04/11/2007
Giovanni Allevi
Ho conosciuto Giovanni Allevi un paio d’anni fa e ne scrissi prima che diventasse il pianista must have. Da uno scambio di email so che Allevi ha apprezzato quell’articolo, se lo trovo lo pubblico qui, nonostante non fosse d’accordo con alcune riserve che esprimevo. Intanto ha conquistato una meritata popolarità dopo anni di studio e sacrifici partendo da Macerata. E’ stato uno dei pochi italiani invitati a suonare nel famoso Blue Note di New York. Spike Lee ha scelto una sua canzone per lo spot di un’automobile. E’ riuscito a portare in classifica la versione moderna e pop, in senso positivo, della musica classica con un cd dal titolo profetico, Joy! Allevi ma cos’è per lei la musica?
Ieri sul Giornale Antonio Lodetti gli ha fatto una bella intervista. Questa la parte che mi è piaciuta di più. Sulle ossessioni e la determinazione. Non è lo stesso per la scrittura?
Penso alla musica 24 ore su 24 con una maniacalità al limite del suicidio.
E’ sempre stato così? Ha mai giocato a calcio, ha avuto amici?
Fino a 12 anni ero un piccolo teppista, giocavo a pallone e facevo pesino la break dance. Poi la musica classica mi ha reso un recluso. La musica è una strega capricciosa che chiede dedizione assoluta.
Nel suo caso le ha restituito fama e successo.
Non riesco a credere che i miei brani siano finiti in classifica. Sono felice per i sacrifici di questi anni.
Quali i più duri?
Lasciare la mia città e la famiglia, trasferirmi a Milano, finire il conservatorio insegnando musica alle medie e facendo pure il cameriere per arrotondare.
…
E poi?
Poi non ho mollato. Il primo concerto solista, a Napoli, c’erano cinque spettatori ma io mi sentivo in paradiso.
Fonte Il Giornale