai finito. E quando nessun odore potrà risvegliarti dal letargo il tuo corpo di orso introverso brucerà anche l'ultima caloria.
29/12/2007
Buon Anno!
Nei prossimi giorni mi dedicherò a questo.
Giovedì 17 gennaio 2008 (dalle 19 con gli scrittori Marcello Fois e Patrick Fogli, aperitivo, e dalle 21 con ospiti e video) Di cosa parliamo quando parliamo di booktrailer?
In ANTEPRIMA ITALIANA una serata happening con video, scrittori, lettori, cibo e bevande sul fenomeno ‘booktrailer’. Scoprirete che i libri tradotti in immagini hanno il fascino di veri e propri corti cinematografici. Intanto vi faccio gli auguri di Buon Anno!
Libreria del Giallo, Via Peschiera 1 Milano tel. 02/34535073
L’Hyde Park Corner cine-letterario in stile Beat Generation aperto a chiunque abbia qualcosa da dire (soprattutto ai lettori).
Davvero.
27/12/2007
Dieci libri di dieci case editrici sotto l’albero
1. Carlo Mazzoni I Postromantici (Salani): libertà oggi vuol dire essere ricchi, belli e disposti a tutto come i personaggi di un interessante esordio ambientato nella Milano altolocata tra vestiti firmati, ville, droghe e eccessi di ogni tipo. Sullo sfondo un matrimonio all’Isola Bella (vi ricorda qualcosa?), le donne dei bar di Forte dei Marmi e un grande amore forse sbagliato.
2. Gary Shteyngart Absurdistan (Guanda): ecco un ottimo esempio di scrittura surreale. Le disavventure di un giovane russo figlio di un dubbio magnate che non riesce ad avere il visto per tornare negli Stati Uniti dalla fidanzata. Tra i migliori libri del 2006 secondo il New York Times.
3. Toby Young Un alieno a Vanity Fair (Piemme): questo memoir un po’ datato, da noi esce con qualche anno di ritardo, narra il tentativo dell’autore, brillante laureato in una delle migliori università del mondo, di realizzare il suo unico desiderio. Occuparsi di cultura bassa. Per farlo si trasferirà in America nella redazione di Graydon Carter, guru del giornalismo pop, allora direttore oggi editore di Vanity Fair. Carter, a proposito dell’abilità dell’autore di fare pasticci: “ha il pollice marrone.”
4. Beppe Fenoglio Il partigiano Johnny (Einaudi): in valigia o sul comodino ci deve essere almeno un classico. La Resistenza dal punto di vista di Johnny, intellettuale appassionato di letteratura in lingua inglese, eroe per caso in fuga sulle colline di Alba. Riuscirà a salvarsi dall’orrore della guerra? Leggendolo scoprirete che molti autori italiani anche famosi hanno un debito verso Fenoglio.
5. Gianrico Carofiglio I casi dell’avvocato Guerrieri (Sellerio): in valigia o sul comodino è probabile che ci sia almeno un giallo. Confesso che ero un po’ prevenuta sull’autore. Ascoltato in due occasioni pubbliche aveva raccontato a distanza di mesi gli stessi aneddoti (non si fa!). Un giorno prenatalizio ho visto in libreria la raccolta dei libri di Carofiglio con protagonista l’avvocato alter ego. Ho iniziato a sfogliarla e non volevo smettere nonostante fossi in piedi tra la folla.
6. Stieg Larsson Uomini che odiano le donne (Marsilio): un thriller ambientato nella fredda Svezia, primo volume di una trilogia che esce postuma per la prematura scomparsa dell’autore. In patria è un caso editoriale, ne trarranno una serie televisiva e un film. La piccola Harriet, nipote prediletta di un ricco industriale, scompare nel nulla durante una riunione di famiglia. Il corpo non è mai stato trovato. A distanza di decenni l’industriale assolda un giornalista moralizzatore al quale le donne non resistono e una giovane hacker ispirata a Pippicalzelunghe per scoprire cosa accadde ad Harriet. Il titolo vale il prezzo di copertina. Dimenticavo, la hacker fa la dura ma in fondo il giornalista le piace. Li trovate anche qui http://grazia.blog.it
7. Doris Lessing tutti i libri (Feltrinelli): nella penuria di autrici di successo fa eccezione questa donna schiva e controversa che ha saputo di aver vinto il Nobel con le buste della spesa in mano. Il suo libro più famoso, Il taccuino d’oro, è considerato una specie di manuale di femminismo. Sarebbe interessante capire cosa pensi la Lessing del femminismo moderno alla luce dei fallimenti di questi anni, del cortocircuito tra imitare gli uomini e tenerci gli uomini rimanendo donne.
8. Roberto Saviano Gomorra (Mondadori): lo so, l’avete letto. Per i pochi che debbano ancora scoprire i mali di Napoli (da dove scrivo, ndr), confermo tutto. La città è sull’orlo del baratro, speriamo nel colpo di coda. Saviano, diventato famoso per le minacce dei camorristi che non hanno gradito la sua inchiesta, è soprattutto un bravo scrittore e non merita di essere trasformato nel cliché di paladino della giustizia.
9. Stephen King On writing (Sperling & Kupfer): molti libri sulla scrittura sono inutili, alcuni addirittura dannosi per la loro illusorietà. Il volume di King utilizza l’autobiografia per dare consigli agli aspiranti autori (tutti validi!). Dopo un po’ le sue avventure, a partire da un’infanzia vagabonda, vi faranno dimenticare che volete pubblicare un best seller, sembrerà di leggere un romanzo.
10. Lucrezia Lerro Il rimedio perfetto (Bompiani): esiste il rimedio perfetto per sopravvivere nella Campania terremotata del 1980? La giovane protagonista è alle prese con un padre considerato lo scemo del paese, una madre ‘espansiva’ con gli altri uomini, una nonna strega, le sorelle cattive e la maestra che la umilia. Restano i dolci a consolarla. Un insolito romanzo di formazione, un’autrice da tenere d’occhio.
26/12/2007
Buen retiro
Ho passato il Natale intontita dall’influenza leggendo, scrivendo, lavorando con Internet, ascoltando musica e audiolibri. Poi per movimentare la giornata ho inviato sms a RTL 102,5. Se ti chiamano e rispondi ‘very normal people’ vinci bellissimi premi. Ho aspettato fino all’una di notte ma non hanno chiamato. Ieri ho capito che sarebbe facile sospendere i contatti con il mondo. Ringraziare tutti, salutare e ritirarsi su un eremo metaforico collegati all’esterno da un computer.25/12/2007
Stephen King (sulla scrittura)
La scrittura è al meglio – sempre, sempre, sempre – quando per lo scrittore è una specie di gioco ispirato… Avevo l’abitudine di dire agli intervistatori che scrivevo tutti i giorni eccetto Natale, il Quattro luglio e il giorno del mio compleanno. Era una bugia… Non volevo passare per uno stacanovista fanatico (già stacanovista mi bastava). La verità è che quando scrivo, scrivo tutti i giorni, fanatico o no. Ciò significa anche il giorno di Natale, il Quattro luglio e il giorno del mio compleanno… E quando non lavoro, non lavoro affatto, sebbene in questi periodi di stasi totale mi senta alla deriva e abbia difficoltà a dormire. Per me non lavorare è il vero lavoro. Quando sto scrivendo è tutto gioco e anche i momenti peggiori che mi capita di passare alla scrivania sono comunque una pacchia. (Stephen King, On writing, Sperling & Kupfer)25/12/2007
Caro Babbo Natale
Caro Babbo Natale, non fare andare via dall’Italia i cervelli ma le teste di caz.o.
Lo hanno detto Luciana Littizzetto e il suo autore Beppe Tosco.
23/12/2007
Merry Christmas
Quest’anno sembrava non arrivasse ed è già Natale, nel momento sbagliato. Ho qualche preoccupazione ma so che passa (e con questa frase abbiamo fatto contenti quelli che considerano i blog una sottospecie di diari personali).
Merry Christmas. Davvero.
