16/11/2007

Generation me

Jean M. Twenge, psicologa docente e giornalista americana: “La maggior parte delle tendenze che riporto nel libro (“Generation me. Perché i giovani di oggi sono più sicuri di sé, hanno più diritti e sono più infelici che mai”, Excelsior 1881, Ndr) sono verificabili anche in Italia: non soltanto i giovani americani ma anche i ragazzi europei nati negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, quella che io chiamo Generation Me, stanno sperimentando gli effetti di una società basata sulla lingua madre del sé. Una società in cui l’interesse individuale viene prima di tutto il resto e stare bene con se stessi è la più grande virtù. A questo si accompagna un lato oscuro, di profonda gravità: questi ragazzi credono di essere speciali. E quindi hanno aspettative molto elevate, direi straordinarie. E mai prima d’ora la risposta della realtà è stata così mortificante. Molti adolescenti sentono che il mondo chiede loro un assoluto livello di perfezione e alcuni cedono clamorosamente sotto una tale pressione. La fiducia in se stessi come valore assoluto descritta in inglese dall’acronimo Yo-Yo (You’re On Your Own: “Devi cavartela da solo”) fa ammalare i ragazzi di stress, ansia, angoscia, nichilismo.”
Nella sua linearità è la migliore descrizione della società attuale che abbia letto ultimamente. La soluzione per un mondo afflitto dal narcisismo, di questo avevamo qualche sospetto, non è una Generation you. L’altruismo è una virtù ma spesso non rende felici, anzi. Piuttosto impegniamoci a rendere la Generation me una Generation us. Deponiamo le armi. Ogni tanto. Anche sul lavoro.
Intanto smorziamo l’eccellenza aprioristica del sé attribuita ai venti-trentenni pensando che l’autrice non solo fa tanti lavori prestigiosi (vi risparmio l’elenco delle testate americane alle quali collabora come editorialista) ma è nata nel 1971!

Fonte www.ilgiornale.it

di annarita at 22:00:00 Commenta: